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Il glaciologo Renato Colucci: “Lo scioglimento dei ghiacciai è un processo irreversibile. Ci salva il monitoraggio”

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“Concordo con chi dice che quel che sta accadendo ai ghiacciai è come nel gioco jenga: negli anni togli un pezzo dopo l’altro, ma la torre sta ancora su. Quando però togli quello giusto, allora tutto cade. Quello dell’Himalaya era uno di quei pezzi e purtroppo ne perderemo sempre di più”. Renato Colucci, glaciologo del Cnr Istituto di Scienze Polari, è chiarissimo sulla condizione dei ghiacciai del mondo. “Ormai è tardi, vanno verso una direzione irreversibile. Quello che possiamo fare è monitorarli e prepararci”.

Dovremmo aspettarci altre tragedie del genere?


“Sì, con sempre più frequenza. Ne sono già successe tante, anche in Himalaya, dove alcuni ghiacciai hanno ceduto, solo che per fortuna non hanno fatto vittime. Purtroppo questa volta invece è stato fatale. Dobbiamo prepararci: altri cadranno, ma possiamo cercare di prevedere e adattarci”.

Serve più monitoraggio sullo stato dei ghiacciai?


“In certe zone del mondo, come Alpi italiane o svizzere, le situazioni di rischio sono attentamente monitorate. Laddove questo non avviene, quando un ghiacciaio viene giù, spesso non si è preparati, come in India. Anche se nessuno vuole ammetterlo certi ghiacciai e vicini villaggi del mondo vengono considerati di serie B. Probabilmente con un forte monitoraggio, tragedie come questa sarebbero evitabili”.

Quali nel mondo dovrebbero preoccuparci maggiormente?


“Non tutti ghiacciai sono uguali. Alcuni, come la Marmolada, scompariranno presto, ma potrebbero sciogliersi senza ripercussioni dirette sull’uomo. Invece sono tutti a rischio quelli dell’Himalaya, le Ande cilene e peruviane, del Nord America. Però per l’intera comunità globale preoccupano soprattutto i ghiacciai dell’Antartide. Come lo scioglimento della porzione West antartic ice sheet, che ormai è già in un processo irreversibile e si teme innescherà un volume d’acqua in grado di alzare il livello del mare di 3 metri in un secolo”.

Non possiamo fermare lo scioglimento. Possiamo però prevenirlo?

“Il clima è cambiato così rapidamente che i ghiacciai non hanno avuto tempo di adattare le loro dimensioni al nuovo clima. Sono come un cubetto di ghiaccio tirato fuori e messo sul bancone della cucina. Quello che possiamo fare sono azioni di adattamento e mitigazione, studiare le situazioni di rischio, ma anche prepararci ad abbandonare certe zone dove potrebbero impattare”.

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