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“Il linciaggio morale ed economico di Ottaviano Del Turco è insopportabile”, intervista a Bobo Craxi

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Fino a quando l’Italia perseguiterà i socialisti?

Umberto De Giovannangeli — 6 Aprile 2021

“Il linciaggio morale ed economico di Ottaviano Del Turco è insopportabile”, intervista a Bobo Craxi

Il “caso Del Turco” e quel “fine pena mai” che sembra una condanna politica, e in molti casi anche persecuzione giudiziaria, per chi, come l’ex segretario della Cgil, è stato socialista. Socialista italiano. Quello che Bobo Craxi, già sottosegretario di Stato agli affari esteri con delega ai rapporti con l’Onu nel secondo governo Prodi, consegna a Il Riformista è un appassionato j’accuse tra riflessione politica e testimonianza personale.

“La Casellati ha deciso: Del Turco muoia in povertà”. È il titolo-denuncia del Riformista che racconta l’ultima vigliaccata nei confronti di un uomo gravemente malato. Qual è il segno storico-politico di una vicenda che va oltre una dimensione umanitaria?


È il segno evidente di una lunga ed ostinata persecuzione nei confronti degli esponenti socialisti. A mia memoria non esiste in Europa nessun gruppo dirigente di partito democratico che abbia subito un ostracismo ed una persecuzione di questa natura in modo così prolungato nel tempo. Vicende giudiziarie hanno spazzato via il PSI ed i suoi dirigenti, perseguitati ora persino per l’ottenimento di un vitalizio come è accaduto nel caso di Ottaviano. Ad esso si aggiunge un isolamento politico prolungato nel tempo e l’imbarazzante occupazione dello spazio socialista da parte di forze politiche e di uomini politici che non hanno nulla a che vedere con la storia del movimento socialista passato e moderno. Io, a questo proposito, ritengo che sia stato un errore aver concesso il glorioso simbolo del PSI per consentire un gruppo parlamentare ai renziani. La gloriosa storia del nostro partito non può essere un mezzo per dare un ruolo ed uno stipendio ai professorini rottamatori della Leopolda. Per non parlare di personalità politiche di limpidissima tradizione democristiana o addirittura extraparlamentare che occupano in Europa posizioni apicali per nome e per conto del Partito Socialista. Va detto una volta per tutte: la Storia della DC ed anche quella del PCI sono state storie alternative e financo antagoniste della socialdemocrazia italiana ed europea. Non mi pare ci sia stato grande revisionismo ideologico in quei settori tranne il vezzo di esemplificare con il termine riformismo tutto ciò che appare compatibile con la sinistra di Governo; francamente veramente poco.

Nel suo articolo di commento, il direttore di questo giornale ha posto una domanda che le giro: “Possibile? Il partito erede di Gramsci e don Sturzo in mano a dei piccoli Pol Pot” pentastellati?


Questo è un problema che riguarda il PD.  La vocazione a restare sempre e comunque nell’ambito governativo ha piegato il Partito ad accettare un rapporto subalterno con i populisti. Errore grammaticale serio perché anche in Spagna il Psoe governa con i populisti ma con un rapporto di forza svantaggiato per questi ultimi. Nel caso italiano inoltre abbiamo l’anomalia di un movimento che è divenuto l’architrave del sistema e che è riuscito a perdere più di 100 parlamentari nel corso della legislatura.  E nonostante questo ha messo sotto scacco alternativamente la destra e la sinistra; la scelta di perpetuare rendendola  “organica” l’alleanza con i populisti è un errore perché l’anomalia della popolocrazia va contrastata ricostruendo il tessuto politico e sociale dei partiti. Galleggiando sull’onda d’urto delle forze anti-sistema il quadro politico non riuscirà a curare le proprie ferite ed apre le strade a nuove avventure. Non si tratta di un fenomeno stagionale ma di un vero e proprio virus inoculato nel tessuto democratico occidentale contro il quale, in questo caso sì, non é stato scoperto alcun vaccino. Solo una riforma istituzionale in senso presidenziale può mettere un freno allo strapotere delle forze anti-sistema che sono maggioritarie nel paese. L’unico vero contrappeso democratico è il rilancio della più alta carica dello Stato.

Perché nell’Italia alla perenne ricerca di un “salvatore” della patria e che innalza l’avvocato Conte a leader del centrosinistra, la parola “socialista” è diventata impronunciabile anche nel “nuovo PD” di Enrico Letta?


Perché la “damnatio memoriae” ha generato il peggiore dei luoghi comuni che neanche una storiografia più oggettiva ha saputo modificare. C’è peraltro una sorta di invidia sotterranea verso la nostra storia, e verso i nostri possibili collegamenti internazionali che rimangono intonsi. Tutti i compagni socialisti in Europa e nel mondo sanno che si sono presentati al loro cospetto degli impostori e che la Storia del socialismo italiano è una storia drammatica perché narrata dai vincitori. Fino a che noi rimarremo in vita ci batteremo per rovesciare questo stato di cose ed eviteremo che il Movimento di Conte apolide e populista chieda asilo al socialismo europeo di cui noialtri siamo membri fondatori.

I conti con la storia non si fanno in un’aula di tribunale. Eppure per molti dirigenti socialisti non è stato così. È una ferita destinata a restare perennemente tale?


Si, fino al momento nel quale i rapporti di forza non cambieranno. Se nel Senato della Repubblica avessimo potuto contare su un consistente gruppo politico e sufficientemente agguerrito, le assicuro che al vecchio segretario della CGIL non avrebbero tolto la pensione. Io avrei occupato fisicamente l’ufficio della sig.ra Casellati che nella sua vita politica non potrà mai vantare del prestigio politico di nessuno di noi sopravvissuto della storia socialista in Italia. Il Tribunale dei fatti assegna sempre il torto o la ragione; é difficile non analizzare quanto sia attuale e rispettato nel mondo il movimento socialista. Per questo io ritengo che anche dalla vicenda di Del Turco dobbiamo trarne una lezione ed una ragione di lotta politica. Per protestare vorrei recarmi al Quirinale con il segretario del partito. Questa vicenda non è un’offesa solo alla persona, al compagno, al sindacalista ma è un affronto alla Storia collettiva che ha riguardato milioni di persone in questo paese che va rispettata e maneggiata con il rispetto che merita.

La pandemia ha incrociato due anniversari storicamente e politicamente assai significativi: il centenario della nascita del Pci e il ventennale della morte di Bettino Craxi. Guardandoli dal suo osservatorio, politico e personale, cosa l’ha colpita di più?


Il carattere emergenziale del nostro tempo ha impedito di enfatizzare due passaggi significativi della Storia della Sinistra Italiana. Il tempo della riflessione e della revisione é maturo, ma la politica e la società hanno, legittimamente, uno sguardo rivolto altrove. L’anno dell’anniversario della scomparsa di mio padre tuttavia esordì sorprendentemente bene, il film di Amelio e la stessa interpretazione di Favino hanno suscitato un interesse che definirei nazional-popolare facendo uscire dall’angusta antinomia furfante-statista in cui avevano confinato la figura di Bettino Craxi. Mi ha fatto molta impressione la curiosità delle giovani generazioni, quelle scevre dal rapporto diretto con la prima repubblica che non hanno fatto in tempo a conoscere e con la democrazia fondata sulla centralità dei partiti ideologici. É stata una scoperta. Ciascuno ha catturato un suo brandello di vita politica per ergerlo ad icona, ora della socialdemocrazia europea, ora della difesa della sovranità nazionale (pensando a Sigonella) e del pensiero euro-critico da non confonderle con quello Anti-europeista. Questo rincuora coloro che ritengono che la stagione del riformismo socialista mantenga una sua vitalità trattandosi di un pensiero “lungo” adattabile ai nostri tempi. Io penso che sia così.

Il presente politico dell’Italia è sotto il segno di Mario Draghi. Al momento della formazione dell’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce, si sono sprecati, soprattutto sulla stampa mainstream, le definizioni: “Un governo di alto profilo”, “il governo dei migliori” e via celebrando. Cosa rappresenta per lei non tanto la figura di Draghi quanto l’operazione politica che sottende l’attuale governo? E a proposito di definizioni, qual è la sua?


Il governo è di emergenza nazionale ed ha sottratto alla polemica politica quotidiana la gestione di questa situazione catastrofica. Indubbiamente si è riposta una vasta speranza su Draghi pensando che egli potesse suscitare nuove passioni. È un governo a tempo che deve limitarsi a completare il piano dei vaccini e ad allocare le risorse a disposizione. Draghi ha guidato organi di controllo bancario, non ha mai presieduto istituzioni politiche. Nonostante il prestigio di cui egli gode il salto di qualità auspicato per il momento non c’è stato. Ma non ci sarà. In Europa viene misurata l’Italia, e l’Italia denuncia ritardi e distanze antiche che non possono essere ridotte dalla sola presenza di Mario Draghi che peraltro non appartiene a nessuna delle famiglie politiche riconosciute in Europa. Il resto purtroppo lo sta facendo lui non senza evidenziare la sua approssimazione politica; mi ha abbastanza stupito la sua partecipazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Vaticano. Credo uno dei sistemi giudiziari più arretrati del Mondo ordinati dal potere assoluto del Papa. Più che una gaffe l’ho considerata un’ingenuità che però denuncia una certa fragilità di consistenza politica. Dopodiché questa fase passerà e bisogna prepararsi per tempo per dare al paese un assetto politico convincente e soprattutto duraturo.

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