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Alitalia, sindacati: “Stipendi di febbraio a rischio. Nuovo bando per vendere gli asset? Allungherebbe i tempi, servirebbero più soldi”

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Senza le risorse previste dal Decreto Rilancio e ancora bloccate non c’è in cassa liquidità sufficiente. Milano Finanza ha dato conto di una lettera interna della direzione generale per la Politica Industriale del Mise stando alla quale “l’ipotesi di una negoziazione diretta potrebbe non costituire lo strumento idoneo per assicurare la discontinuità con l’attuale gestione commissariale”, richiesta dalla Commissione Ue per dare via libera all’operazione

| 3 Febbraio 2021

Il tempo è quasi scaduto e serve un cambio di passo immediato, oppure anche gli stipendi di questo mese saranno a forte rischio. Non c’è pace per Alitalia, divisa tra i problemi dell’attuale compagnia e il decollo di Ita, ancora senza una data precisa. Dopo la “preoccupazione” per il protrarsi dei tempi di vendita espressa dal cda della neonata società, oggi sono i sindacati a lanciare un allarme preoccupante. “Senza le risorse richieste per il ristoro, previste dal Decreto Rilancio, non c’è in cassa liquidità sufficiente per pagare gli stipendi di febbraio alle lavoratrici e i lavoratori della compagnia”, spiegano in una nota Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti ed Ugl Trasporto Aereo, al termine dell’incontro con il commissario di Alitalia in amministrazione straordinaria Giuseppe Leogrande.

Il riferimento è ai 73 milioni previsti dal provvedimento varato dal governo, al momento ancora bloccati dalle verifiche dell’Ue. “Se si dovesse riformulare un nuovo bando di gara si allungano di molti mesi i tempi per l’avvio della Newco Ita e l’amministrazione straordinaria avrà bisogno di nuovi fondi”, aggiungono le sigle di settore. Proprio martedì, infatti, era uscita un’indiscrezione relativa a un nuovo bando di gara per gli asset di Alitalia, che il ministero dello Sviluppo potrebbe pubblicare entro due-tre settimane in risposta alla richiesta di maggiore discontinuità arrivata dalla Commissione europea. Milano Finanza ha dato conto di una lettera interna della direzione generale per la Politica Industriale, l’innovazione e le pmi stando alla quale “l’ipotesi di una negoziazione diretta potrebbe non costituire lo strumento idoneo per assicurare la discontinuità con l’attuale gestione commissariale” e pertanto “potenzialmente non essere in linea con i principi europei in materia di concorrenza e con la prassi di riferimento adottata dalle competenti istituzioni Ue”.

La linea prevedrebbe, ma al momento non ci sono conferme ufficiali, che sia aperta una nuova procedura, per tutti i lotti interessati. I sindacati però non ci stanno e chiedono subito “un radicale cambio di passo” per salvaguardare oltre 40mila famiglie. La richiesta è quella di convocare una cabina di regia alla presenza di tutti gli attori coinvolti, oppure le sigle sono pronte ad avviare iniziative “che coinvolgeranno tutti i lavoratori del settore”. Il tutto 24 ore dopo la nota del Cda di Ita, che pur confermando di puntare alla stagione estiva ha espresso “preoccupazione, in linea con la lettera inviata dai vertici all’Amministrazione Straordinaria, per i tempi di attuazione delle procedure di vendita, auspicando un rapidissimo e non più rinviabile avvio delle stesse”. Due messaggi in bottiglia diretti a Palazzo Chigi – dove ora c’è un governo dimissionario – e Bruxelles, con il dossier Alitalia diventato un rebus quasi irrisolvibile.

Le prospettive per il settore non appaiono rosee, almeno nel breve termine. Da dicembre le prenotazioni registrano “un netto calo”, ha avvertito la Iata, sottolineando che a gennaio sono precipitate del 70% rispetto allo stesso mese del 2020. Lo scorso anno, precisa inoltre la Iata, è stato l’anno nero per il traffico aereo in termini di domanda, con un crollo del 65,9% rispetto al 2019.

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