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Suez, il giallo dei container spariti: i “cassoni” introvabili (e carissimi) sul mercato

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MILANO – Il giallo, un viaggio marittimo alla volta, sembrava destinato a risolversi. L’incidente della Ever Given – arenata nel Canale di Suez – ha invece rimescolato di nuovo le carte, complicando il rebus che da mesi condiziona il traffico merci mondiali: il mistero dei container scomparsi.

La disponibilità di questi immensi cassoni da 20 a 40 piedi di lunghezza necessari per stipare il materiale in viaggio è ridotta al lumicino. I prezzi, per i pochi che ci sono, sono decollati: la quotazione attuale di un container sulla Genova-Shanghai è di 8.105 dollari, il 312% in più di un anno fa.

Come mai non se ne trovano più? Chi e come è riuscito a far svanire nel nulla (almeno in apparenza) parte dei 40 milioni di container disponibili in teoria sul mercato? Le spiegazioni sono tante. E la prima, come ovvio, è il caos in cui sono precipitati i trasporti marittimi mondiali con la pandemia.

I problemi sono iniziati appena il Covid – partito dalla Cina – ha iniziato a tracimare nel resto del mondo. Molte navi sono state fermate. Diverse fabbriche hanno chiuso. E il traffico dei container è andato in tilt. Molti – senza nessuno che li ritirasse – sono rimasti bloccati nei porti. Atri nei magazzini delle aziende bloccate dal il virus. Diverse compagnie cinesi non hanno potuto ritirare in Europa e America i “vuoti” da riportare in Asia per nuovi carichi.

La rapida ripresa dell’economia di Pechino ha complicato le cose. Il baricentro del traffico marittimo mondiale – con Europa e Usa fermi – si è spostato nel Pacifico e nell’Oceano indiano in modo caotico. L’export dalla Cina è ripartito alla grande con un fiume di container (circa 900mila al mese) spediti verso gli Usa. Unico problema: i tempi dei loro viaggi si sono allungati per i protocolli sanitari e i buchi di personale – oggi nei porti americani c’è una coda media di 90 navi da scaricare – e ancor oggi solo 60 dei container arrivati vengono riportati indietro. Il resto si accumula lì.

Il risultato è evidente: i cassoni metallici non sono proprio spariti, ma sono bloccati dove non servono e non ci sono dove ce n’è bisogno. Un guaio aggravato da un altro problema: nel 2020 i container rottamati o persi in mare (3,3 milioni) sono stati di più di quelli costruiti ex novo (2 milioni). E con i prezzi delle materie prime schizzati alle stelle comprarli ora – il settore è dominato dai cinesi – costa un occhio della testa, per la precisione il 60& in più di un anno fa. E l’incidente della Ever Given a Suez, con centinaia di migliaia di container bloccati attorno a Suez, non aiuterà certo a risolvere la situazione.

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