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ISTAT: IN UN ANNO PERSI UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO

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ISTAT: IN UN ANNO PERSI UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO

Sembra non essere passato molto tempo dai primi del novecento; allora i lavoratori chiedevano pane e lavoro. Anche oggi uomini e donne scendono in piazza e chiedono di riaprire le loro attività, di poter lavorare.

Il lavoro nobilita l’uomo, così si dice, eppure è proprio l’occupazione ad aver subito un drastico crollo.

Secondo i dati Istat, a febbraio 2021 gli occupati erano 22.197.000, 945.000 in meno rispetto a febbraio 2020, con il tasso di disoccupazione al 10,2%.

Ma non facciamoci ingannare dal dato sulla disoccupazione che potrebbe apparire basso. C’è una ragione: molti hanno smesso di cercare lavoro e molti sono gli italiani che, ormai da anni, emigrano all’estero.

Negli ultimi 13 anni, dal 2006 al 2019 il numero di chi è partito dall’Italia è aumentato del 70,2% e gli iscritti all’Aire, cioè l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, sono passati da poco più di 3,1 milioni a quasi 5,3.

Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni a febbraio 2021 era del 31,6% con un calo di 1,2 punti rispetto al mese di gennaio e un aumento di 2,6 punti su febbraio 2020, prima dell’inizio delle restrizioni.

Il calo maggiore riguarda i lavoratori dipendenti (sono quasi 600mila in meno rispetto a dodici mesi fa), mentre sono circa 350mila gli autonomi che rispetto a febbraio 2020 non hanno più il proprio posto di lavoro.

A novembre 2020 quasi un terzo delle imprese si considerava a rischio sopravvivenza, oltre il 60% prevedeva ricavi in diminuzione e solo una su cinque riteneva di non avere subito conseguenze o di aver tratto beneficio dalla crisi.

L’uscita dal mondo del lavoro è trasversale, ad essere interessati sono uomini e donne, di tutte le classi d’età.

In questo senso non devono stupire le immagini che arrivano da Roma, dove il popolo ha manifestato, non per chiedere sussidi o redditi di cittadinanza, ma per poter fare quello che hanno sempre fatto, lavorare.

“Non siamo qui per chiedere i ristori. Il Governo deve annullare le limitazioni, vogliamo lavorare”, hanno urlato dalla piazza davanti a Montecitorio imprenditori e gestori di locali, di tutte le età, venuti nella capitale da numerose città.

Quello che sta accadendo al sistema occupazionale italiano potrebbe essere inquadrato in quello che viene definito ‘grande reset’, ovvero una ristrutturazione dell’economia che porterebbe al taglio di milioni di posti di lavoro.

Commercianti, piccoli imprenditori, partite IVA rischiano il baratro economico, sostituiti da servizi offerti dalle multinazionali.

E non è un caso che proprio colossi come Amazon abbiano aumentato il loro fatturato del 40% nel 2020, rispetto all’anno precedente.

Dietro i numeri ed i calcoli degli economisti si nascondono però le storie di sofferenza di milioni di persone; dietro ogni serranda chiusa c’è una famiglia che non riesce a sostenersi.

Proprio contro questo sistema anti-umano bisognerebbe riappropriarsi dell’etica, a cominciare dalla politica, fino ad arrivare all’economia.

Perché una società più giusta parte dal rispetto della dignità, e non c’è dignità senza lavoro.

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