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Myanmar: ministri della Difesa di 12 Paesi condannano la strage dei dimostranti

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Gli Stati Uniti hanno detto di essere “inorriditi” per l’uccisione di decine di manifestanti anti-golpe sabato in Myanmar. Il segretario di Stato Antony Blinken ha accusato i militari di “un regno del terrore” che “sacrificava la vita delle persone per servire i pochi”.

Con gli Usa anche i ministri della Difesa di 12 nazioni – tra cui Gran Bretagna e Australia – hanno condannato la violenta repressione della giunta militare contro i manifestanti che chiedono il ripristino del governo civile del Myanmar, deposto lo scorso 1 febbraio dall’esercito, che ha arrestato la leader Aung San Suu Kyi e decine di politici. Mentre su Twitter è stato Enrico Letta, segretario del Partito Democratico, a scrivere: “Vedo le palme oggi e non posso non unire il mio, il nostro grido di dolore per le vittime innocenti della sanguinosa repressione in Myanmar. Si fermino i generali. Basta sangue”.

Ieri i militari hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco almeno 90 persone, tra cui sette bambini, in quello che è stato il giorno più sanguinoso dal colpo di Stato, un massacro coinciso con la festa delle forze armate.

È salito così ad almeno 423 vittime il bilancio della repressione delle manifestazioni che da due mesi sfidano l’esercito golpista. Secondo fonti locali il bilancio della strage di sabato sarebbe ancora più pesante e ammonterebbe ad almeno 114 morti.

Alla grande parata militare avvenuta nella capitale Naypyidaw hanno assistito le delegazioni diplomatiche di otto nazioni, tra cui Cina e Russia. Immagini trasmesse dalla televisione mostrano il viceministro della Difesa russo, Alexander Fomin, tra il pubblico della parata, durante la quale il capo della giunta, il generale Min Aung Hlaing ha attaccato i manifestanti, definendoli “terroristi”, e ha promesso il ripristino della democrazia dopo nuove elezioni. L’ambasciata Usa a Yangon ha invitato i cittadini americani a limitare i loro spostamenti dopo che, nella giornata di ieri, colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi contro un centro culturale statunitense. “Un esercito professionale segue le regole di condotta internazionale e la sua responsabilita’ e’ proteggere – non colpire – il popolo che serve”, si legge nella nota congiunta dei dodici ministri della Difesa, “esortiamo le forze armate del Myanmar di lavorare per ripristinare il rispetto e la credibilita’ persa con le loro azioni di fronte al popolo birmano”. La popolazione è scesa di nuovo in piazza per commemorare le vittime della strage di sabato. Nuove proteste sono state segnalate nelle citta’ di Bago, a Nord Est di Yangon, e a Moe Kaung, nello Stato del Kachin.

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