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Parentesi, un cocktail (di stili) perfetto

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Nel concept bar Parentesi a Frattamaggiore, a nord-est di Napoli, progetto del giovane architetto Carmine Abate, i riferimenti di stile si incrociano e creano un mix originale, intrigante, dove il tutto è maggiore della somma delle parti. Dettagli in paglia di Vienna, pannelli di carta da parati di ispirazione orientale, pezzi di design d’autore. E un uso interessante del colore, utilizzato per cadenzare lo spazio: soffitto in nero carbone, notturno, pareti bianche oppure verdi salvia o azzurre, note pop come il giallo di alcune sedute o il verde lucidissimo del bancone in lamiera metallica ondulata e smaltata. E un pavimento in piastrelle bianche e nere posate a spina: un motivo optical che dà una nota fortissima e sembra uscito da un film di David Lynch.

Dettaglio della boiserie in rovere e paglia di Vienna che separa la parte di servizio. Foto di Carlo Oriente.

Il punto di partenza era un locale dalla forma complicata, asimmetrica, una sorta di mezzaluna (da qui anche la scelta del nome) con un setto portante di dimensioni notevoli al centro. Una configurazione difficile che è stata sfruttata con intelligenza, articolando lo spazio di 130 metri quadri in diverse aree: la punta pensata per i drink, la parte più ampia come sala dinner e la zona centrale per il banco bar e ai servizi, coperti da un piano ammezzato riservato al deposito con un piccolo ufficio.

«È un progetto che è nato grazie anche alla fiducia dei committenti, che mi hanno seguito in tutto», racconta l’architetto. «Volevo fare qualcosa di libero, non legato al territorio. Mescolare stili, toni ed epoche diversi, da amalgamare poi insieme». Il risultato è una sorta di grande moodboard eclettico, dove ogni elemento – come in un meccanismo di ingranaggi – interagisce con gli altri a perfezione.

Il bagno, microcosmo che evoca le atmosfere radical design anni ’70.

Il mix di elementi è colto, sofisticato, e crea una serie di piani di lettura: le carte da parati dai pattern ispirati all’OrienteGucci Décor, sono il tocco fashion del progetto: le ho incorniciate come grandi quadri», spiega Abate), l’enorme e incorporeo ventaglio (altro rimando all’Oriente) disegnato dalla lampada Vertigo di Constance Guisset, a soffitto; e ancora la paglia di Vienna utilizzata per la boiserie che separa l’area pubblica da quella di servizio, i rivestimenti in ceramica utilizzati per creare superfici optical. Colpisce la cura dedicata anche ai dettagli, come la graniglia di marmo del bancone bar che si ritrova, in varianti cromatiche, anche come intarsio nei piani dei tavolini, tutti realizzati su disegno. O come il bagno, un cubo nero interamente piastrellato, anche a soffitto, col flash giallo primario del mobile che sorregge i lavelli.

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