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Covid, il vaccino haram che divide il mondo musulmano

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BANGKOK – Dall’Indonesia all’India e la Malesia il mondo musulmano asiatico è preoccupato per il rischio che il vaccino cinese della Sinovac contro il Covid 19 possa contenere sostanze non halal, ovvero vietate dalle leggi islamiche come ad esempio derivati dalla carne dei maiali. Il caso è stato sollevato ufficialmente dal Consiglio di religiosi Ulema del più popolo Paese islamico del mondo, che sta analizzando i dati disponibili. Una sentenza è stata annunciata prima del 13 gennaio, quando è previsto l’inizio del programma di inoculazione di massa annunciato dal governo, che ha già ottenuto 3 milioni di dosi dalla Sinovac Biotech.



Non è chiaro ancora se l’eventuale divieto degli Ulema sarà vincolante per la pianificazione della enorme campagna di vaccinazione su 200 milioni di cittadini del grande arcipelago. Un funzionario del ministero della salute ha detto che il governo aspetterà la decisione del potente organismo religioso, ma spiega che l’ottimismo è dimostrato dalla decisione del presidente Joko Widodo di farsi inoculare per primo il farmaco cinese.



La Malesia, altro Paese islamico del sudest asiatico, ha annunciato che utilizzerà il prodotto della britannico-svedese AstraZeneca e ne ha ordinate 6,4 milioni di dosi per la prima fase. AstraZeneca è stato autorizzato – assieme al “Covaxin” della indiana Bharat Biotech – anche dal governo di Delhi, che sta per avviare un primo programma di vaccinazione su 350 milioni di persone. Ma nonostante le rassicurazioni sull’uso di questi prodotti senza derivati animali, i musulmani del continente chiedono alle autorità sanitarie la garanzia che non sarà mai introdotto in India il Sinovac cinese.



A dicembre la Raza Academy ha convocato a Mumbai un consiglio degli Ulema sunniti che ha dichiarato una “fatwa” contro il prodotto della Sinovac perché potrebbe contenere “gelatina di maiale” ed è di conseguenza “haram” (vietato) per i musulmani. La stessa organizzazione islamica indiana ha scritto all’Organizzazione mondiale della sanità per chiedere un elenco di ingredienti contenuti nei vaccini sviluppati in tutto il mondo, ma dice di non avere avuto risposta. In ogni caso i suoi dirigenti sostengono di avere piena fiducia nei farmaci autorizzati dal governo indiano.

Nel caso dell’Indonesia, che sta attraversando la crisi di contagi più pesante di tutta l’Asia, le controversie sui vaccini non sono nuove e nel 2018 lo stesso Consiglio degli ulema aveva emesso un fatwa contro un prodotto per il morbillo, salvo sostenere che poteva essere inoculato nel caso di “grave rischio” per la salute pubblica. Secondo il New York Times la Sinovac ha già rassicurato il produttore statale indonesiano Bio Farma spiegando che i vaccini erano “fabbricati senza materiali suini”.  Ma un dirigente di Bio Farma, Bambang Heriyanto, ha detto che spetta agli Ulema confermare se si tratta di un farmaco halal. Un rappresentante della Nahdlatul Ulama, la più diffusa organizzazione musulmana dell’arcipelago, ha invece precisato che i vaccini “emergenza” – come avvenne nel caso del morbillo – potrebbero essere usati anche se non halal nell’eventualità che “non ci fossero altre opzioni”. In questo caso la delicata decisione di optare per un farmaco che non sia conforme alle regole dell’Islam spetterebbe alla Food and Drug Agency indonesiana.

Quanto alla Malesia non è richiesto alcun certificato halal, ma le autorità di Kuala Lumpur stanno studiando il problema dopo che molti musulmani hanno chiesto la garanzia di un prodotto che rispetti il loro credo religioso. Viste le preoccupazioni del mondo islamico, sia Pfizer che Moderna e AstraZeneca hanno negato l’uso di prodotti a base di carne di maiale nei vaccini. Ma secondo


alcuni rapporti medici la gelatina derivata dai suini viene effettivamente utilizzata come stabilizzante per mantenere l’efficacia del farmaco durante il trasporto e lo stoccaggio.

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