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L’esperimento di Serrana, prima città brasiliana libera dal Covid

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Sarà la prima città Covid-free, libera dal morso del virus, un esempio per far capire al mondo se funziona davvero, e come, l’immunità di gregge. Si chiama Serrana, piccolo centro dell’entroterra dello Stato di San Paolo, vicino al confine con il Minas Gerais, 280 chilometri dalla capitale finanziaria del Brasile.

Il “Progetto S” del ministero della Salute prevede di vaccinare tutti i suoi 45 mila abitanti, escluse le donne incinta, le puerpere, le persone affette da patologie gravi, i minorenni. Poche centinaia. Il resto verrà protetto con dosi di Coronavac, il vaccino messo a punto dall’istituto Butantan dell’Università di San Paolo e la multinazionale cinese del farmaco Sinovac, oltre a quelle di AstraZeneca acquistate dal Brasile. 

La notizia si è diffusa in pochi giorni e la piccola, isolata, tranquilla Serrana è stata letteralmente presa dall’assalto dalle agenzie immobiliari tempestate di richieste per appartamenti, case, terreni. Per i brasiliani è una sorta di futuro Eden, una zona franca dalla pandemia dove sarà possibile ricominciare una vita piena.

Senza rischi di contagi, corse in ospedale, liste d’attesa per i ricoveri, ricerca affannosa di ossigeno e respiratori meccanici, l’angoscia nel decorso della malattia, il rischio costante di poter morire, di coinvolgere amici e parenti nella catena di infezioni.

Ignorata da tanti, sconosciuta a moltissimi, la cittadina vive ore di celebrità. Tutti vogliono visitarla, scoprire come è fatta, capire se è possibile viverci e in che modo. È circondata dal verde, ha una buona rete ospedaliera, collegata da strade, in meno di due ore raggiungi comodamente San Paolo.

Ci puntano soprattutto i ricchi, le fasce benestanti. Chi ci risiede da sempre già assapora un futuro di benessere e privilegi. Tutto dipenderà dai risultati del progetto: studiare gli effetti di una vaccinazione di massa, verificare se frena l’espansione del virus, capire se è la soluzione al grande male del mondo in questo momento.

Stabilirlo in concreto, dal vivo, dati alla mano. Non solo in via teorica. “È uno studio inedito nel mondo”, conferma soddisfatto il governatore dello Stato di San Paolo, João Doria che ha creduto per primo alla sperimentazione lanciata dall’istituto Butantan, una sfida raccolta anche dal sindaco Léo Capitelli che si gongola del successo della sua Serrana. “Saremo la prima città a partecipare a un simile progetto”, dice ai media e alle tv accorsi sul posto per raccontare la storia e registrare gli umori della gente.

La sfida è caduta su questa città per un altro, importante motivo: ha registrato il più alto tasso di contagi da Covid rispetto a 100 mila abitanti. Fino a tre giorni fa se ne contavano 5.248, circa il 12 per cento della popolazione. Ma ha un vantaggio: è relativamente piccola e un numero di residenti che può essere vaccinato in poco tempo.

Otto scuole sono state allestite come centri di somministrazione e si stima che il “piano S” dovrebbe durare tre mesi. L’intera città verrà blindata, non si potrà uscire e entrare fino a quando non sarà protetto l’80 per cento degli abitanti. “Non sarà solo una vaccinazione di massa che comunque metterà in salvo la popolazione di Serrana”, spiega Ricardo Palacios, direttore degli studi clinici del Butantan.

“Vogliamo verificare la sua efficacia e gli effetti sulla propagazione del virus, capire quanto ampio deve essere il numero di persone vaccinate prima di interrompere il contagio, studiare il comportamento delle nuove varianti del Covid e stabilire, come sembra, se il Sinovac riesce a contrastarle”.

Il Brasile ha fretta. La politica negazionista di Bolsonaro non ha aiutato; il paese deve tornare a produrre a pieno ritmo, riaprire tutte le scuole, liberare gli ospedali, affrontare una crisi economica che ha fatto crollare il pil provocando l’ennesima recessione. Finora sono state distribuite 12 milioni di dosi, 10 di Sinovac e 2 di AstraZeneca e vaccinati in 5,5 milioni : il 2,5 per cento dei 212 milioni di abitanti del gigante sudamericano. Con questo ritmo l’intera popolazione sarà protetta solo nel 2024.

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