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Ecco Giuseppe, l’intelligenza artificiale che ci insegnerà a mangiare vegano ispirata ad Arciboldo

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Generatore automatico di cibi vegani (o quasi): la start up cilena NotCo ha brevettato la prima intelligenza artificiale in grado di proporre formule alimentari senza l’uso di derivati animali. E l’ha chiamata Giuseppe, come Giuseppe Arciboldo, il pittore manierista che aggiungeva spesso frutta alle sue opere.

Creare nuovi cibi, magari con ingredienti ancora sconosciuti ma buonissimi e molto salutari. Ma soprattutto, non derivati dagli animali. La missione di Giuseppe, intelligenza artificiale di NotCo, è proprio questa: insegnarci a mangiare vegano.

NotCo è nata tre anni e mezzo fa e ha da poco raggiunto la valutazione simbolica di 1 miliardo di dollari. È un gioco di parole (ma anche una realtà) che produce “non-cibi”: non-maionese, non-latte, non-gelato, a cui presto si aggiungerà la non-carne. Molto presto, perché l’ufficio brevetti USA ha recentemente concesso un riconoscimento alla tecnica per creare cibi senza utilizzare carne o altri derivati animali.

“Quando abbiamo scoperto che eliminare gli animali dalla produzione alimentare avrebbe protetto il pianeta – si legge sul sito dell’azienda – la soluzione è stata semplice: creare un algoritmo, che abbiamo chiamato Giuseppe, che potesse imparare infinite combinazioni di piante per replicare i prodotti animali, renderli sostenibili e avere un sapore ancora migliore. Ora, per il bene del pianeta, reinventiamo l’industria alimentare: un delizioso boccone alla volta”.

L’algoritmo funziona con un meccanismo noto a molte intelligenze artificiali attualmente usate, e che aumentano a vista d’occhio, ovvero l’apprendimento automatico: Giuseppe “impara” dunque, e poi ci insegna, a inventare cibi vegani, cercando di imitare quelli attualmente in commercio.

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©United States Patent and Trademark Office

“Oggi sono note molte conseguenze negative dell’uso di animali nell’industria alimentare, come la deforestazione, l’inquinamento, le condizioni di salute umana e le allergie, tra le altre – scrivono gli autori nel background del brevetto – Al contrario, una dieta a base vegetale è associata a una migliore salute e benessere e riduce il rischio di malattie. Una dieta a base vegetale fa bene non solo alla nostra salute, ma anche alla salute della Terra”.

É noto, infatti, che il consumo massivo di derivati alimentari sta provocando non pochi problemi all’ambiente e alla nostra stessa salute. La crescente richiesta di cibi animali si traduce nella moltiplicazione degli allevamenti intensivi, ove regna sofferenza per gli animali e che diventano vere bombe ecologiche.

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“La ricerca ha dimostrato che la produzione di alimenti a base vegetale genera meno emissioni di gas serra e richiede meno energia, acqua e terra rispetto alla produzione di alimenti di origine animale – continuano gli autori – Esistono alternative vegetali agli alimenti di origine animale […] Tuttavia queste non corrispondono al gusto e alla consistenza della carne. Di conseguenza è necessario migliorare le tecniche per imitare un alimento target, abbinando il più possibile caratteristiche nutrizionali e sensoriali”.

Non è nemmeno la prima volta che gruppi di ricerca ci cimentano in questa sfida. La carne sintetica, per esempio, è sperimentata già da tempo. Ma molti tentativi di sviluppare nuovi alimenti si basano su un lavoro di laboratorio manuale, lungo e impreciso, in cui ingredienti diversi vengono combinati in modi diversi e testati. Questi approcci sono inefficienti, richiedono molto tempo per sviluppare una singola formula alimentare di successo e sprecano risorse fisiche. E tra l’altro spesso generano prodotti costosissimi, quindi difficilmente spendibili su larga scala.

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Ecco perché l’uso dell’intelligenza artificiale, almeno come primo screening.

“Con la nostro geniale AI, Giuseppe, reinventiamo il cibo che amiamo mangiare, utilizzando le piante per replicare i prodotti di origine animale e renderli ancora più gustosi. Non siamo qui per iniziare una rivoluzione. Questa è una rivelazione. Siamo qui per cambiare la quotidianità. Per tutti. Ovunque. Un delizioso boccone economico alla volta”.

La sfida sarà creare cibo che abbia lo stesso gusto di quello prodotto dagli animali ma senza i loro sfruttamento e con costi paragonabili.

 “Chiamiamo tutti gli amanti del cibo e l’industria alimentare allo stesso modo… Facciamolo insieme per aiutare il nostro pianeta. Chiediti perché. E ripeti dopo di noi, Why Not (Perché no)”.

Non è una rivoluzione in atto, è vero, ma potrebbe essere il primo passo per un enorme cambiamento. Che però va fatto da tutti, ma proprio tutti, insieme. Ammesso che tutti ne sentano la necessità.

Fonti di riferimento: NotCo / United States Patent and Trademark Office

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