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Cosa sappiamo del sistema informatico per la campagna dei vaccini anti-coronavirus

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La piattaforma di Eni e Poste sarà adottata solo dalle regioni che non hanno un proprio software. Dopo la metà di febbraio l’app per la prenotazione generale

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(foto: Ryoji Iwata/Unsplash)

Tre riunioni, a cavallo del giorno di Natale e a poche ore dalla consegna delle prime 9.750 dosi di vaccino contro il Covid-19. Il 21, 23 e 26 dicembre, a quanto apprende Wired da fonti che hanno partecipato agli incontri, la struttura del commissario straordinario all’emergenza coronavirus, Domenico Arcuri, e i tecnici delle regioni hanno fatto il punto sui sistemi informatici per gestire la campagna vaccinale, che si è aperta il 27 dicembre. E in quell’occasione sono state mostrate le prime funzioni della piattaforma sviluppata da Poste Italiane ed Eni, incaricate proprio da Arcuri di realizzare un software per le prenotazioni, la gestione delle somministrazioni e dei richiami e la trasmissione dei dati all’anagrafe centrale del ministero della Salute.

Di questo software per ora saranno rilasciate solo alcune parti, per lo più per la gestione interna delle vaccinazioni e la comunicazioni dei dati a Roma. L’interfaccia di prenotazione per il pubblico debutterà dopo la seconda metà di febbraio, come spiegano a Wired dagli uffici del commissario Arcuri, quando la campagna di vaccinazione uscirà dalla fase riservata al personale sanitario e ai pazienti più fragili delle residenze per anziani (rsa).

Non tutte le Regioni, tuttavia adotteranno la piattaforma di Poste ed Eni. Chi dispone di un proprio sistema con le stesse funzioni, potrà continuare a utilizzarlo. Chi ne è sprovvisto, potrà invece collegarsi a quello sviluppato a livello centrale. A quanto apprende Wired, sono almeno sei le Regioni che ne hanno fatto richiesta: Marche, Umbria, Calabria, Liguria, Sicilia e Abruzzo. Solo quest’ultima, a domanda di Wired, lo ha confermato. Le altre regioni hanno ottenuto di poter proseguire con le proprie gambe, evitando di dover duplicare i software, formare in poco tempo il personale a un nuovo applicativo e correggere in corsa eventuali problemi.

Le piattaforme per le vaccinazioni

I sistemi informatici sono uno snodo critico della campagna per le vaccinazioni contro il Covid-19. Servono per regolare il flusso di prenotazioni, registrare le somministrazioni, gestire il richiamo, aggiornare i fascicoli sanitari personali e le anagrafi vaccinali a livello regionale e nazionale. Inoltre, quando arriveranno le dosi degli altri vaccini in via di approvazione, come quello di Moderna o di Astrazeneca-Oxford, occorrerà anche coordinare i flussi di consegna e gli abbinamenti con i vari pazienti che hanno ricevuto uno specifico farmaco per la seconda iniezione. Nulla di nuovo per la macchina delle vaccinazioni, come quella contro l’influenza o la meningite, a sentire i tecnici che lavorano dietro le quinte, ma con tre complicazioni: l’alto numero di persone da vaccinare (si punta all’80% della popolazione); la situazione di emergenza con tempi serrati; l’assenza in alcune regioni proprio di quei sistemi informativi utili alla gestione della campagna.

È il caso dell’Abruzzo. “Stiamo riorganizzando l’anagrafe regionale vaccinale, che era in sofferenza”, diagnostica Camillo Odio, da agosto dirigente del servizio flussi informativi e sanità digitale della Regione. Per colmare il divario è partita una collaborazione con il Veneto, mentre per far fronte alla campagna contro il Covid-19 sarà adottato il sistema di Poste. “Il 2 gennaio parte la formazione – spiega Odio -. Dal 4 sarà attiva la parte di registrazione e dal 15 quella di prenotazione”. È già stato strutturato anche il sistema di comunicazione per conferire i dati al ministero della Salute.

Dalla fase uno in poi

In questa prima fase della vaccinazione, che coinvolge i sanitari in prima linea e personale e pazienti delle rsa, ciascuna azienda sanitaria si sta muovendo secondo propri criteri, apprende Wired dagli uffici del commissario Arcuri. C’è chi ha organizzato le prenotazioni in ordine alfabetico; chi sta scaglionando prima i medici e gli infermieri, chi ha tenuto conto alle risposte di questionari distribuiti tra i dipendenti. La stima diffusa dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è di vaccinare 2,8 milioni di loro entro febbraio del 2021. A seguire, tra febbraio e marzo, si passerà a 4,4 milioni di cittadini ultra 80enni. Ad aprile prenotazioni aperte anche a 13,4 milioni di persone fra i 60 e i 79 anni d’età e a 7,4 milioni malati cronici. Infine il via libera per tutto il resto della popolazione.

Per allora servirà un sistema di prenotazione generale. La piattaforma di Poste comprenderà una app, benché il commissario prevede anche “metodi più tradizionali” per chi è meno avvezzo con le interfacce digitali, e gestirà il caricamento del certificato di vaccinazione sul fascicolo sanitario elettronico del cittadino. Non è stato chiarito se ci saranno collegamenti con Immuni, l’app adottata per il contact tracing. Poste ed Eni hanno confermato a Wired di essere coinvolte nel progetto ma non hanno aggiunto dettagli. La prima è impegnata nello sviluppo della piattaforma, mentre la società energetica, a quanto ha appreso Wired da una fonte che ha partecipato agli incontri ma ha richiesto l’anonimato, sta fornendo supporto lato data center e gestione del traffico. Il blog Salute digitale specifica che “alle regioni che sceglieranno il sistema di Poste italiane verranno forniti anche i dispositivi per le postazioni di lavoro: tablet computer, lettore barcode e stampantine per le etichette”.

Chi fa da sé

La Toscana è una delle regioni che ha ottenuto di lavorare con il suo sistema. Già 18.533 tra medici, infermieri e operatori delle rsa hanno prenotato la vaccinazione tra i 4 e l’8 gennaio. Le agende sono state aperte alle 19.30 del 30 dicembre e in poco tempo sono stati fissati gli appuntamenti. Andrea Berardinelli, direttore del reparto sanità digitale e innovazione di Regione Toscana, controlla il flusso di dati dal suo cruscotto. “Noi siamo pronti. Man mano che arrivano le dosi apriamo le agende per prenotarsi in modo proporzionale”, spiega: “Il 27 dicembre siamo arrivati a 20 vaccini allora. E alle 9.45 abbiamo mandato i primi dati al ministero della Salute”.

La Toscana alimenta già in tempo reale l’anagrafe nazionale vaccini. E la regione ha già gestito con proprie risorse il rientro a scuola a settembre e la campagna di tamponi attraverso i drive-through (dove l’esame viene fatto con il paziente in auto). Per questo la linea è stata di proseguire con i sistemi di casa, senza impegnarsi, in una fase di emergenza, nella formazione di migliaia di persone.In questa fase circa duemila persone interagiscono con il software per i vaccini. Abbiamo per la prima fase della campagna 48 punti vaccinali, per ognuno dei quali operato da due a quattro squadre, composte da 4-5 persone”, elenca Berardinelli. Numeri destinati ad aumentare: “Con i drive through siamo a 105 punti, con le vaccinazioni avremo bisogno di più del doppio. Se le dosi ci sono il nostro interesse è a fare tutto velocemente”.

L’allocazione delle dosi è la variabile più critica. In questa prima fase si stima una fornitura settimanale di 470mila unità. “Quando abbiamo la conferma da parte della struttura commissariale della consegna da parte del vettore, allochiamo le agende”, precisa Gandolfo Miserendino, responsabile del servizio Ict, tecnologie e strutture sanitarie della Regione Emilia-Romagna. “Qui abbiamo un numero importante già per il solo personale sanitario e delle rsa, oltre centomila persone”. Anche l’Emilia userà le sue piattaforme: “Sono già integrate con l’anagrafe nazionale e abbiamo ritenuto di non introdurre un nuovo applicativo per evitare di dover fare altra formazione, dato che il nostro personale conosce già l’app regionale. È più semplice”.

Con l’avvio della prima fase della campagna, tutte le regioni dovranno comunicare lo stato di avanzamento al ministero della Salute con una cadenza giornaliera, per aggiornare il bollettino quotidiano delle vaccinazioni.

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