GOSSIP

Dopo gli insulti, Giorgia Meloni avrà capito che c’è un problema di linguaggio d’odio in Italia?

dopo-gli-insulti,-giorgia-meloni-avra-capito-che-c’e-un-problema-di-linguaggio-d’odio-in-italia?
Spread the love

Alla solidarietà bipartisan nei confronti della leader di Fratelli d’Italia per le offese ricevute, faccia seguito un lessico politico all’insegna del rispetto delle minoranze e dei migranti che di certo lei non ha incoraggiato

Oggi è tutta una solidarietà bipartisan per Giorgia Meloni. Nelle scorse ore infatti Giovanni Gozzini, storico e docente all’Università di Siena, l’ha apostrofata in radio con una serie di epiteti che vanno da “scrofa” a “vacca”, a dimostrazione di come il linguaggio d’odio e la dialettica sessista non siano roba da account anonimi sui social network ma, piuttosto, un problema ben più radicato nella società e a tutti i livelli, compreso quello accademico-culturale. E un po’ tutti hanno giustamente espresso vicinanza alla leader di Fratelli d’Italia.

Ascoltate gli insulti di questo signore nei miei confronti e giudicate voi se una persona del genere sia degna di insegnare all’Università…#Gozzini pic.twitter.com/OGl1D4Z0Q6

— Giorgia Meloni 🇮🇹 ن (@GiorgiaMeloni) February 20, 2021

La storia degli insulti a Giorgia Meloni dipinge un’istantanea molto chiara del contesto politico-sociale in cui viviamo. La critica nei confronti della donna che ha potere, forte, indipendente, assume spesso sembianze diverse da quella fatta nei confronti del corrispettivo maschile. È una critica che non si focalizza sulle competenze, sui ruoli ricoperti, ma sull’aspetto fisico, che si traveste dunque da insulto e, peraltro, lo fa nella sua versione più becera.

Laura Boldrini
(Foto: Fabio Cimaglia/LaPresse)

Lo abbiamo già visto mille volte in passato, come quando il leader della Lega Matteo Salvini non aveva trovato modo migliore di criticare la presidente della Camera Laura Boldrini che non fosse quello di agitare una bambola gonfiabile davanti a una folla di aficionados sbraitanti, o quando il deputato Vittorio Sgarbi doveva essere portato via di peso dal Parlamento perché la sua arringa contro una collega di diverse vedute era consistita essenzialmente nel darle della “troia”. Ma la storia degli insulti delle scorse ore a Giorgia Meloni ci racconta anche della profonda ipocrisia che regna nell’Italia del 2021, dal momento che tra chi più ha alzato la voce per esprimere la propria solidarietà ci sono proprio i compagni di area politica Salvini e Sgarbi.

Il problema è che finché la questione non la si vive sulla propria pelle, è come se non esistesse. Nel momento in cui però il sessismo o l’offesa colpisce una persona della propria cerchia, se non sé stessi, tutto cambia e questo comporta giravolte al limite del comico. Questo, in qualche modo, riguarda anche Giorgia Meloni. Di dialettica d’odio, sessismo, discriminazioni contro le minoranze e le donne si parla più o meno ogni giorno tanto nelle istituzioni politiche quanto nei salotti tv e sulle pagine dei giornali. E tra chi fino a oggi si era tenuta a distanza dal tema, nel senso di non voler ergersi a paladina del rispetto lessicale, c’era (anche) la leader di Fratelli d’Italia.

Non serve scavare molto nel passato, due esempi su tutti: la sua strenua opposizione dei mesi scorsi al ddl contro l’omotransfobia di Alessandro Zan, volto proprio a proteggere contro il linguaggio d’odio; la sua astensione al voto sulla commissione d’odio voluta dalla senatrice a vita Liliana Segre, con tanto di mancato applauso in aula in segno di protesta. E poi ci sono i continui attacchi nei confronti dei migranti, con “i barconi da affondare”, gli sgomberi violenti dei campi rom perché gli zingari tanto “devono nomadare”, o la minimizzazione dell’accaduto quando un consigliere del suo partito aveva invocato la pena di morte per gay e lesbiche.

La vittima d’odio di oggi Giorgia Meloni è la stessa che fino a ieri non ha fatto abbastanza per combatterlo, questo odio. La leader di Fratelli d’Italia soffre un contesto sociale marcio che lei stessa non ha contribuito a cambiare e dove al professor Giovanni Gozzini di turno è permesso vomitare tutto quello che gli passa per la testa senza che ci sia un’infrastruttura legislativa adeguata a farlo riflettere due volte prima di dire certe cose. Come ha sottolineato il deputato Zan, “quando la legge contro misoginia, omotransfobia e abilismo sarà approvata, questa tutelerà anche lei proprio in quanto donna. E quello sarà un bel giorno”.

Quello dell’odio e della violenza verbale è un problema trasversale in Italia, che non ha colore politico e che può riguardare chiunque. Con gli insulti a Giorgia Meloni non abbiamo scoperto nulla di nuovo, si tratta piuttosto dell’ennesima dimostrazione di quanto sia urgente legiferare sul tema per creare un effetto deterrente che contribuisca, lentamente, a cambiare la cultura italiana. Perché ciò avvenga è però necessario che la bella solidarietà bipartisan di queste ore si traduca in uno sforzo politico comune che coinvolga tutti, compreso chi come Giorgia Meloni fino a oggi aveva minimizzato l’urgenza di un tale processo.

Potrebbe interessarti anche

0 commenti su “Dopo gli insulti, Giorgia Meloni avrà capito che c’è un problema di linguaggio d’odio in Italia?

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: