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Inchiesta Pegaso basata su “palesi equivoci” e “ricostruzioni errate”, Woodcock bocciato dal Riesame

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Gli sviluppi dell’inchiesta

Viviana Lanza — 27 Marzo 2021

Inchiesta Pegaso basata su “palesi equivoci” e “ricostruzioni errate”, Woodcock bocciato dal Riesame

 La questione sul “comma Pegaso”, quello che secondo il pm avrebbe equiparato l’università a un ente statale, è un errore perché nella Finanziaria 2020 si prevede «l’esatto contrario». L’intercettazione tra due dipendenti dell’ateneo, unico elemento usato per gettare un’ombra di sospetto sull’iter di approvazione dell’emendamento alla Finanziaria, non è stata analizzata fino in fondo. E le ipotesi alla base dell’accusa di presunta corruzione sono state, in maniera definita «singolare» dal Riesame, cambiate in corsa come nel tentativo di tenere in piedi un castello di accuse che crollava da tutte le parti. Eccola l’inchiesta sull’università Pegaso, che ha coinvolto il patron dell’ateneo Danilo Iervolino e altri sette professionisti, smontata punto per punto dal Riesame.

Inchiesta basata su “palesi equivoci” e “ricostruzioni errate” secondo i giudici. «Se si fosse letta fino in fondo quella trascrizione – scrive il collegio della 12esima sezione (presidente Alfonso Sabella) a proposito dell’intercettazione indicata dall’accusa come cruciale – sarebbe apparso chiaro agli inquirenti che l’obiettivo di Iervolino non era certo quello di risparmiare le tasse». Quanto al capo di imputazione, prima incentrato su una presunta corruzione per ottenere un emendamento alla Finanziaria 2020 e poi per poter trasformare l’ateneo in società commerciale mantenendo la possibilità di rilasciare titoli di studio aventi valore legale, viene da chiedersi come mai il pm della Procura di Napoli Henry John Woodocock lo abbia sostenuto per ottenere perquisizioni e sequestri e lo abbia poi modificato davanti al Riesame. La risposta finora non l’hanno trovata nemmeno i giudici che, dopo aver analizzato tutti gli atti del fascicolo di questa singolare inchiesta, hanno annullato il sequestro firmato dal pm.

Per il Riesame la tesi di Woodock non regge nemmeno mettendo a confronto fatti e date: l’accordo della Pegaso con gli investitori della Cvc si era già concluso il 2 agosto 2019 (dopo il nulla osta del Miur) e il 4 novembre 2019 il 50% delle quote della new-company di Iervolino veniva ceduto a una società lussemburghese in cambio di 225 milioni di euro, quindi «non si comprende ad accordo definitivamente concluso, quale “esternalità negativa” in grado di motivare le condizioni di un contratto già stipulato si mirasse ad evitare con l’emendamento che sarebbe stato proposto solo un mese dopo (il 9 dicembre 2020) e in che modo il “comma Pegaso” possa essere stato lo “strumento facilitatole dell’operazione Cvc” che invece si era già conclusa quattro mesi prima che l’emendamento venisse proposto».

Impossibile, dunque, anche parlare, come invece fa il pm, di inserimento “a sorpresa” dell’emendamento a fine dicembre 2019 nella legge di bilancio e “non a caso” pochi giorni dopo l’avvio di una verifica fiscale da parte dell’Agenzia delle entrate di Napoli. Su questo passaggio i giudici del Riesame usano anche una nota ironica per demolire la tesi accusatoria: «Come se normalmente le leggi di bilancio venissero approvate in primavera o in estate e non calendarizzate, da secoli e in qualsivoglia Paese del mondo, in autunno e approvate entro il 31 dicembre di ciascun anno e come se gli emendamenti da apportare ai disegni di legge venissero predisposti prima delle stesse proposte normative e non “a sorpresa” in sede di discussione in Commissione o in Aula».

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