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Live – Non è la D’Urso, un inviato cena in un ristorante clandestino e finisce in ospedale

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Brutta avventura per uno degli inviati della troupe di “Live – Non è la D’Urso” che, in seguito ad un servizio con telecamere nascoste per denunciare alcuni locali milanesi che hanno ricevuto clienti in barba ai divieti, è finito al Pronto Soccorso. Dopo la seconda cena un inviato è stato colpito da intossicazione alimentare. Un piccolo incidente dovuto a “prodotti non del tutto freschi” per il riciclo del cibo limitato, in seguito alla ridotta distribuzione di materiale fresco nei ristoranti.

Nonostante i divieti legati alla zona arancione, alcuni locali e ristoranti di Milano hanno continuato a ricevere clienti a serrande abbassate. Il Dpcm è chiaro in merito sia per le zone arancioni che rosse: “È sempre vietato consumare cibi e bevande all’interno dei ristoranti e delle altre attività di ristorazione (compresi bar, pasticcerie, gelaterie etc.) e nelle loro adiacenze”, consentiti asporto o consegna a domicilio. Unica eccezione: “È consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati”.

La troupe di “Live- Non è la D’Urso”, capitanata da Gabriele Madala, si è recata in un paio di ristoranti in una zona centrale della capitale lombarda e con telecamere nascoste ha documentato come nonostante all’esterno fosse tutto chiuso, i tavoli fossero pieno con camerieri e proprietari in piena attività. Le telecamere nascoste hanno registrato le ordinazioni, le risate, “c’è pure un calciatore” dice un inviato e alcuni brindisi sfacciati: “A noi che che ne freghiamo egli altri che stanno a casa a finire Netflix”, dice una ragazza con il volto oscurato con un calice di spumante in mano.

Al termine della cena il cameriere ha specificato che qualora si volesse la ricevuta fiscale (lasciando intendere la possibilità del pagamento in nero) sarebbe comparsa la dicitura obbligatoria per legge ”menù oppure delivery”. Terminata la cena i clienti vengono fatti accomodare in una uscita secondaria nel retro del locale, un escamotage inevitabile per evitare di andare nell’occhio sia con il vicinato che per eventuali pattuglie della polizia in giro nella zona.

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