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Spagna, scontri per l’arresto di Hasel. Un’altra condanna a due anni per il rapper

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Infiamma le piazze e agita la politica, provocando i primi screzi anche all’interno del governo di Pedro Sánchez, tra i socialisti e Podemos. L’arresto del rapper catalano Pablo Hasel – martedì mattina in un’operazione di polizia trasmessa in diretta tv dall’università di Lleida, dove si era barricato – ha scatenato la rabbia di migliaia di giovani in tutta la Spagna. Ieri seconda notte di proteste e scontri fino a tarda ora – nonostante alle 22 scatti il coprifuoco per la pandemia di coronavirus – dai quattro capoluoghi catalani a Valencia, dall’Andalusia a Madrid. È nel cuore della capitale, alla Puerta del Sol, che si sono viste alcune delle scene di maggiore violenza, con la polizia che ha caricato più volte i manifestanti che tentavano di dirigersi verso il Parlamento, distante poche centinaia di metri. 

La protesta convocata attraverso i social (ma non comunicata alla prefettura, quindi considerata illegale) era iniziata in modo pacifico, sia pure tra canti e slogan molto duri contro le forze dell’ordine, colpevoli di aver “sequestrato” il cantante catalano, finito in carcere per scontare una condanna a nove mesi per “esaltazione del terrorismo e ingiurie alla corona”. Poi la tensione è andata crescendo e, quando è cominciato il lancio di pietre e bottiglie contro gli agenti, è scattata la reazione durissima dei reparti antisommossa. In qualche caso – la testimonianza è in diversi video postati sui social – la polizia si è accanita contro giovani inermi. Diciannove le persone arrestate e 55 i feriti, 35 dei quali agenti della polizia nazionale.

Scontri molto duri anche in Catalogna, con 33 persone arrestate e 12 feriti. Ma ieri si è anche saputo che una ragazza rimasta ferita negli scontri di martedì notte ha perso un occhio. Era stata colpita al viso da un proiettile di “foam”: un tipo di munizione “non letale” in uso ai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, da quando l’impiego delle pallottole di gomma era stato vietato per la sua alta pericolosità. Il portavoce dei Mossos ha fatto sapere che negli ultimi due giorni gli agenti hanno sparato 420 proiettili di questo tipo: un utilizzo elevato, ha ammesso, per far fronte “agli atteggiamenti violenti”. E la notte di ieri, a Barcellona, è stata tra le più violente che si ricordino da quei giorni di ottobre 2019 quando il centro della capitale catalana fu trasformato in un campo di battaglia dopo le pesanti condanne emesse dal Tribunale supremo contro nove leader indipendentisti.

In piazza, a chiedere la libertà per Pablo Hasel e a urlare slogan contro la polizia, c’erano centinaia di giovani che hanno innalzato barricate e incendiato cassonetti per bloccare il passo ai furgoni dei Mossos d’Esquadra. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire a più riprese per spegnere le fiamme che rischiavano di propagarsi agli edifici vicini all’area degli scontri, tra la Plaça de Catalunya, il Paseo de Gracia e la zona dell’università. I furgoni della Brimo, i reparti antisommossa dei Mossos, sono stati colpiti con pietre, bottiglie e petardi e diversi agenti sono stati aggrediti a calci e colpi di bastone quando scendevano, riparati dietro scudi di plastica, per tentare di frenare la furia dei manifestanti. 

Una rabbia alimentata da un movimento che, con una forte base radicata nei gruppi della sinistra indipendentista (si è visto anche dalle elezioni regionali di domenica scorsa, in cui la Cup, partito anticapitalista e antisistema, ha ottenuto 9 seggi, 5 in più rispetto a tre anni fa) è cresciuto per la frustrazione dei lunghi mesi di lockdown e la crisi economica conseguenza della pandemia. I giovani trasformano il rapper Hasel in un simbolo, nel portavoce senza peli sulla lingua della loro opposizione alla monarchia e ai limiti imposti alla libertà di espressione da vecchie leggi che lo stesso governo Sánchez ha promesso di cambiare.

Todo mi apoyo a los jóvenes antifascistas que están pidiendo justicia y libertad de expresión en las calles. Ayer en Barcelona, hoy en la Puerta del Sol.

La violenta mutilación del ojo de una manifestante debe ser investigada y se deben depurar responsabilidades con contundencia

— Pablo Echenique (@PabloEchenique) February 17, 2021

Ma la polemica si accende anche all’interno dell’esecutivo di Madrid, dopo che Pablo Echenique, capogruppo parlamentare di Unidas Podemos, ha diffuso questo messaggio su Twitter: “Tutto il mio appoggio ai giovani antifascisti che stanno chiedendo giustizia e libertà di espressione nelle piazze, a Barcellona e alla Puerta del Sol”. Dura la replica della vicepresidente del governo, la socialista Carmen Calvo: “Una cosa è difendere la libertà d’espressione, un’altra è incoraggiare situazioni con feriti e arresti”. Echenique non fa marcia indietro, anzi pubblica su Twitter la foto della ragazza che a Barcellona ha perso un occhio per la pallottola sparata dalla polizia. 

Ma dopo due notti di protesta, oggi si è aggiunto alla vicenda giudiziaria di Hasel un altro elemento che potrebbe contribuire ad alimentare nuove tensioni. Il tribunale di Lleida ha confermato un’altra condanna contro il rapper: due anni per minacce a un testimone ad un processo. Una pena che si potrebbe sommare ai 9 mesi che ha cominciato a scontare martedì scorso.

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