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Parler fa causa ad Amazon dopo che è stata messa offline

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Nel frattempo esperti di cybersecurity dichiarano di aver recuperato i 70 terabyte di dati, che potrebbero aiutare a fare luce sull’assalto al Campidoglio

Parler, il social network conservatore su cui si sono spostati i sostenitori di Donald Trump dopo l’esclusione del tycoon da Twitter e Facebook, ha deciso di fare causa a Amazon. Questa mossa arriva a seguito della decisione presa dalla società di Jeff Bezos di interrompere il servizio di hosting su Aws del social networka causa della sua incapacità (di Parler ndr) di moderare i messaggi che incitano alla violenza”. Questi si è quindi trovato chiuso fuori da internet senza trovare un host disposto a fornirgli un servizio che gli permettesse di continuare la sua attività online.

Il ricorso di Parler ha preso una piega “complottista”. Nella causa presentata presso la Corte distrettuale occidentale degli Stati Uniti, Parler sostiene che il gigante tecnologico lo abbia eliminato per motivi politici legati a una cospirazione a beneficio di Twitter.

Parler v Amazon by TechCrunch

Secondo i legali di Parler, la sospensione del presidente uscente degli Stati Uniti su Twitter avrebbe potuto avvantaggiare la piattaforma divenuta rifugio dell’estrema destra e per questo Amazon l’avrebbe spedita offline. Parler ha anche accusato Amazon di aver chiuso il servizio di hosting senza i 30 giorni di preavviso necessari.

In tutta risposta Amazon ha spiegato che “su Parler sono presenti contenuti significativi che incoraggiano e incitano alla violenza contro altri che Parler non è in grado o non è disposto a identificare e rimuovere tempestivamente. Questo costituisce una violazione dei nostri termini di servizio. Abbiamo comunicato le nostre preoccupazioni a Parler per diverse settimane e durante quel periodo abbiamo visto un aumento significativo di questo tipo di contenuti pericolosi, non una diminuzione, che ha portato alla nostra sospensione dei loro servizi domenica sera”.

Dati trapelati

In contemporanea arriva via Twitter la notizia che alcuni esperti di cybersecurity sono riusciti a raccogliere online 70 terabyte di dati personali degli utenti prima che il social network andasse in down.

I am now crawling URLs of all videos uploaded to Parler. Sequentially from latest to oldest. VIDXXX.txt files coming up, 50k chunks, there will be 1.1M URLs total: https://t.co/YUl8CtoeEA

This may include things from deleted/private posts.

— crash override (@donk_enby) January 10, 2021

I dati raccolti tramite la tecnica dello scraping includono informazioni sui profili utenti e sui gestori dei gruppi e potrebbero rivelarsi preziosi per le forze dell’ordine che indagano sull’assalto al Campidoglio. Parler è stata usata per coordinare l’azione. E siccome memorizzava i dati dei suoi utenti anche dopo che questi li avevano eliminati, i tecnici sostengono di essere riusciti a salvare anche messaggi cancellati.

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