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Il ritorno delle spoglie dei nativi Chickasaw: così il Mississippi si riconcilia con il passato

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Per fare i conti con la storia non è mai troppo tardi. Lo Stato del Mississippi ha riconsegnato ai legittimi proprietari, i Chickasaw, resti umani e corredi funebri appartenenti a questa tribù nativa d’America per seppellirli definitivamente nelle loro terre e cercare di riconciliarsi con il passato. Si tratta delle spoglie di 403 antenati, vissuti in un periodo compreso tra 1.800 e 750 anni fa, insieme a 83 manufatti: il più grande evento di questo tipo nella storia del Mississippi.

Le tombe dei Chickasaw, spiega il Mississippi Department of Archives and History (Mdah), erano state distrutte nel secolo scorso, in gran parte nel corso degli anni Sessanta, per utilizzare il terreno per altri scopi (principalmente agricoli). Le sepolture si trovavano in diverse zone del Delta del Mississippi, le terre un tempo abitate da quella tribù.

Per decenni questi “reperti” erano rimasti conservati sugli scaffali del Mississippi Department of Archives and History, insieme a oggetti funerari di grande importanza per queste antiche culture, come ossa di animali (tra cui denti di lupi e tartarughe), conchiglie, vasi, e punte di freccia. Manufatti che dovevano avere per i Chickasaw, ha spiegato Meg Cook, direttrice del settore archeologico dell’Mdah, un valore simile a quello che oggi potremmo dare all’atto di indossare una fede nuziale nel momento della sepoltura.

Il processo di rimpatrio per noi “è un atto d’amore”, ha spiegato all’Associated Press Amber Hood, la direttrice dell’Historic Preservation and Repatriation della The Chickasaw Nation. Poiché si tratta dei nostri antenati, “le nostre nonne, nonni, zie, zii e cugini vissuti molto tempo fa”.

La Chickasaw Nation ha voluto che i resti e gli oggetti dei loro antenati fossero trasportati in sacchi di mussola, così che, una volta sepolti di nuovo nelle loro terre, si decomponessero naturalmente. Fondamentale nella riuscita di questo evento è l’esistenza di una legge del 1990 (“Native American Graves Protection and Repatriation Act”) sulla protezione e il rimpatrio dei nativi americani, che ha dato alle popolazioni il diritto di rivendicare reperti e spoglie dei propri antenati quando conservati presso musei e collezioni federali.

I Chickasaw, antichi abitanti dei territori oggi appartenenti agli stati del Mississippi, Alabama e Tennessee, a seguito dell’Indian Removal Act del 1830, furono trasferiti a marce forzate verso il “Territorio Indiano”, il futuro Oklahoma, insieme ai Cherokee, ai Choctaw, ai Creek e ai Seminole, considerate le “Cinque tribù civilizzate”. Quella deportazione di massa passò alla storia come Sentiero delle lacrime.

Sono ancora migliaia i resti umani conservati nelle collezioni statali che attendono di essere identificati, restituiti e sepolti nuovamente, questa volta per sempre. “È nostra responsabilità raccontare la storia del Mississippi”, ha spiegato all’Ap Meg Cook. “E questo significa raccontare anche gli aspetti negativi”. Un complesso passato, quello dei rapporti tra Stati Uniti e antichi abitanti del Nord America, fatto di deportazioni, tentativi di assimilazione e ferite ancora lontane dall’essere del tutto sanate.  

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