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Manifestanti pro-Tump dentro il Campidoglio di Washington: armi in aula, sospesa la seduta di conferma della vittoria di Biden, evacuato Pence

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WASHINGTON – Migliaia di sostenitori di Donald Trump si sono radunati a Washington in una delle manifestazione più accese contro i risultati delle presidenziali del 3 novembre, convocata proprio nel giorno in cui il Congresso dovrebbe ratificare formalmente la vittoria del presidente eletto Joe Biden.

 “Non ci arrenderemo mai, non concederemo mai” la vittoria, ha detto davanti a loro Trump: alle sue parole è seguito un assalto al Campidoglio che ha bloccato la seduta. Già prima di questo episodio senza precedenti queste ore sembravano le più buie per il presidente. Con la probabile vittoria democratica in entrambi i seggi del Senato per cui si è votato ieri in Georgia e il rifiuto del vicepresidente Mike Pence di forzare la mano al Congresso, i suoi giorni alla Casa Bianca sono ormai contati. Il 20 gennaio Biden giurerà da presidente.

Agenti dentro l’aula con le pistole spianate per difendere i membri del Congresso

Polizia con le pistole puntate a Capitol Hill per impedire l’ingresso dei manifestanti nell’Aula dove era in corso la certificazione della vittoria di Joe Biden. Le immagini diffuse dalle agenzie di stampa mostrano agenti con le pistole spianate e puntate verso vetri rotti dall’esterno, con tutta probabilità dai manifestanti pro-Trump. Il presidente con un tweet ha invocato alla calma

I am asking for everyone at the U.S. Capitol to remain peaceful. No violence! Remember, WE are the Party of Law & Order – respect the Law and our great men and women in Blue. Thank you!

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) January 6, 2021

Evacuato Pence. Harris resta nel Campidoglio: “È al sicuro”

Il vicepresidente Mike Pence, che presiedeva la seduta del Congresso per certificare la vittoria di Joe Biden, è stato evacuato da Capitol Hill. Lo riferisce la Cnn. Dentro al Campidoglio resta la vice-presidente eletta Kamala Harris, ma il suo staff fa sapere che è al sicuro.

Il Pentagono nega la Guardia nazionale al Congresso assediato

Il Pentagono ha negato la richiesta delle autorità di Washington di dispiegare la Guardia Nazionale al Congresso, assediato dai fan di Donald Trump, e riportare la calma. Lo riporta il Washington Post citando alcune fonti. Era stata la Speaker della Camera, Nancy Pelosi, ha chiederne l’intervento per mettere in sicurezza il Congresso.

La polizia estrae le armi per proteggere i parlamentari

La polizia ha estratto le armi dentro Capitol Hill per proteggere i parlamentari. Tra i sostenitori di Trump che hanno assaltato il Campidoglio, alcuni brandivano armi da fuoco.

Deputati e senatori nascosti sotto le sedie con le maschere anti-gas

La polizia ha chiesto ai membri del Congresso di tenere pronte le mascherine anti-gas  e di rifugiarsi sotto le sedie per fronteggiare l’assalto dei manifestanti pro-Trump: la polizia sorveglia le aule dove sono riuniti deputati e senatori, mentre non è chiaro se sia in corso un tentativo di irruzione.

Sospesa la seduta per la conferma della vittoria di Biden

I lavori congiunti di Camera e Senato per confermare la vittoria di Biden sono stati sospesi, dopo che sostenitori di Trump hanno preso d’assalto il Campidoglio di Washington per protestare contro la vittoria di Biden. Evacuati alcuni edifici, la zona sotto lockdown.

Washington proclama il coprifuoco

La sindaca di Washington Muriel Bowser ha proclamato il coprifuoco a partire dalle 18 (la mezzanotte italiana) a seguito delle proteste dei fan di Donald Trump contro la certificazione della vittoria di Joe Biden.

Evacuati edifici Capitol, scontri con la polizia al grido di “Fight for Trump”

Mentre è in corso la speciale sessione plenaria per la certificazione della vittoria di Joe Biden sono stati evacuati alcuni edifici del Congresso. I sostenitori di Trump hanno marciato verso il Campidoglio, anche sfondando le barricate della polizia, al grido di “Fight for Trump”. Secondo Fox News, vi sarebbe stato un allarme bomba. La polizia ha ordinato l’evacuazione degli edifici della Camera, del Madison Building e della Madison Library of Congress.

Trump su Twitter: “State calmi”

“Restate pacifici!”. E’ l’invito mandato su Twitter da Donald Trump ai manifestanti che hanno preso d’assedio il Congresso. “Per favore, sostenete la polizia e le forze dell’ordine, sono davvero dalla parte del nostro Paese”, ha aggiunto il presidente Usa.

Deputati e senatori fedeli a Trump si oppongono alla ratifica dei voti

Senatori e deputati fedeli a Trump si sono opposti alla ratifica dei voti dei grandi elettori dell’Arizona, dopo che quelli dell’Alabama e dell’Alaska sono stati certificati. A presentare l’opposizione è stato il senatore repubblicano Roy Blunt. L’obiezione fa sì che la sessione congiunta del Congresso venga interrotta, con la Camera e il Senato che tornano nelle rispettive aule per una discussione che può durare fino a due ore. Nel corso del processo di ratifica sono attese diverse interruzioni analoghe, almeno per gli Stati di Georgia e Pennsylvania.

Pence volta le spalle a Trump

Ma per Trump il destino sembra ormai segnato, e l’ultimo colpo gli è arrivato dal suo numero due. “La presidenza appartiene agli americani. Non ritengo che i padri fondatori volessero investire il vicepresidente con l’autorità unilaterale di decidere quali voti devono essere contati e quali no”, ha fatto sapere Mike Pence in una nota. Il vicepresidente di fatto ha respinto così l’invito a capovolgere il risultato elettorale in Congresso.

Il senatore repubblicano Cruz chiede 10 giorni per verificare il voto

Il senatore repubblicano Ted Cruz, durante la plenaria del Congresso per la certificazione della vittoria di Joe Biden, ha chiesto dieci giorni per permettere a una commissione elettorale di verificare possibili frodi. Cruz ha citato l’esempio delle elezioni del 1876, quando una simile soluzione fu adottata per risolvere la disputa sul risultato del voto, e ha invocato l’Electoral Count Act del 1887 che, ha affermato, “da’ al Congresso il potere di determinare se i voti sono stati espressi in modo regolare”. Il senatore ha poi lamentato che il Congresso non intende esaminare le “prove” delle presunte frodi. “Il 39% degli americani ritiene che le elezioni siano state truccate”, ha detto Cruz, “il Congresso dovrebbe essere un foro imparziale dove valutare le prove”.

Il “no” di McConnell: “Invertire il voto sarebbe una spirale mortale”

Lo stesso ha fatto Mitch McConnell, potente leader repubblicano del Senato. “Gli elettori, i tribunali e gli Stati hanno tutti parlato: se decidessimo contro di loro, mineremmo la nostra repubblica per sempre”, sarebbe “una spirale mortale”, ha detto al Congresso riunito in seduta congiunta, respingendo anch’egli la richiesta di Trump di non certificare la vittoria di Biden.

Trump: “Ci hanno rubato anche i ballottaggi in Georgia”

Nel comizio tenuto prima dell’inizio dei lavori del Congresso, Trump ha denunciato che anche i ballottaggi in Georgia per il Senato vinti dai dem sono stati “rubati”, “truccati”. “Questa volta è andata un po’ meglio perché avevamo più occhi per controllare le elezioni ma sono riusciti a truccarle lo stesso”, ha detto. “E’ la fine del partito repubblicano, non la nostra” ha aggiunto sancendo lo strappo dal Grand Old Party.

Usa, Rampini: “Dalle elezioni in Georgia dipende l’agibilità di governo di Biden”

L’appello di Donald Jr.

A certificare lo strappo fra il presidente e il suo partito il figlio primogenito di Trump, Donald Junior, parlando alla marcia di Washington. “Questa manifestazione dovrebbe mandare (al Gop)un messaggio: questo non è più i loro partito repubblicano. Questo è il partito repubblicano di Donald Trump. Questo è il partito repubblicano che metterà l’America al primo posto”.

Biden sceglie Garland per guidare la Giustizia

Intanto Biden ha scelto Merrick Garland come suo Procuratore Generale, figura equivalente al ministro della Giustizia. Lo riferiscono fonti ben informate all’Associated Press. Si tratta di una rivincita per l’ex presidente della Corte d’Appello del Distretto di Columbia, che era stato nominato alla Corte Suprema da Barack Obama nella primavera 2016 per sostituire il defunto Antonin Scalia, icona della giurisprudenza conservatrice. Il Senato a guida repubblicana si era rifiutato persino di concedere l’audizione a Garland e discuterne la nomina, ritenendo che il successore di Scalia avrebbe dovuto essere nominato dal presidente che sarebbe stato eletto alla fine dell’anno.

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