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Il Marocco in piazza per Hanaa, vittima di “revenge porn”

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Una brutta storia di revenge porn sta provocando proteste e polemiche in Marocco, sia pure soltanto online per via delle rigide restrizioni anti-Covid adottate dal Paese nordafricano. E’ quella di una giovane donna condannata a un mese di prigione dopo la diffusione sui social media di un video filmato quattro anni fa durante un suo rapporto sessuale. Da vittima di un sopruso e di una violenza, questa ventitreenne che chiameremo solo con il suo nome di battesimo, Hanaa, è diventata anche vittima della giustizia. Il suo compagno è invece a piede libero, sebbene la legge marocchina preveda pene per entrambi in caso di sesso al di fuori del matrimonio, com’è stato nel loro caso.

Ma la vicenda di Hanaa ha rilanciato il dibattito sulla fragilità delle vittime di aggressioni online e sull’impunità dei loro autori. Quanto le è accaduto dimostra anche la vulnerabilità delle donne nei confronti di un sistema giudiziario ancora fortemente maschilista. Il 3 gennaio Hanaa è uscita di prigione a Tetouan, nel nord del Paese, dopo una condanna per “oltraggio al pudore” e “rapporti sessuali al di fuori del matrimonio”, reati sanciti dall’articolo 490 del codice penale marocchino. Il caso risale al dicembre 2020 quando sui social circolava una clip che la mostrava con indosso soltanto un hijab, il velo islamico che le copre i capelli, durante un amplesso con un uomo di cui non si distinguono i tratti.

Hanaa ha subito denunciato sia il suo compagno di allora sia il sito che ha pubblicato il video. Ma secondo le autorità l’uomo è residente in Olanda, con cui il Marocco non ha nessun accordo per chiederne l’estradizione. “La mia assistita è stato filmata a sua insaputa”, spiega  il suo avvocato, Ghizlane Mamouni, membro del Collectif 490, un’associazione che rivendica più libertà sessuale per le donne marocchine. “Hanaa aveva raccontato al suo compagno le difficoltà in cui viveva, costretta a crescere da sola i suoi due figli, nati da uno stupro di quand’era appena tredicenne”. E ci sono ripercussioni anche contro di loro, perché a scuola vengono presi in giro e insultati dai loro compagni.

E’ subito nato un vasto movimento di solidarietà nei confronti della ragazza con sit-in virtuali e dichiarazioni da parte di personalità politiche, attori e scrittori, che chiedono la riforma della legge sui rapporti sessuali. “Questo caso dimostra ancora una volta che sono sempre gli stessi che finiscono dietro alle sbarre, e cioè i più vulnerabili, che sono coloro che dovrebbero essere i più protetti dallo Stato”, ha denunciato la scrittrice franco-marocchina Leïla Slimani, anche lei appartenente al Collectif 490. “Queste donne sono vittime sia delle violenze individuali sia dello Stato che le perseguita”, aggiunge la scrittrice che è anche coautrice del manifesto degli Hors-la-loi (fuorilegge) contro l’articolo 490. Il manifesto è apparso dopo l’arresto della giornalista Hajar Raissoumi per aborto illegale e rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Nel 2018, in Marocco è stata approvata una legge contro le violenze nei confronti delle donne, con quelle effettuate online che prevedono pene fino a tre anni di prigione. Ma sono ancora poche le donne che le denunciano, anche perché invece che perseguitarne gli autori  i poliziotti e i giudici marocchini preferiscono accanirsci contro le vittime.

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