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Perdersi per passione: i labirinti più belli al mondo

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C’è chi nel giardino di casa sceglie di mettere un barbecue, magari con un paio di sedie sdraio per prendere il sole, e chi opta per un intricatissimo gioco di siepi, un enigma da risolvere fatto percorsi, tranelli codici e trabocchetti. La differenza tra un labirinto e una semplice siepe molto ben curata sta nel grado di intuito necessario per risolverlo. Ettore Selli, bolognese, classe ’89, è stato definito un “cacciatore di labirinti”. Ingegnere nella vita, per passione studia, analizza e va alla ricerca di dedali  sparsi in tutto il mondo. Una passione che ha trasformato nel libro Labirinti vegetali – guida completa alle architetture verdi dei cinque continenti, edito da Pendragon e pubblicato alla fine del 2020. 

Saranno state stata la sfida, il fatto che tutti o quasi i labirinti si trovano all’aria aperta, o il desiderio di scoprire i codici, le strutture, i disegni alla base di queste architetture verdi a catturare l’attenzione di Selli, ma la sua è una passione iniziata ben prima che decidesse di scrivere il libro. «Li cercavo e me li appuntavo a tempo perso, come si fa con le canzoni che ci piacciono – spiega – Li ho raccolti crescendo, ma la ricerca è entrata nel vivo negli ultimi tre anni. Quando ho avuto la fiducia da parte della casa editrice è partita la stesura del libro nella sua versione definitiva. Mentre scrivevo mi rendevo conto che il risultato era esattamente il libro che mi sarebbe piaciuto leggere».

Bago Maze

Dai più strambi, come quello a forma di chiave di violino, il Music Maze di Balsham, in Gran Bretagna, al più grande del mondo, come il labirinto della Masone a Fontanellato (in provincia di Parma), che raggiunge le dimensioni di nove campi da calcio, fino al più intricato, come  Les Jardins de Colette a Varetz, in Francia, che prevede codici e porte automatiche. Il libro è una raccolta di tutti oltre quattrocento labirinti vegetali perenni, ovvero quelli la cui pianta originale è sopravvissuta nel corso degli anni, situati in quasi sessanta Paesi del mondo. Nel volume, ogni continente ha un capitolo dedicato e i labirinti sono  catalogati in ordine alfabetico, in modo quasi enciclopedico, con l’indicazione delle coordinate geografiche, mentre per i  più particolari è presente una descrizione, comprensiva di data e materiale di costruzione, i contatti dei proprietari o dei gestori e delle fotografie. «L’ingegneria mi ha dato il metodo. Quando si affrontano esami come Analisi, impari a non mollare mai», continua.

Come è nata la sua passione per queste “architetture verdi”?

«Ho fatto studi classici, sono cresciuto come tutti con i miti greci e con la storia di Dedalo e Icaro – racconta – a questo si aggiunge il mio amore per la vita all’aria aperta e per la natura. Il Labirinto è il topos dell’avventura e della sfida che racchiude tutte le mie passioni. Negli anni ne ho visti diversi in giro per il mondo, in Spagna in Australia, in Inghilterra e più vado avanti più dedico tempo alla ricerca. Ma se in passato mi sono imbattuto in labirinti mentre ero in viaggio, adesso studio tragitti mirati  e costruisco l’itinerario in base a quelli. In tutto fino ad ora ne ho visti circa quaranta,  in Italia, in Europa e nel mondo. Ce ne sono tanti che meritano di essere visitati, ma conservo il piacere della scoperta anche per il futuro».

Hidden Valley Maze

Quali sono i suoi labirinti preferiti?

«Il mio preferito si chiama The Peace Maze e trova in Irlanda, a Castellwan. È stato costruito nel 2000 come simbolo di pace al termine del conflitto nord irlandese come simbolo di riconciliazione tra le comunità protestanti e cattoliche di Belfast. Il labirinto è composto da seimila alberi di tasso, piantati dagli abitanti dell’Irlanda del nord attraverso un rito collettivo. Il suo messaggio si può leggere nel tracciato: per arrivare al centro del labirinto e suonare la campana della pace, bisogna attraversare entrambi gli emisferi della struttura. I bambini hanno piantato gli alberi e gli studenti hanno dato una mano a  Beverly Lear a disegnare il progetto. È un’idea molto bella».

Quali vorrebbe visitare non appena sarà di nuovo possibile?

«Andrei certamente in Spagna, in Cantabria al Labirinto di Villapresente. Mi ispira perché è particolarmente difficile da risolvere, essendo un concentrato di bivi, incroci e vicoli ciechi. È molto stretto, con passaggi sotto il metro di altezza, quindi è anche un po’ claustrofobico e si sviluppa per 5.625 metri quadrati. Sicuramente è una bella sfida. Oppure vorrei vedere il labirinto Borges, sull’isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia, a mio parere uno dei più artistici a livello mondiale, realizzato, sul modello del noto giardino a Mendoza in Argentina. Lungo il chilometro di percorsi è possibile ripercorrere  il nome dello scrittore e suoi versi o simboli che si celano tra le siepi».

Peace Maze

Come ha impostato la ricerca?

«In parte mi è stata d’aiuto la bibliografia, in parte mi ha aiutato mia sorella Ginevra, architetto specializzato in strutture religiose. Di fatto, il simbolo del labirinto venne utilizzato anche dalle prime comunità cristiane e divenne uno strumento di rappresentazione della parola di Gesù durante la nascita del cristianesimo. La parte più complessa è stata raccogliere il materiale fotografico e le loro coordinate precise.  Per questo ho contattato i gestori e i proprietari. Sono stati tutti gentilissimi e con molti di loro è iniziato un rapporto epistolare. Alcuni dedali sono stati costruiti all’interno di giardini privati, o in regge storiche come Versailles,  o appartengono a un mecenate come franco Maria Ricci a Parma. Oppure sono in luoghi aperti al pubblico, come  l’aeroporto di Singapore oppure lo zoo di Edimburgo. Ogni volta c’è un gestore diverso, quindi ogni volta si tratta di stringere le maglie. Ho fatto ricerche in ogni modo, dai social, ai contatti intermedi, alle mail in tutte le parti del mondo, dal Kenya al Vietnam».  

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