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LE ELEZIONI: UN ESERCIZIO DI DEMOCRAZIA LIMITATO DAL QUIRINALE?

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LE ELEZIONI: UN ESERCIZIO DI DEMOCRAZIA LIMITATO DAL QUIRINALE?

In questi giorni concitati di crisi di Governo che hanno portato all’affidamento dell’incarico a Mario Draghi è emerso un fatto piuttosto rilevante: il ruolo sempre più da protagonista assunto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Le elezioni sono davvero un pericolo in questo contesto?

Nel discorso pronunciato a seguito del fallimento del mandato esplorativo affidato a Roberto Fico, Mattarella sembra aver espresso chiaramente un indirizzo politico che intende dare al Paese nei prossimi mesi. Secondo il Presidente infatti la strada del voto risulterebbe del tutto impraticabile. Le motivazioni? La crisi sanitaria e l’urgenza di predisporre un piano per l’utilizzo dei fondi europei richiederebbero un Governo nel pieno delle sue funzioni.

Le elezioni sarebbero quindi un ostacolo per questo e rappresenterebbero inoltre, sempre secondo Mattarella, un possibile veicolo di contagio. Richiamandoci allo stesso spirito europeista spesso evocato dal Quirinale, sarebbe interessante sentire cosa ne pensano di queste parole i nostri fratelli portoghesi, chiamati alle urne a fine gennaio per le elezioni del Presidente della Repubblica.

Oppure i frugali olandesi, che non solo voteranno il 17 marzo, ma hanno subito in questi giorni una crisi politica che ha portato alla caduta anticipata dell’esecutivo. Stesso discorso in Bulgaria, dove le elezioni parlamentari si terranno il 28 marzo. Tutti Paesi alle prese con lo stesso virus che ha colpito l’Italia e con le medesime scadenze nei confronti dell’Unione europea. Si tratta di incoscienti o di Paesi che semplicemente rispettano il normale iter che regola la vita istituzionale e democratica?

Euro e mercati: i nuovi capisaldi della Costituzione?

Proprio alla luce di quello che succede in Europa non si può non considerare la scelta di Mattarella come una precisa volontà politica e in questo senso deve essere classificata anche la decisione di affidare a Mario Draghi l’incarico di formare il nuovo esecutivo.

Lungi dall’essere un profilo super partes Draghi rappresenta una classe dirigente di chiara fede europeista che, attraverso il Recovery Fund, intende vincolare ancora di più l’Italia all’Unione europea. L’interventismo di Mattarella di oggi non è però un fatto inaspettato e sorprendente. Già nel maggio del 2018 il Quirinale avrebbe dimostrato in maniera piuttosto chiara la volontà di indirizzare su una certa strada la politica italiana.

Ho accettato tutte le proposte per i ministri tranne quella del ministro per l’economia. La designazione del Ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato di fiducia o di allarme per gli operatori economici e finanziari […] L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori italiani e stranieri […] Quella dell’adesione all’euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani.

Queste le parole di Mattarella dopo la proposta di Paolo Savona come Ministro dell’Economia da parte del Governo gialloverde in via di formazione. Euro e mercati quindi come due principi che potrebbero travalicare i confini tracciati dalla Costituzione e che secondo Mattarella devono essere difesi a prescindere.

L’incarico a Mario Draghi rappresenta quindi la conseguenza naturale della tendenza espressa più volte dal Presidente della Repubblica. Potremmo quindi non trovarci più di fronte ad una figura garante della Costituzione e basta, ma garante dell’Unione europea?

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Claudio Messora

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