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Le serie scozzesi da vedere in occasione del Tartan Day

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Cade domani, 6 aprile, la giornata dedicata al tessuto a quadri dei kilt dei clan scozzesi, durante la quale si celebra anche l’eredità culturale della Terra degli Highlander. La celebriamo a modo nostro con cinque classici televisivi e non da (ri)scoprire

Domani, 6 aprile, è il Tartan Day, la giornata dedicata al tessuto a quadri dei kilt che contraddistingue i clan scozzesi, durante la quale si celebra anche l’eredità culturale della Scozia – tradizioni, costumi e quel riconoscibilissmio accento – conosciuta in tutto il mondo, specialmente in Australia e in Canada, dove una sostanziosa parte della popolazione vanta origini da vero e proprio Highlander. Per l’occasione abbiamo selezionato una cinquina di produzioni – alcune famosissime, altre misconosciute ma tutte da scoprire – from Edimburgo e dintorni da ascoltare rigorosamente in lingua originale.

1. Outlander

I local direbbero che Outlander non è la serie scozzese per eccellenza, ma è senz’altro la produzione ambientata in Scozia più conosciuta al mondo. Period di StarZ ispirato ai romanzi rosa di Diana Gabaldon e prodotto dal Ronald D. Moore di Battlestar Galactica, è la cronaca della storia d’amore tra l’infermiera inglese e viaggiatrice nel tempo Claire e il ribelle scozzese Jamie, che si svolge – almeno all’inizio – tra le selvagge Highlands per poi allargare il raggio d’azione tra la Francia e gli Stati Uniti, saltando da un secolo all’altro. Il grande merito di Outlander (in Italia trasmesso su Sky) risiede proprio nell’aver reso popolare la cultura della Scozia, dalla lingua – tutti gli spettatori ora sanno che cosa significa “sassenach” – ai luoghi – non si contano i pellegrinaggi turistici alla ricerca della vera Lallybroch – passando per le usanze degli abitanti.

2. ShakespeaRe-Told

Peter Moffat, stimato sceneggiatore britannico che ha firmato – tra gli altri – The Village e Your Honor, è l’autore dell’adattamento di una delle più celebri opere shakespeariane, ovvero quella che racconta le indomabili ambizioni di potere del nobile e scellerato Macbeth e della sua Lady, e di come la foga di insabbiare le prove dei delitti commessi li trascinino in un inferno di bugie, paranoia e pazzia. In questa versione contemporanea del 2005, un giovanissimo James McAvoy (L’ultimo re di Scozia) interpreta Joe Macbeth, sous chef di un ristorante stellato gestito dal celebre e ammirato Duncan.

L’invidia per il successo determinato più dal talento di Macbeth che dalle effettive doti di Duncan spinge il primo e la moglie Ella a cospirare per conquistare la proprietà del locale, con conseguenze tragiche e un imprevisto letale. La quota scozzese di questo capitolo dell’antologia ShakespeaRe-Told (riscrittura contemporanea delle play più conosciute del Bardo) risiede per l’appunto nel protagonista, che incarna – con il suo accento, il suo carattere e la sua impulsività – lo spirito di tale popolo. Nota a margine: da vedere anche solo per la memorabile esibizione canora di McAvoy.

3. Shetland

Esiste una declinazione del genere noir, in particolare del nordic noir, chiamata tartan noir: è la versione scozzese, di cui Shetland è il più longevo esempio (la prima stagione risale al 2013, da noi si può vedere su Giallo). Nell’arcipelago che dona il titolo a questa serie si aggirano assassini che il rassicurante detective Jimmy Perez (non il tipico cognome da Highlander), interpretato da Douglas Henshall di Primeval, deve catturare. Se si è amanti del crime, ma anche delle atmosfere da sogno immerse nel verde di prati infiniti sotto un cielo plumbeo eppure mirabile, Shetland è il titolo perfetto. Offre poi svariate occasioni per deliziarsi del pittoresco linguaggio locale.

4. The Young Person’s Guide to Becoming a Rock Star

Prima di diventare l’eroe spartano del period 300, lo scozzese Gerard Butler è stato il giovane protagonista di questa pluripremiata sitcom, che prende in giro il mondo dell’entertainment. The Young Person’s Guide to Becoming a Rock Star, che vanta anche un remake americano (di breve vita, però), nasce nel 1998 da un’idea di Bryan Helsey, tra i creatori del teen drama di culto Skins, e segue le peripezie di un gruppo di giovanotti di Glasgow che formano una band chiamata Jocks-Wa-Heych e le tentano tutte per sfondare: cercano il sound più alla moda, ingaggiano nuovi membri con lo stile giusto, si accaparrano un manager in gamba… Alla fine, riescono a produrre un singolo di successo prima di finire sommersi dai debiti. Di memorabile, oltre al ritratto suggestivo di una generazione e alla presenza di Butler, la serie conta anche un numero ragguardevole di guest star famose, come l’inossidabile Samantha Fox e Noel Gallagher.

5. Takin’ Over the Asylum

Tra le serie più scozzesi di sempre c’è anche Takin’ Over the Asylum, con David Tennant pre-Doctor Who quasi ancora adolescente che interpreta uno dei pazienti dell’ospedale psichiatrico di Glasgow, il Dj ventenne affetto da disturbo bipolare. Con lui, in questa miniserie in sei parti prodotta da Bbc Scotland, si prende la scena Angus MacFadyen (Californication) nei panni di Fergus, schizofrenico protagonista di rocambolesche fughe dall’istituzione. Oltre che gli estimatori della magica Scozia, Takin’ Over the Asylum è anche una perla da scoprire per i fan dei Beatles, delle cui canzoni (oltre alle innumerevoli citazioni) è costellata la colonna sonora.

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