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IL REBUS DELLA CRISI DI GOVERNO #Byoblu24

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La si potrebbe definire un’anomalia senza precedenti nella storia della Repubblica italiana, quella di Giuseppe Conte, anomalia che però con l’inizio del nuovo anno, sembra essere arrivata al capolinea.

Nel maggio 2018 riceve l’incarico di Presidente del Consiglio da Sergio Mattarella per guidare il governo giallo verde, ma più che la funzione di leader politico il suo ruolo nell’esecutivo somiglia a quello di un instancabile mediatore tra i due vincitori delle elezioni: Di Maio e Salvini.

Dopo un anno tempestoso alla giuda di un Governo che per la prima volta tenta di mettere in dubbio i parametri economici europei, si ritrova nel mezzo della crisi provocata da Matteo Salvini, rivelandosi poi l’unico compromesso possibile per la nascita del governo PD-5Stelle.

L’avvocato del popolo diventa così un ospite sempre più gradito sia presso le riunioni di Bruxelles, sia nelle pagine di quegli stessi giornali che non avevano perso mai l’occasione per denigrarlo fin quando era alla guida della precedente maggioranza. Nel frattempo esplode la crisi sanitaria e Conte, grazie alla dichiarazione dello stato di emergenza e all’uso dei DPCM, assume su di sé dei poteri che nessun altro presidente del Consiglio aveva mai sognato di poter avere, nemmeno durante i drammatici 55 giorni di prigionia di Aldo Moro, tra il marzo e il maggio del 1978.

Da vaso di coccio tra due leader troppo ingombranti a monarca assoluto, svincolato da tutte le prassi democratiche e costituzionali e il tutto nel giro di nemmeno tre anni. Niente male come carriera politica.

Ora però sembra che l’incantesimo si sia spezzato: già da alcune settimane Matteo Renzi, leader di Italia Viva è in fibrillazione e la sua recente intervista al Messaggero e quella rilasciata a Repubblica da Maria Elena Boschi lasciano poco spazio ai dubbi: con tutta probabilità, subito dopo il prossimo CDM dedicato al Recovery Plan le ministre di Italia Viva si dimetteranno e si aprirà una crisi dagli esiti altamente incerti. Già, perché mancando 18 voti al Senato e 30 alla Camera, questo è il peso attuale di Italia Viva in Parlamento, l’unico salvagente per Conte potrebbe arrivare da eventuali “responsabili” vicini a Forza Italia, per esempio quelli del movimento “Idea-Cambiamo” di Giovanni Toti, che però hanno già fatto sapere di non essere disposti a fargli da stampella.

Anche un governo di Unità Nazionale presieduto da Mario Draghi, seppure da più parti ventilato, sembra assai improbabile. Sarebbe troppo avventato da parte dell’ex presidente della BCE bruciare la propria immagine di salvatore della patria in un governicchio tecnico che potrebbe durare solo il tempo di traghettare il Paese alle elezioni.

D’altra parte, quella del ritorno alle urne sarebbe l’ipotesi più sciagurata non solo per il Movimento 5 Stelle ma anche per lo stesso Renzi: entrambi consapevoli della punizione che riceverebbero dall’eventuale voto.

A questo punto l’ipotesi che appare più credibile è la nascita di un nuovo governo, magari a guida Di Maio o Franceschini, che possa saziare la fame di visibilità di Matteo Renzi. Una variabile, però, potrebbe arrivare dagli Stati Uniti: il 6 gennaio avverrà la certificazione delle elezioni presidenziali e sembra plausibile che Renzi, con l’apertura della crisi, voglia anche far pesare la propria amicizia con Joe Biden, che considera il suo “fratello maggiore”. Tuttavia, l’intera amministrazione Trump non intende concedere la vittoria al senatore democratico e lo scenario a Washington sembra ancora più incerto che a Roma.

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Conosci il vecchio detto “l’unione fa la forza“? Oggi è più attuale che mai: è il solo modo che abbiamo di reagire a un mondo che sappiamo istintivamente essere sbagliato e che vogliamo cambiare, prima che lui cambi noi.

Spegniamo la televisione del dolore e della paura. Accendiamone una nuova, che smetta di trattarci come telespettatori o clienti di una televendita. Una televisione dei cittadini, per i cittadini. Nel 2020, con il vostro aiuto, l’abbiamo fatta nascere, e oggi ci sono App su tutti i dispositivi e ben tre regioni sul digitale terrestre, Lazio, Lombardia e Piemonte. Nel 2021 dobbiamo completare l’opera e coprire l’intero territorio nazionale. Dobbiamo! Non c’è alternativa, lo sai anche tu.

Non importa quanto sembri difficile: nessuno credeva che saremmo arrivati fin qui, senza i soldi delle multinazionali, delle banche, dei governi, dei grandi “filantropi”. E invece… Quindi, dimmi: adesso cosa ci impedisce di compiere anche il prossimo passo? L’unico limite è la nostra volontà. L’unico ostacolo è la nostra convinzione. Con li tuo aiuto possiamo farcela, possiamo arrivare ovunque. Perché tutti insieme siamo un’onda gigantesca. Un’onda che travolge tutto.

Coraggio: metti la tua goccia nel vaso, e facciamolo traboccare!


Claudio Messora

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