ESTERO

Le armi e il lato oscuro dell’America

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Il talento hollywoodiano per la glorificazione ha avvolto la Nazione Americana con un velo mitico che distrae gli sguardi da ogni dettaglio dissonante. Eppure alcuni di questi visti da vicino rivelano una realtà sconcertante.

Il dettato del secondo emendamento della Costituzione americana sancisce il diritto di ogni cittadino ad essere armato: la domanda ovvia è: “Per farci che?”.

All’epoca dei Padri Fondatori la Nazione non avendo conquistato la gran parte del territorio ancora abitato dai nativi, che si sarebbero ovviamente opposti alla colonizzazione, l’uso delle armi da parte dei colonizzatori era comprensibile. 

La guerra di Secessione del 1861, che non fu fatta per liberare gli schiavi come vuole la leggenda, ma fu piuttosto una guerra di annientamento da parte di una società industrializzata a carico di quella agraria, costò 750.000 morti. Più di tutte le guerre di indipedenza europee del ’800 messe insieme. Nel suo discorso a Gettysburg Lincoln celebrò la salvezza dell’Unione che però non avvenne come la intendeva lui perché non fu tramite il popolo, con il popolo e per il popolo. La guerra civile ha lasciato ferite che non si sono più rimarginate. Ogni disponibilità del popolo a cedere le armi svanì definitivamente.



Quattro secoli fa Hobbes – constatato che la comunità umana era quella belluina di tutti contro tutti – indicò la transizione dallo stato di natura a quello di diritto, nel momento in cui gli individui, rinunciando ciascuno all’uso della propria forza, la rimettono nelle mani di un unico “Corpo” con l’autorità a usarla: il “Leviatano”. Un secolo fa Max Weber caratterizzò lo Stato moderno con “il monopolio della forza legittima”. Il popolo americano che non ha mai respirato l’aria dell’Illuminismo, ha perpetuato uno spirito colonialista in cui la violenza era parte di una cultura irrinunciabile che viviamo ancora oggi nella filmografia hollywoodiana.

Una libertà in odore di anarchia e un fondamentalismo di mercato sono presenti, con varie sfumature, in tutto l’arcobaleno americano che va dalla destra estrema fino alla sinistra. “Il Governo non è la soluzione, ma è il problema” diceva  Reagan rispecchiando una diffusa insofferenza verso l’autorità statuale accettata dagli Americani “obtorto collo”. Non per nulla lo “Stato”, pilastro del potere simbolico, in America non esiste.



Se la Costituzione ha consacrato “un popolo armato”, non ha fatto altrettanto con il voto popolare mai digerito dai Padri Fondatori. Fu così che nelle elezioni presidenziali del 2000 nel conteggio finale dei voti in Florida tra Bush e Gore, la Suprema Corte poté intervenire e interrompere il conteggio. Il paradosso di un popolo non sovrano, ma che resta a “mano armata”.

Il processo di deindustrializzazione intrapreso dall’America negli anni ’70 ha finito con compromettere il tessuto connettivo del Paese. Da una società senza classi l’America è diventata una società di caste, dove censo e educazione sono la faglia dirimente. Un fariseismo permanente predica l’eguaglianza ma non batte ciglio se il capo di Google guadagna 280 milioni di dollari l’anno e ignora i 50 milioni di Americani che vivono nell’indigenza. 

Gli Stati Disuniti d’America (copyright Time) sono finiti in bilico tra il paradiso del futuro e la barbarie di un passato irrisolto. In assenza di un patto mai sottoscritto con il popolo, che non è sovrano secondo la Costituzione, ma che in virtù di un patto scellerato ha ottenuto in cambio il libero uso delle armi che costa alla Nazione 32.000 vittime all’anno, una specie di  guerra civile permanente. 

Il male oscuro della pacifica America è che continua a celebrare la propria ricchezza, ma non è ancora riuscita dopo 250 anni a celebrare la pace con i propri cittadini che a loro volta sono sempre più divisi.

C’è un paradosso che accomuna Europa e America. Se la prima diverrà un’unica Nazione sovrana soltanto quando tutti i 27 Stati membri andranno ai campionati del mondo di calcio con un’unica squadra, la seconda pacificherà finalmente il suo popolo solo quando questo sarà disposto a cedere le armi.

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