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Conflitto Etiopia, Msf: “Civili uccisi dai soldati di Addis Abeba”

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ADDIS ABEBA – “Siamo inorriditi dalla continua violenza nel Tigray”. Inizia così la testimonianza dell’uccisione di quattro civili della responsabile Medici senza Frontiere per l’emergenza nel Tigray, Karline Kleijer. “Martedì 23 marzo almeno quattro uomini sono stati trascinati fuori da autobus pubblici e giustiziati in strada da soldati davanti agli occhi di alcuni membri dello staff di Msf che si trovavano sul posto. L’incidente è avvenuto sulla strada da Mekele ad Adigrat, percorsa quel giorno anche da un veicolo di Msf ben riconoscibile con a bordo un team di 3 persone. Durante il tragitto si sono imbattuti in ciò che sembrava essere l’esito di un’imboscata a un convoglio militare etiope da parte di un gruppo armato. C’erano soldati feriti e uccisi e i mezzi militari erano ancora in fiamme”.



 A quel punto, racconta la responsabile, i soldati etiopi hanno fermato il loro mezzo e due minibus pubblici, costringendo i passeggeri a scendere. Gli uomini sarebbero stati uccisi poco dopo. “Gli operatori Msf sono stati autorizzati a lasciare il posto, ma hanno visto i corpi delle persone uccise sul ciglio della strada”.


 


Il racconto drammatico di Msf si aggiunge alle denunce di crimini di guerra raccolte da Amnesty Internation sul posto, e da quelle di Human Rights Watch. I responsabili sarebbero sia i militari dell’esercito federale etiope, sia gli eritrei entrati nel Paese per aiutare Addis Abeba a “ripristinare la legge nel Tigray”. Se, fin dall’inizio dell’offensiva (4 mesi fa), il premier e premio Nobel della Pace Abiy Ahmed negava l’intervento di Asmara, martedì scorso invece, durante un’interrogazione in Parlamento, lo ha confermato per la prima volta pubblicamente.

Nel suo discorso Ahmed ha dichiarato che “il popolo e il governo eritrei hanno fatto un favore duraturo ai nostri soldati” durante il conflitto, aggiungendo tuttavia che “qualsiasi danno sia stato arrecato alla nostra gente è stato inaccettabile”. “Non lo accettiamo non perché si tratta dell’esercito eritreo, non lo accetteremmo neppure se si trattasse dei nostri soldati. La campagna militare era contro i nostri nemici chiaramente mirati, non contro il popolo. Ne abbiamo discusso quattro o cinque volte con il governo eritreo”, ha detto il premier.

Abiy Ahmed ha assicurato che i militari ritenuti responsabili di aver commesso atrocità durante l’offensiva, saranno perseguiti e assicurati alla giustizia. “Indipendentemente dalla propaganda esagerata del Tplf (Fronte di liberazione del popolo del Tigray), ogni militare responsabile dello stupro delle nostre donne e del saccheggio delle comunità nella regione sarà ritenuto responsabile”.

“Reports indicate that atrocities have been committed in Tigray region. Regardless of the TPLF propaganda of exaggeration, any soldier responsible for raping our women & looting communities in the region will be held accountable as their mission is to protect.”#PMAbiyResponds pic.twitter.com/bNbC1Q7uDz

— Office of the Prime Minister – Ethiopia (@PMEthiopia) March 23, 2021

Anche la commissione etiope per i diritti umani (Ehrc) ha denunciato uccisioni di civili per mano delle truppe eritree nella città di Axum, a circa 200 chilometri a nord dal capoluogo Makallè. “I dati preliminari – si legge in un tweet – hanno permesso di portare alla luce gravi abusi dei diritti umani e che oltre cento civili sono stati uccisi dai soldati eritrei tra il 28 e il 29 novembre”.

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