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Dai negozi senza frutta al prosciutto sequestrato alla frontiera: i primi effetti della Brexit

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LONDRA –  “Caro signore, mi spiace, ma questa è la Brexit!” La surreale scena ieri alla frontiera olandese è già emblematica. Un signore inglese che arriva in nave dal Regno Unito, gli agenti dei Paesi Bassi che gli sequestrano tutti i panini al prosciutto e formaggio che aveva portato con sé. “Ma perché?” chiede lui. “Perché non è più permesso importare questo tipo di prodotti”, gli rispondono alla frontiera. “Posso almeno riprendermi il pane?”, allora prova lui. “No, mi spiace signore. Questa è la Brexit”.

Una applicazione molto rigida delle regole, ma corretta. Perché dalle 23 del 31 dicembre 2020, il Regno Unito è uscito dal mercato unico europeo. E seppure Johnson abbia strappato all’ultimo un accordo di libero scambio teoricamente a zero dazi/tariffe, questo implica comunque un numero enorme di dichiarazioni doganali, fino a decine di milioni all’anno. Ma soprattutto, alcuni prodotti freschi non possono più entrare liberamente dal Regno Unito (ora Paese extracomunitario) in Unione europea, anche se si è turisti, esattamente come già accade alla frontiera statunitense. Questo si applica soprattutto alle carni (fresche o stagionate che siano) e a formaggi e latticini, per questione di sicurezza e di salute, in quanto simili alimenti devono essere controllati preventivamente dalle autorità per evitare di importare malattie.

Questo significa che, reciprocamente, anche i cittadini italiani e gli europei non potranno portarsi più nemmeno un panino, o del parmigiano o del prosciutto? Nonostante molte informazioni fuorvianti che girano in Italia, invece sì: tutto questo sarà ancora permesso, come spiegato nella nostra lunga guida. Questo perché il Regno Unito, a differenza dell’Ue, permette ancora ai turisti e semplici cittadini di portare con sé prosciutto, formaggi, e in generale prodotti caseari e carni, qualora queste provengano dall’Ue (qui trovate tutte le informazioni utili ), anche perché in ogni caso Londra non ha ancora la capacità di realizzare simili controlli. Quindi, a meno di qualche agente di frontiera britannico male informato, per come sono ora le regole è ancora possibile portarsi panini, affettati e formaggi dall’Italia (o dall’Ue) in Regno Unito, pratica piuttosto comune per molti italiani.

In Regno Unito intanto in sempre più supermercati iniziano a scarseggiare frutta e verdura, come spiega un allarmato Daily Mail, uno dei giornali più brexiter in Regno Unito. In Gran Bretagna il problema è causato dalle enormi file di camion viste a Dover a fine dicembr,e quando la Francia chiuse le frontiere per fermare la “variante inglese” del virus e che hanno scoraggiato molti produttori a spedire merci e beni nei primi giorni della Brexit.

Mentre in Irlanda del Nord, il problema è che, a loro volta, le merci dalla Gran Bretagna verso Belfast e dintorni devono essere sottoposte a controlli e dichiarazioni doganali, sebbene ciò avvenga all’interno del Regno Unito. Questo perché, in base all’accordo Brexit tra il governo Johnson e Bruxelles, Londra deve controllare molti prodotti preventivamente prima che questi varchino il Mar d’Irlanda verso l’Irlanda del Nord: quest’ultima infatti, in base agli accordi, è rimasta nell’unione doganale e mercato unico Ue per evitare di re-installare la frontiera tra le due Irlande e preservare la pace tra i due Paesi, e quindi tutte le merci dalla Gran Bretagna vanno controllate e selezionate come se varcassero il confine di un Paese dell’Ue. Per questo anche in Irlanda del Nord frutta e vegetali iniziano a scarseggiare.

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