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RECOVERY FUND: ORA LA GERMANIA POTREBBE OSTACOLARLO

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RECOVERY FUND: ORA LA GERMANIA POTREBBE OSTACOLARLO

Non è ancora stata messa la parola fine al Recovery Fund. Nonostante i continui proclami trionfali da parte della stampa generalista, il pacchetto di prestiti e aiuti dell’Unione europea potrebbe ora incappare in un ostacolo imprevisto.

Il Recovery Fund di fronte al Parlamenti

Si tratta dei Parlamenti nazionali degli Stati membri. Dopo l’approvazione di tutto l’iter previsto a livello europeo è infatti ora arrivato il momento della ratifica della cosiddetta Decisione europea sulle Risorse Proprie.

In sostanza si tratta dell’atto parlamentare che autorizza la Commissione europea a reperire risorse sui mercati per finanziare il Recovery Fund per poi ripagare parte di questi debiti attraverso nuove tasse a livello europeo. Una di queste è la plastic tax.

Dei 27 Paesi membri dell’Unione europea, solo tredici hanno finora ratificato il pacchetto di prestiti e aiuti. Tra questi l’Italia, la Francia e il Portogallo. All’appello mancherebbe quindi anche la Germania, il cui Bundestag dovrà esprimersi nei prossimi giorni. Tuttavia è proprio da Berlino che sembrano arrivare due minacce all’attivazione del pacchetto.

Dalla Germania vogliono controllare come gli altri Stati spendono i soldi

La prima proviene dall’interno dello stesso Parlamento ed è rappresentata dal Partito Liberale Democratico. Da questo gruppo è arrivata infatti la proposta di un disegno di legge con cui si richiede al Parlamento tedesco la facoltà di controllare l’iter di approvazione e realizzazione del Recovery Plan anche per gli altri Stati membri.

In sostanza il partito tedesco vorrebbe mettere becco e, in caso ostacolare, i piani nazionali di tutti i 27 Paesi membri. Una decisione che se presa aumenterebbe ulteriormente il peso del vincolo esterno di questo strumento europeo, già sottoposto in ogni suo passaggio alla rigida vigilanza della Commissione europea, che, ricordiamo, ne ha dettato perfino gli ambiti principali di intervento.

E chiaramente una decisione del genere metterebbe in discussione tutto l’impianto costruito finora, consegnando alla Germania un potere di veto decisamente eccessivo.

La Germania non ha intenzione di mettere il debito in comune

L’altra minaccia arriva invece dal fondatore del partito euroscettico AFD Berndt Lucke che ha annunciato la presentazione di un ricorso presso la Corte Costituzionale tedesca contestando la legittimità stessa del pacchetto di aiuti.

Secondo il fondatore dell’AFD il Recovery Fund rappresenterebbe infatti il tentativo di impostare un debito comune europeo, una struttura che non sarebbe compatibile con la Carta costituzionale tedesca.

Quello che emerge da questi due attacchi al Recovery Fund è che la Germania non è disposta a cedere ulteriori quote di sovranità politica ed economica se non alla condizione di avere maggior controllo sulle sovranità degli altri Stati.

Un atteggiamento che meriterebbe maggiore riflessione da parte di tutti quei Paesi membri che hanno accettato acriticamente il Recovery Fund come uno strumento salvifico per uscire dalla crisi: la Germania, lo Stato ritenuto cardine del progetto europeo, non ha nessun dubbio sul fatto che l’unico vincolo alle proprie scelte politiche debba essere dettato esclusivamente dalla sua Costituzione.

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