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Rasi (ex Ema e Aifa) a iNews24: “Aifa non può sconsigliare il vaccino agli over 55”

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La Commissione tecnico scientifica (CTS) dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha dato l’ok al vaccino Astrazeneca anche per gli over 55. Tuttavia suggerisce un uso preferenziale per la fascia 18 – 55 anni. Ne abbiamo parlato con Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Ema e dell’Aifa e professore di Microbiologia all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

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Se il suggerimento del CTS venisse seguito, potrebbe velocizzare il percorso verso un’ampia copertura? Se sì, in che modo?


Secondo me non lo velocizza molto. L’Aifa non ha nessun titolo ad autorizzare una cosa già autorizzata dall’Ema. Dovrebbe spiegare perché suggerisce questo uso preferenziale, visto che in precedenza, seduta al tavolo con l’Ema, ha approvato Astrazeneca. Inoltre, distribuire le dosi secondo una strategia vaccinale, spetta al Ministero della Sanità, non all’Aifa”;

Guido Rasi - Foto di Getty Images
Guido Rasi – Foto di Getty Images

Perché, secondo lei, l’Aifa suggerisce di somministrare il vaccino ai cittadini di età inferiore ai 55 anni?


I dati dell’effettiva efficienza sopra i 55 anni non sono disponibili. Non è stato possibile definire il livello di efficacia finale. Tuttavia c’è una una considerazione: il vaccino ha tre livelli possibili di obiettivi. Il primo è ridurre gli effetti negativi della malattia, il secondo è prevenirla, il terzo è prevenirne la diffusione. Il primo livello è stato raggiunto senza alcuna restrizione: in altre parole, nessun partecipante agli studi clinici che sia stato vaccinato, è poi morto di Covid. Quindi c’è il 100% di efficacia nel prevenire la malattia grave. Di fronte a una difficoltà logistica di erogazione del vaccino Pfizer, e a una difficoltà intermedia di Moderna, c’è la facilità di somministrazione di Astrazeneca. Inoltre, se previene la malattia grave nel 100% dei casi, non si vede perché porre un limite di età. Con una chiara strategia vaccinale si può decidere quale somministrare e dove. La strategia vaccinale sta al ministero, l’indicazione sta all’Ema”;

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Vaccini anti-Covid, Guido Rasi: “Il 70% di vaccinati in Europa entro metà estate è possibile”

L’Unione Europea, attraverso la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha assicurato che entro l’estate, il 70% dei cittadini europei saranno vaccinati. In merito però ci sono pareri discordanti e posizioni scettiche. Lei cosa pensa?


Penso che le dosi per metà estate saranno disponibili. 500mila dosi al giorno sono un obiettivo facilmente raggiungibile in molti Paesi d’Europa. Entro fine aprile dovrebbe arrivare anche il vaccino Janssen. Sono un po’ più cauto invece, a dire che le macchine vaccinali dei vari Stati riusciranno a tenere un ritmo, visto che per ora non l’hanno preso. In Italia, ad esempio, si è avuta qualche difficoltà a vaccinare negli ospedali, ed era la parte più facile. Cosa succederà sui territori? Lì bisognerà rodare la macchina. Tra un mese vedremo. L’avvio delle campagne nei vari Paesi lascia molte incertezze, ma è teoricamente possibile che entro l’estate si raggiunga il 70% di cittadini europei vaccinati”;

Vaccino AstraZeneca
AstraZeneca (Getty)

Il commissario all’emergenza Domenico Arcuri ha rivendicato il record italiano in Europa sul numero di somministrazione dei vaccini.


L’Italia non ha fatto malissimo. Tra la consegna delle dosi e l’utilizzo, non è andata male. Il problema, come ho detto, è capire come andrà quando arriverà la parte difficile. Se agli over 55 non somministriamo Astrazeneca che è facile da somministrare e da trasportare, non capisco come hanno intenzione di vaccinare la popolazione anziana nelle zone disagiate, visto che le difficoltà logistiche date dalla conservazione costituiscono una complicazione. A fronte di uno strumento che ha dimostrato prevenire la malattia grave e la morte, sconsigliare di somministrarlo è singolare”;

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“Arrivare a circa 7-8 vaccini approvati, per affrontare le varianti del virus”

Con Astrazeneca siamo al terzo vaccino approvato. Voci discordanti dicono che siano troppi e che si debba continuare a produrre quelli che già ci sono.


Ogni vaccino potrebbe dare una risposta diversa verso le varianti. Ricordiamoci che hanno tutti caratteristiche differenti sia per la tecnologia usata, sia per la risposta verso costituenti potenzialmente diversi del virus. Sarebbe prudente avere più vaccini, circa sette o otto. Anche perché se dovessero profilarsi varianti con prevalenze geografiche si potrebbe destinare quelli già prodotti o in produzione ancora validi verso quelle aree e favorire la riconversione di quelli a Rna, che sono più veloci. Più vaccini sono una garanzia”;

Vaccino Pfizer (Getty)
Vaccino Pfizer (Getty)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha esortato gli Stati membri a sospendere le vaccinazioni, quando saranno state fatte a medici e vulnerabili, in modo da distribuirlo equamente in tutto il mondo.


Questa è una cosa singolare, che non capisco a quale strategia sottenda. Significa lasciar circolare il virus e favorire le varianti. Il problema non si risolve lasciando incompleta la vaccinazione. Se in intere comunità non circola il virus, questo si estende molto meno facilmente che lasciando una fascia incompleta dovunque. L’unica soluzione purtroppo è raggiungere la produzione mondiale. Teniamo conto che a volte, avere la disponibilità dei vaccini, non basta. Il problema è avere i mezzi per andare a somministrarli. Se abbiamo difficoltà nei sistemi occidentali, figuriamoci in situazioni disagiate. Oltre alle belle parole, bisogna avere anche un realistico approccio e capire cosa si mette in campo. L’Oms persegue buoni principi, ma dovrebbe anche aggregare le forze che possono distribuire e somministrare”;

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Secondo alcuni, sarebbe meglio che le aziende rinunciassero ai brevetti, in modo che tutti possano produrre i vaccini.


Si tratta di una posizione ideologica di buonismo senza senso. Fare uno stabilimento che sviluppi un vaccino significa avere un bio-reattore specifico per ogni tipo di vaccino. Poi servirebbe un adeguamento tecnologico molto complesso che avrebbe bisogno di qualche mese. La tecnologia Rna sarebbe più veloce una volta a regime, ma presuppone impianti nuovi. C’è quindi un problema tecnologico, e uno che riguarda il trasferimento del know-how da chi ha sviluppato il vaccino a chi dovrà produrlo. Anche questo richiede tempo. Se si partisse adesso, saremmo pronti tra minimo cinque o sei mesi e andrebbero investiti notevoli capitali. La strada giusta quindi, è quella già intrapresa. I grandi produttori stanno già facendo accordi con altri siti produttivi. In questo senso il Governo può intervenire facendo una mappatura locale degli stabilimenti più facilmente riconvertibili, e chiedere ai produttori quali supporti gli servano per raggiungere una determinata capacità produttiva”;

“Reithera non è la soluzione immediata”

Reithera, il vaccino italiano, sembra la speranza di politici ed esperti


Non è Reithera, purtroppo, la soluzione immediata. Adesso è alla fase 1 e avrà un grosso problema ad arruolare volontari. C’è una questione etica: fai il volontario per un vaccino da sviluppare in questo momento o scegli di fare il vaccino disponibile? Non sappiamo ancora qual è la protezione di Reithera, ma sembra poter meritare uno sviluppo e un’attenzione. Solo che è partito troppo tardi, con una tecnologia identica a quella di Astrazeneca. Ci sono seri dubbi sul conflitto di interessi di chi dovrebbe anche valutarlo. Non lo vedo come una soluzione, ma vale la pena di andare avanti per strategie future”;

Vaccino Moderna - Foto Getty Images
Vaccino Moderna – Foto Getty Images

Quali sono le differenza tra i tre vaccini in uso fino ad oggi, Pfizer, Moderna e Astrazeneca?


I vaccini a Rna (Moderna e Pfizer) hanno realizzato una speranza che avevamo. Eravamo tutti consapevoli della loro grande potenzialità, ma non c’era mai stato il tempo e l’occasione per sviluppare questa tecnologia. Ora ha dato risultati spettacolari, dal momento che consente produzioni molto più veloci. È la tecnologia dei prossimi decenni. Ha dato il 94% di risultati nel prevenire l’insorgenza della malattia. I primi dati israeliani ci stanno dicendo che potrebbe prevenire anche la diffusione dell’infezione. Inoltre, i produttori, in 6-8 settimane sarebbero in grado di mettere a punto un vaccino sulle varianti. Mentre Pfizer va conservato tra i -60 e i -80 gradi ed ha quindi una complicazione logistica, Moderna va conservato a -20, frigo più facile da trovare. Per il resto sono simili. Entrambi prevengono la malattia grave e forse anche la trasmissione. Astrazeneca invece, ha dimostrato di prevenire il Covid e la malattia grave nel 100% dei casi. E nel 59% dei casi anche l’insorgenza della malattia in soggetti inferiori ai 55 anni. Nei soggetti da questa età in su, non si ha la certezza sulla percentuale di prevenzione della malattia, ma si ha la certezza che non diventi grave e di una mortalità pari a zero. Ciò significa che non c’è una preclusione in fase pandemica così drammatica, a usare alcun vaccino per alcuno. In questo momento bisogna raggiungere la maggior parte della popolazione con il mezzo con cui è più facile raggiungerla”.

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