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Piante da interno: quali scegliere e dove posizionarle in base alla luce

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Con un nuovo mondo a disposizione, dove dimensione personale e professionale si intrecciano dando vita a spazi ibridi in cui vivere le giornate, abbiamo riscoperto il potere della dedizione e dell’attenzione verso quelle che sono, a tutti gli effetti, esseri viventi. A scandire la quotidianità, sempre più monotona e ricorrente, c’è infatti il ritmo della vita delle piante – descritto da cura, costanza e micro evoluzioni giornaliere.

Nel corso dell’ultimo anno sono notevolmente incrementate le richieste di realizzazione di green corner o spazi di design verde a casa, che ben si sposino con lo stile dell’abitazione, ma, anche, che apportino benessere all’ecosistema domestico. Alcune, per esempio, aiutano la concentrazione, altre purificano gli ambienti. Da dove partire? Dalla naturale illuminazione della casa, che determina l’imprescindibile salute di (quasi) tutte le piante.


Lo abbiamo chiesto ad Andrea Molinaro – Biophilic designer e founder di Abito Verde. Si occupa quotidianamente di progettazione e realizzazione di spazi verdi, appunto, indoor e outdoor, che si adattino alle esigenze e allo stile di vita e di arredo di chi vive la casa.

Come è cambiato il rapporto con le piante da interni?

«In questo anno è cambiato tutto, anche nel settore della biofilia (ovvero la scienza per cui l’essere umano è attratto da tutto ciò che è vita, ndr): la richiesta di piante per interni è cresciuta esponenzialmente. È un periodo in cui si sente la forte necessità di creare contatto con la natura: le persone sono chiuse dentro casa, dalla villa alla metratura ristretta, dalle case con terrazzo agli appartamenti, anche gli angoli e le pareti, diventano una valvola di sfogo. Vivere il verde trasmette felicità e tranquillità. Curare una pianta, poi, dedicarcisi quotidianamente e vedere che cresce, rappresenta un modo per scaricare molta tensione». 

Qual è il loro ruolo, oggi, all’interno di una casa?

«La Urban Jungle, ovvero la necessità di avere piante in ogni angolo della casa come insegna Hilton Carter*, non è solo una moda, è una necessità. Le piante aiutano a livello emotivo, ma sono fondamentali anche dal punto di vista del benessere: alcune, come la Sansevieria, se poste in camera da letto agiscono da purificatori dell’aria, ripulendo l’ambiente da germi e batteri. Lo stesso vale per il Potos, una pianta immortale che ha la funzione di “sanificare” l’aria, come anche la palma nana e la palma della fortuna». 

Quando posizioniamo le piante, quanto conta la luce naturale?

«La luce naturale è fondamentale: tutti gli spazi limitrofi alle finestre sono adeguati, per la maggior parte delle piante. A seconda della luce e dell’esposizione progettuale della casa, si posiziona il verde. Alcune piante richiedono esposizione diretta alla luce, altre devono  esserlo un po’ meno. In questo periodo, ad esempio, è di tendenza la Monstera, una pianta che non necessita di luce e che crea grande impatto per chi cura gli interni. Il Potos ha bisogno anche solo di esposizione per una piccola parte della giornata». 

E la luce artificiale?

«La luce artificiale, affinché sia utile per le piante, dev’essere pensata ad hoc, cioè con una gradazione di lumen adatta per la pianta. La luce che normalmente utilizziamo per casa non è tra le migliori, anzi, possiamo ritenerla quasi inutile, funziona solo nel momento in cui si vogliano creare le talee. In questo caso è fondamentale. È infatti possibile creare piante da interni autonomamente. È una tendenza apprezzata che prevede l’immersione in piccole quantità d’acqua contenute in mini vasi in vetro o semplici provette – di foglie recise. Qui, la luce artificiale aiuta le radici a svilupparsi in maniera più veloce, a patto che si trovino in uno spazio privo di luce diretta e immerse nell’acqua». 

Green smart-working: tra piante e luce.

«Consiglio di mantenere colori tenui, creando un ambiente che sia più nordico possibile: scrivania o tavolo bianco, possibilmente accostato ad una parete neutra, che possa poi essere arricchita con il verde. Il Potos è la pianta che più di tutte si presta, perché è rampicante e dà la sensazione di eterea cascata (o risalita a seconda di come lo si posiziona). Consiglio di utilizzare gli specchi per creare profondità: anche in una piccola stanza, posizionando uno strato di verde alle spalle di chi lavora, e uno specchio sulla parete frontale, si crea un effetto profondità rilassante. Consiglio l’Alocasia se avete la possibilità di lavorare vicino a punti luce naturali: tende ad avere foglie che variano dal color rame al verde più tenue. Ma anche la Strelizia – con grandi foglie simil-banano ma adeguata ad una vita indoor».

È possibile allineare la scelta del verde con gli stili di arredo?

«In questo momento funziona molto lo stile Anni ’50 – periodo in cui venivano utilizzate moltissimo piante come l’Alocasia e Monstera. Pareti colorate e boiserie sono tornate di moda. In questo caso ciò che fa la differenza è la “casa” della pianta, ovvero il vaso o il sottovaso. Si addicono poi le alzatine, in linea con lo stile ed in materiali metallici che completano gli interni in stile Anni ’50. Ancor più delle piante, che sono abbastanza versatili e a favore di chi le sceglie, i complementi sono fondamentali: lo stile industriale, per esempio si sposa molto bene con l’approccio “Urban Jungle”, qui sono perfetti i vasi di natura cementizia o in legno. Anche i sottovasi sono un elemento da non trascurare, soprattutto per gli interni».

Come pensare ad un green corner di design?

«Per quanto riguarda la composizione creativa, essendo le piante da interni prevalentemente verdi, si va a giocare con le sfumature del colore e con l’altezza delle piante. Si parla di design stratificato, si parte dalla più alta per arrivare alla più bassa. Oppure, ponendo la più basse in un punto alto e rendendo l’effetto cascata. Il Ficus Lyrata è perfetto per creare design verde stratificato: è una delle piante che cresce di più in altezza e necessita di luce». 

Si può pensare ad una continuità tra indoor e outdoor?

«Se all’interno si inserisce un Lyrata, in esterno sarà adeguato utilizzare un Ficus elastica. Creare la continuità tra l’interno e l’esterno della casa è fondamentale per un effetto gradevole, soprattutto nel caso di terrazzi. Consiglio di evitare fioriture e piante che richiedono potatura: in modo che non vi sia bisogno di manutenzione. È possibile giocare con le sfumatura di verde: il Phormium nella sua versione striata e nella sua versione ramata, ma anche il Bosso o la Strelizia: non hanno bisogno di nulla e creano effetti 3D meravigliosi».

* Hilton Carter è l’esperto internazionale per la coltivazione delle talee, voce di riferimento per la tecnica della propagazione delle piante. La sua casa è una vera e propria “Urban Jungle”: circa 350 piante da interni che dominano la scena e descrivono gli spazi (anche le pareti) portando un forte impatto sui sensi: la vista, l’olfatto, il tatto. un mix di texture e proporzioni asimmetriche che conquistano al primo sguardo.

Hilton Carter ha scritto anche un libro: “La giungla in casa” (Logos Editore).

Sfogliate la gallery per qualche tips in più sulla scelta e la cura delle piante per interni.

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