attualità WEB REPUTATION

Web Reputation ragazzi come funziona? ecco il centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica

Introduzione: le ragioni della ricerca Nei primi mesi del 2016 una ricerca realizzata da OssCom – Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica – per il Corecom Lombardia ha fotografato l’esperienza che i giovani lombardi realizzano quotidianamente online, concentrando l’attenzione sulle piattaforme di social media più frequentate e sulle pratiche comunicative più diffuse, anche al fine di individuare i comportamenti più rischiosi e le strategie più efficaci nella gestione della reputazione online. A circa diciotto mesi di distanza, su iniziativa dei Corecom di Lombardia, Lazio e Campania, le Università Federico II di Napoli, La Sapienza e LUMSA di Roma e l’Università Cattolica di Milano hanno realizzato una ricerca congiunta nelle tre regioni, con l’intento di estendere la base dei dati, aggiornare le conoscenze in merito a questi fenomeni e confrontarsi sugli elementi di forza e di criticità rilevabili in prospettiva cross-regionale. Uno sguardo allo scenario internazionale L’analisi dei comportamenti online dei giovani e in particolare dei comportamenti a rischio non può prescindere da uno sguardo di tipo comparativo sull’andamento che tali pratiche hanno a livello internazionale, nazionale e regionale.

Secondo alcune ricerche svolte in Europa (Mascheroni, Cuman, 2014), la facilità di accesso alla rete è tale che i ragazzi navigano in internet prima ancora di possedere un telefono cellulare; mentre l’età entro la quale si ottiene il primo smartphone è compresa tra gli 8 e i 12 anni. All’interno di questo scenario, l’Italia è il paese in Europa in cui l’età media di accesso ad internet rimane la più alta, mentre la Danimarca è il paese con l’età media più bassa. Inoltre dal 2010 al 2013-14 le attività di social networking, condivisione ed intrattenimento svolte attraverso dispositivi digitali risultano in crescita (Eu kids online, 2011; Mascheroni, Cuman, 2014). Più difficile è, invece, avere una chiara fotografia delle dimensioni assunte dai rischi che si corrono in rete ed in particolare del cyberbullismo. Il Cyberbulling Research Center negli Stati Uniti sostiene che la percentuale di giovani interessati dal fenomeno oscilla tra il 10% e il 40%. Se il fenomeno viene circoscritto ad azioni online ripetute volte a colpire qualcuno, la percentuale si attesta attorno al 20% in un campione di giovani di età compresa tra gli 11 ed i 18 anni. Il Rapporto EU Kids Online del 2011 ha evidenziato che il 6 % di giovani tra i 9 ed i 16 anni in Europa è stato bullizzato online. Mentre, nel 2014, il Report Net Children Go Mobile ha evidenziato che il 12% di 3.500 ragazzi di età compresa tra i 9 ed i 16 anni è stato vittima di bullismo1 . 1 Mascheroni, Cuman, (2014),‘Net Children Go Mobile. Final Report’, Educatt Milano, Italy, 4 Naturalmente, a pesare sulla diversità dei risultati è l’età del campione di giovani presi in esame, la definizione più o meno estensiva di cyberbullismo adottata, le realtà geografiche prese in esame con il relativo grado di sviluppo tecnologico, di digital literacy e le condizioni socio-economiche dei soggetti esaminati e delle loro famiglie. Guardando alla situazione Europea, gli studi sul tema 2 evidenziano un pattern largamente diffuso in diversi paesi in base al quale più i ragazzi guadagnano l’accesso ad internet in tenera età, più il tempo che loro trascorrono online tende ad aumentare3 . Allo stesso tempo, la percentuale di rischi e pericoli connessi all’uso di internet si innalza nei paesi in cui si registra un livello elevato di frequentazione della rete. Ciò accade in paesi dell’Europa del Nord-Est (Estonia e Lituania) seguiti da Norvegia e Svezia, mentre la percentuale di rischi esperita risulta la più bassa in assoluto in Turchia, Portogallo, Grecia ed Italia. Sebbene l’Italia, su 25 paesi esaminati, presenti il più basso livello di comportamenti problematici connessi all’uso di internet, come ad esempio trascorrere troppo tempo online al punto di non mangiare o non dormire, l’incidenza di un eccessivo uso della rete si ripercuote nel caso dei ragazzi e delle ragazze italiane su problemi emotivi, più che comportamentali. Guardando più specificatamente al fenomeno del bullismo in rete, i livelli più bassi spettano all’Italia affiancata dal Portogallo, mentre i più alti ad Estonia e Romania, seguiti da Danimarca e Svezia (Eu Kids, 2011). Le pratiche di bullismo hanno una forte componente di genere: le ragazze hanno più probabilità (26%) dei ragazzi (20%) di esserne vittime e di rimanerne turbate. Allo stesso modo nel passaggio dalla pre-adolescenza all’adolescenza (13-14 anni) è più probabile che si diventi vittime di bullismo (26%) (Mascheroni, Cuman, 2014). Livelli bassi si registrano anche in riferimento al fenomeno del sexting: nella metà dei paesi europei presi in esame dal rapporto EU Kids online, il rischio di ricevere messaggi a sfondo sessuale è sotto la media ed il livello risulta ulteriormente basso in Italia. Nei paesi in cui una percentuale più alta di ragazzi/e ha dichiarato di avere ricevuto messaggi a sfondo sessuale, solo una piccola parte di essi ha anche affermato di esserne rimasta turbata. Ciò evidenzia un atteggiamento di resilienza verso l’esposizione a questi contenuti. Complessivamente, i dati hanno fatto emergere che ad un maggiore uso di internet corrisponde un maggiore tasso di rischio. Nella comparazione europea, l’Italia si inserisce in un pattern di basso uso/basso rischio insieme all’Austria, al Belgio, alla Francia, alla Germania, alla Grecia e all’Ungheria. 2 EU Kids Online (2014), ‘EU Kids Online: findings, methods, recommendations’, LSE Publishing. Il progetto EU Kids Online condotto dalla London School of Economics and Political Science (LSE) e finanziato dall’European Commission’s Safer Internet Programme è stato condotto in 25 paesi tra cui: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia e Regno Unito. 3 Lobe, B., Livingstone, S., Ólafsson, K., Vodeb, H. (2011) Cross- national comparison of risks and safety on the internet: initial analysis from the EU Kids Online survey of European children. EU Kids Online, Deliverable D6. EU Kids Online Network, London, UK. 5 Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalle indagini europee è che i paesi in cui i ragazzi sono più propensi a parlare con qualcuno dei pericoli che hanno incontrato online non sono quelli in cui è stata registrata la più alta percentuale di esperienze pericolose in rete4 . Ciò trova conferma nei dati relativi all’Italia, dove il numero di danni riportati è basso, ma la probabilità che i ragazzi ne parlino con qualcuno è più alta rispetto agli altri paesi.

 

La metodologia della ricerca Web reputation e comportamenti online degli adolescenti in Italia Nel quadro di un più ampio approccio metodologico, che ha visto lo sviluppo di una parte anche qualitativa limitatamente alla Campania e al Lazio, la ricerca congiunta ha adottato la medesima metodologia utilizzata nel 2016 da OssCom, intervistando un campione rappresentativo, dal punto di vista sociodemografico, della popolazione campana, laziale e lombarda tra gli 11 e i 18 anni, utente abituale di internet. La survey è stata condotta mediante questionario online integrato con interviste face to face sulla base di una traccia volta a rilevare le pratiche d’uso dei social media, le modalità di costruzione del proprio profilo, le informazioni personali condivise, i rischi incontrati nel corso dei 12 mesi precedenti, le forme di intervento e di mediazione sociale cui si fa ricorso per far fronte alle minacce nei confronti della propria web reputation, le iniziative di prevenzione messe in atto dalla scuola. I risultati della ricerca 1. L’uso dei social media L’uso dei social media si conferma centrale nell’esperienza online dei più giovani, ed è particolarmente diffuso sia tra i preadolescenti (11-14 anni) che tra gli adolescenti (15- 18 anni) che accedono a internet. • Infatti, l’86,5% degli utenti tra gli 11 e i 18 anni ha almeno un profilo su un sito di social network (SNS), con una percentuale maggiore fra gli adolescenti (95,5%, contro il 77,5% dei preadolescenti), e fra i maschi (87,3%, contro l’85,7% delle ragazze). La maggior parte degli utenti (49,4%) ha un solo profilo, ma quasi un terzo di essi (31,3%) ha più profili su diverse piattaforme. • I tre social network usati più frequentemente sono WhatsApp (37,3%), Facebook (36,5%) e Instagram (18,8%), ma la loro preferenza risente di alcune variabili sociodemografiche. Se WhatsApp è l’applicazione social più utilizzata in assoluto, e Facebook mostra qualche segno di crisi, quest’ultimo resta ancora il più popolare fra i maschi (39,9% lo indica come il profilo usato più spesso, contro il 32,8% delle femmine) e gli adolescenti (37,8%, contro il 34,9% di chi ha meno di 14 anni). Instagram invece è più frequente fra le femmine (24,3%) e i preadolescenti (19,8%). 4 EU Kids Online (2014), ‘EU Kids Online: findings, methods, recommendations’, LSE Publishing, p. 8. 6 2. Il profilo: pubblico o privato? Quali informazioni personali? Le modalità di impostazione del profilo individuale su una piattaforma di SNS costituiscono una variabile fondamentale nel qualificare l’esperienza online dell’utente, in modo particolare per quanto riguarda l’opzione tra “pubblico” (visibile a tutti gli altri utenti) e “privato” (visibile ai soli “amici”) e la tipologia delle informazioni personali messe a disposizione. Tale distinzione, peraltro, molto rilevante nella definizione dei profili di Facebook, è meno significativa in altri SNS come Instagram, dove la gestione della privacy avviene attraverso la gestione delle singole funzioni. La maggiore diffusione di Instagram, avvenuta negli ultimi mesi, costituisce un elemento dinamico rispetto al passato e contribuisce a sottolineare la rilevanza delle affordance delle piattaforme social nel dare forma ai comportamenti dei loro utenti (anche in relazione alla privacy). • Nel caso dei giovani intervistati, più della metà ha un profilo privato (57%), mentre la restante parte ha un profilo pubblico (40,3%), laddove solo il 2,7% sembra inconsapevole o immemore di quale opzione ha scelto. La percentuale di chi ha un profilo pubblico è maggiore fra i maschi (42,4%) e gli adolescenti (43,2%). • Le informazioni personali condivise sul profilo dalla maggioranza degli intervistati includono una foto che mostra chiaramente il proprio volto (73%), foto o video personali (72,2%), il cognome (64,7%), l’età vera (51,5%). Quasi la metà degli intervistati condivide la scuola frequentata (46,5%). I giovani intervistati sembrano più riservati e prudenti rispetto ad altre informazioni, come le relazioni sentimentali (26,4%), il numero di telefono cellulare (19%), e l’indirizzo di casa (9,1%). • Gli adolescenti mostrano una maggiore propensione alla condivisione delle proprie informazioni personali, mentre i preadolescenti si rivelano più prudenti tranne che per quanto riguarda il proprio indirizzo (9,5% contr 8,9% degli adolescenti) e un’età diversa da quella reale (26,2% contro 22,4% degli adolescenti, a riprova forse della pratica di bypassare il limite dei 13 anni per accedere ai SNS). In modo analogo le ragazze tendono a condividere meno informazioni personali rispetto ai loro coetanei maschi, con la sola ma significativa eccezione dei materiali fotografici (foto profilo: 77% contro 69,4% dei maschi; foto e video personali: 75,5% contro 69,1% dei maschi). 3. La risky communication Alcune pratiche comunicative online sono giudicate rischiose perché espongono al contatto con sconosciuti: • Nel corso dell’ultimo anno il 59,9% degli intervistati ha cercato nuovi amici sui social network, poco meno della metà (45,7%) ha aggiunto alla propria lista di contatti persone che non avevano incontrato faccia a faccia (soprattutto “amici di amici”), mentre quasi un terzo dei giovani (30,9%) ha inviato informazioni personali a persone che non avevano mai incontrato faccia a faccia. • La risky communication è generalmente più diffusa tra i maschi rispetto alle femmine. 7 4. La gestione della web reputation In generale i giovani intervistati si dimostrano abbastanza consapevoli dei rischi di una cattiva gestione della propria reputazione online e sembrano agire di conseguenza: • la pratica “correttiva” più diffusa riguarda la gestione della propria lista di contatti, con la cancellazione di amici o contatti non più desiderabili (60,4%); il 40,1% degli intervistati ha cancellato o modificato cose che aveva pubblicato in passato, il 31,9% ha tolto il proprio nome da foto in cui era stato taggato da altri, e il 30,3% ha cancellato commenti che altri avevano pubblicato sul suo profilo. • In via “preventiva”, invece, il 36,2% degli intervistati ha deciso di non pubblicare qualcosa per paura che potesse danneggiare la sua immagine, il 25,1% ha pubblicato messaggi in codice che solo alcuni amici potessero capire e il 27,7% ha migliorato il proprio aspetto in una foto con qualche software. • Le ragazze si dimostrano più sensibili all’esigenza di gestire la propria immagine online e sono più attive dei maschi sotto questo punto di vista; più difficile, invece, cogliere una differenza sistematica tra preadolescenti e adolescenti, anche se questi ultimi danno segni di una maggiore cura del proprio profilo. 5. I rischi dei social media: bullismo, sexting, abuso dei dati personali I rischi più diffusi, indagati dalla ricerca,sono nell’ordine il bullismo, sia offline che online (27,8%), seguito dal sexting (20,1%) e dall’abuso dei dati personali, con percentuali variabili a seconda delle sue diverse forme (da un massimo di 24% relativo al tag su una foto in cui non si vuole comparire a un minimo di 4,3% per la condivisione di informazioni che hanno danneggiato la propria famiglia). • Il bullismo offline è ancora più diffuso di quello online; il cosiddetto cyberbulling è però diffuso su tutte le piattaforme di SNS: il 39,6% delle vittime lo ha sperimentato su Facebook, il 31,7% su WhatsApp, il 14,3% tramite chiamate e SMS sul proprio cellulare e l’8,1% su Instagram. • Per quanto riguarda il sexting, le piattaforme più pericolose sono Facebook (45,7% delle vittime) e WhatsApp (44,4%); seguono a distanza gli sms (11,8%) e le altre piattaforme (Instagram 9,5%). • La forma di abuso dei dati personali più diffusa è il tagging indesiderato su foto rese pubbliche da altri utenti (24%) e, a scalare, la pubblicazione indesiderata di proprie immagini fotografiche (13,6%), l’uso o la diffusione di informazioni personali da parte di altri (rispettivamente 11,4% e 6%), il furto di identità (6,4% su smartphone, 4,8% su SNS). • Gli episodi di bullismo sono più frequenti fra i maschi (30,2% contro il 25,2% delle femmine) e fra i preadolescenti (30,7% contro il 25% degli adolescenti); il rischio sexting è più diffuso tra i maschi (23,2%) che tra le femmine (16,9%), e tra gli adolescenti (21,7%) che tra i preadolescenti (18,7%). • Il bullismo continua a essere il rischio più dannoso: più di due vittime su tre si dicono ‘abbastanza’ o ‘molto’ turbate da quest’esperienza, e il dato sale a tre vittime su quattro tra i preadolescenti e tra le femmine. Tra le vittime del sexting, poco meno dei due terzi si dichiarano ‘abbastanza’ o ‘molto’ turbati dall’esperienza, ancora con maggiore frequenza tra i preadolescenti e tra le femmine, mentre i maschi e gli adolescenti sembrano essere, seppur di poco, meno sensibili al danno. 8 6. Il coping: le risposte sociali Quando hanno esperienze negative su internet, i ragazzi adottano una combinazione di strategie per far fronte alla situazione problematica e ridurre lo stress emotivo e psicologico: • Se dovessero fare un’esperienza su internet che li infastidisce o li turba, i giovani delle tre regioni si rivolgerebbero alla madre (79,6%), agli amici (71,9%), al padre (65,2%), a fratelli e sorelle (49,8%). Seguono altri adulti significativi (36,8%), gli insegnanti o altri adulti incaricati di aiutare i giovani (rispettivamente 26,3% e 27,1%) e altri parenti (24,6%). 7. La mediazione e la prevenzione scolastica La scuola rappresenta un importante ambito di mediazione dell’esperienza online dei ragazzi. Gli insegnanti hanno la possibilità di influire, preventivamente o in modo correttivo, sulla qualità di tale esperienza, e i giovani intervistati rendono conto della presenza (seppur limitata) degli insegnanti su questo fronte: • Un terzo degli intervistati dichiara di aver ricevuto consigli dai propri insegnanti su come comportarsi con i propri contatti online (32%) e su cosa fare nel caso in cui qualcosa li turbasse o infastidisse su internet (32,7%); più contenute sono le percentuali di chi riferisce di un progetto di sensibilizzazione sugli usi sicuri e responsabili dei SNS (24,3%) o di un lavoro – di gruppo o personalizzato – a supporto degli utenti meno consapevoli (dal 18,4% al 12,9%). Il confronto cross-regionale 1. L’uso dei social media I soggetti coinvolti nel questionario mostrano un comportamento sostanzialmente omogeneo a livello regionale per quanto riguarda il possesso di un profilo/account su un SNS. Una lieve differenza, invece, è riscontrabile rispetto alla tendenza ad avere più di un profilo, sia in termini di profili multipli all’interno dello stesso sito, sia per quanto riguarda la pratica di avere profili su differenti piattaforme. • Più specificamente, possiede più di un profilo all’interno dello stesso SNS il 4,6% dei rispondenti della Lombardia, contro il 6,4% del Lazio e il 6,8% della Campania; account su differenti piattaforme sono utilizzati dal 29,7% dei ragazzi e delle ragazze della Lombardia a fronte di un 32% dei giovani campani e di un 32,1% dei giovani del Lazio. • Alcune differenze più marcate a livello cross-regionale si possono osservare per quanto riguarda il tipo di piattaforma su cui si ha il profilo/account che si utilizza più spesso. Se si esclude WhatsApp, infatti, Facebook è richiamato dal 30,9% dei giovani della Lombardia rispetto al 37,2% dei giovani del Lazio e al 41,1% dei giovani della Campania. Un andamento coerente e di segno opposto si osserva per quanto riguarda Instagram, un social network site che si sta recentemente facendo strada nelle abitudini dei giovani 9 italiani, lasciando spazio per ipotizzare una sorta di “effetto sostituzione” che sarebbe più accentuato in Lombardia rispetto alle altre regioni considerate. • Nel dettaglio, solo il 13,6% dei giovani campani considera il profilo di Instagram quello usato più spesso, contro il 18,8% dei giovani laziali e il 24,4% dei lombardi. 2. Il profilo: pubblico o privato? Quali informazioni personali? Anche la gestione della visibilità dei profili social utilizzati dai ragazzi raggiunti dal questionario evidenzia una certa specificità regionale. • Ha un profilo pubblico il 45,8% dei campani, il 41,4% dei lombardi e solo il 33,7% dei giovani del Lazio. Il dettaglio delle specifiche informazioni condivise online dai ragazzi e dalle ragazze consente di osservare come l’atteggiamento generale nei confronti della visibilità online si concretizza in una serie di scelte che tracciano i confini della presenza social dei giovani delle tre regioni analizzate, mettendo in evidenza alcune specificità regionali, nell’ambito di una tendenza complessiva che vede i giovani della Campania più pronti a includere informazioni personali all’interno del loro profilo social. • Nel dettaglio, condivide una foto che mostra chiaramente il volto il 67,2% dei ragazzi del Lazio, il 72% di quelli della Lombardia e il 79,6% di quelli della Campania; inserisce il cognome il 59,6% dei lombardi, il 61,7% dei laziali e il 72,4% dei campani. • Uno scarto apprezzabile si osserva anche per quanto riguarda l’inserimento di informazioni legate alla scuola frequentata, l’indicazione di un’età differente da quella vera e la dichiarazione relativa alle relazioni sentimentali. 3. I rischi dei social media: bullismo, sexting, abuso dei dati personali Tra le pratiche legate alla frequentazione dei SNS che possono configurarsi come potenziali fonti di pericolo per quanto riguarda i fenomeni del cyberbullismo e del sexting, l’indagine ha esplorato l’attività di ricerca di nuovi amici, l’invio di informazioni personali a contatti non incontrati di persona e l’inserimento di questi ultimi all’interno della propria lista di amici. Particolare attenzione è stata altresì posta nei confronti di alcune attività di contrasto che possono essere messe in atto dai giovani e che, considerate nel loro insieme, rappresentano un atteggiamento proattivo di protezione rispetto alla propria presenza online. • Nell’ambito di una complessiva omogeneità dei comportamenti dei ragazzi delle tre regioni, si possono mettere in luce alcuni scostamenti, secondo un andamento dei dati che vede i ragazzi della Campania più propensi a mettere in atto tali pratiche rispetto ai giovani lombardi e laziali. • I dati relativi ai comportamenti online dei ragazzi e delle ragazze coinvolte nella ricerca testimoniano la diffusione significativa di pratiche di protezione attiva (nel complesso, poco meno di un giovane su tre). • Significativamente, sono proprio i giovani campani a risultare maggiormente impegnati in queste pratiche. Il dato può essere letto sia come indice di un generale attivismo dei ragazzi e delle ragazze della Campania, sia come il portato di un’esperienza in piattaforme social che li ha, nel tempo, esposti/socializzati a gestire più rischi rispetto a chi mostra un comportamento meno attivo. 10 Come già messo in evidenza, l’incidenza complessiva del fenomeno del cyberbullismo intercetta circa il 30% dei ragazzi e delle ragazze delle tre regioni coinvolte nell’indagine. • Il confronto tra le regioni, anche in presenza di alcune differenze nei comportamenti online dei giovani delle diverse aree territoriali, mostra un andamento tutto sommato omogeneo del fenomeno, con scarti non particolarmente significativi rispetto alla dichiarazione di essere stati vittime del cyberbullismo e al livello di turbamento che è derivato da tale evenienza. • Lo scostamento più rilevante riguarda la percentuale di giovani che dichiara di non essere stata vittima di cyberbullismo (64% Campania, 68,3% Lazio e 70,7% Lombardia), mentre le altre differenze (che riguardano sostanzialmente quanto i ragazzi e le ragazze dichiarano di essere stati turbati) si distribuiscono in maniera meno spiccata. L’andamento complessivo appena descritto, trova conferma anche per quanto riguarda la domanda “proiettiva”, che ha indagato l’incidenza del fenomeno del cyberbullismo riferendola a un amico o amica dei rispondenti. • Le differenze più significative si osservano tra chi ha dichiarato di non conoscere nessuno a cui è capitato un episodio legato al cyberbullismo: 54,5% dei giovani campani, 60% dei laziali e 63,1% dei lombardi. Per quanto riguarda le piattaforme dove avvengono gli episodi di cyberbullismo, in termini generali Facebook è la piattaforma in cui i ragazzi hanno sperimentato maggiormente episodi di cyberbullismo. I dati più rilevanti emersi nella comparazione crossregionale si allineano a questa tendenza. • Costituisce un’eccezione il caso di WhatsApp dove le differenze in termini di incidenza del fenomeno del cyberbullismo risultato maggiori rispetto alle percentuali di utilizzo della piattaforma. Nel dettaglio si registra uno scarto di circa nove punti percentuali tra Campania (35.9%) e Lazio (27,4%) a fronte di un utilizzo della piattaforma pressoché equivalente nelle tre regioni (considera Facebook il SNS principale il 37,6% dei campani, il 38,1% dei laziali e il 36,1% dei lombardi). • In un quadro generale che vede l’incidenza dei fenomeni di sexting meno marcata rispetto al cyberbullismo, non si osservano differenze regionali significative. 4.

Figure di riferimento: mediazione e prevenzione tra famiglia, scuola e gruppo dei pari Sul piano regionale, non emergono differenze significative rispetto agli adulti di riferimento. In termini generali valgono le stesse indicazioni emerse dall’analisi nazionale: la madre è la principale figura di riferimento, seguita dal padre e dagli amici che si attestano su percentuali simili. • Il ruolo degli insegnati sembra non essere centrale se paragonato alle figure genitoriali e al gruppo dei pari, almeno in termini di punti di riferimento richiamati dai ragazzi. Per quanto riguarda le iniziative intraprese dagli insegnanti, pur nel quadro di una sostanziale omogeneità dei dati, è possibile mettere in evidenza alcune specificità sul piano locale. • Nel dettaglio, gli insegnanti lombardi hanno messo in campo strategie di sensibilizzazione rispetto ai temi del cyberbullismo e del sexting che fanno ricorso al 11 confronto verbale con i ragazzi, mentre gli insegnanti campani sono lievemente più inclini ad impostare una riflessione localizzata proprio sulle piattaforme costituendo, ad esempio, dei gruppi di discussione specifici. • In questo contesto, il dato più rilevante riguarda l’attuazione di progetti di sensibilizzazione nei confronti di un uso consapevole dei SNS: rispetto a questa attività, il 30,3% dei giovani lombardi dichiara di essere stato coinvolti in tali progetti a fronte di un 21,7% dei giovani campani e del 20,9% dei ragazzi del Lazio. Le implicazioni della ricerca Sulla base delle evidenze della ricerca è possibile trarre alcune considerazioni generali sull’esperienza online degli adolescenti italiani. In particolare, l’attenzione è posta sui principali rischi riscontrati dai ragazzi, sui loro comportamenti più pericolosi sui social media e, al tempo stesso, sulle strategie più efficaci messe in atto per la gestione della propria reputazione online. A partire da tale scenario, sono indicate alcune caratteristiche degli utenti più esposti ai rischi dei social media e più vulnerabili. Infine, si evidenziano le responsabilità degli adulti e il compito della scuola e delle istituzioni rispetto ai processi di mediazione e prevenzione dei rischi. 1. Rischi online e comportamenti degli adolescenti italiani Alcuni comportamenti online degli adolescenti italiani sono correlati positivamente con una maggiore probabilità di incorrere in rischi. • Maggiore è la quantità e la varietà delle informazioni personali presenti negli account-profili degli adolescenti, maggiore è la probabilità di rischio. • I contatti e la condivisione di informazioni personali con gli sconosciuti si accompagnano ad un maggior grado di rischio sperimentato online. • Coloro che impostano il proprio account-profilo in modalità “pubblica”, ovvero visibile a tutti, hanno circa il 10% di probabilità in più di sperimentare i rischi di bullismo, sexting e abuso di dati personali rispetto a chi ha un profilo-account “privato”, ovvero visibile solo agli amici. 2. Le strategie di web reputation management degli adolescenti Gli adolescenti italiani intervistati sono abbastanza consapevoli dei rischi dei social media. Tuttavia, essi non rinunciano all’uso di questi ultimi, piuttosto preferiscono adottare strategie di gestione della propria reputazione online al fine di minimizzare i rischi o ridurre i danni, sia in funzione correttiva, sia in funzione preventiva. • A riprova di una strategia correttiva, l’attività di gestione della propria reputazione online è più intensa tra coloro che hanno subito bullismo, sexting o abuso di dati personali rispetto a quella di chi non ha sperimentato tali rischi. • Comportamenti online più prudenti e gestione più accorta della privacy riducono la probabilità di andare incontro ai rischi dei social media, ma non la annullano completamente. 12 3. Rischi online e conseguenze sugli adolescenti Uno dei dati più significativi emersi dall’indagine è che la maggiore esposizione al rischio online di alcune tipologie di utenti non implica necessariamente maggiori conseguenze in termini di danni o turbamenti psicologici. • I maschi e gli adolescenti (15-18 anni), sono i più esposti ai rischi di cyberbullismo, sexting e abuso di dati personali, tuttavia risultano poco o per niente turbati da tali esperienze. • Viceversa, un comportamento più prudente, proprio delle femmine e, sotto alcuni aspetti, dei preadolescenti (11-14 anni), si accompagna di norma con maggiori conseguenze sul piano emotivo. • Le femmine e i preadolescenti, dunque, pur essendo i soggetti meno esposti ai rischi online, rappresentano i soggetti più vulnerabili. 4. Mediazione e prevenzione: la famiglia, la scuola, le istituzioni Il mondo degli adulti insieme al gruppo dei pari costituiscono utili risorse di mediazione dell’esperienza online degli adolescenti italiani e un supporto per le strategie di coping. • La famiglia e il gruppo dei pari sono i principali interlocutori dei ragazzi nel caso di esperienze rischiose online. • La scuola è in grado di influire sulla qualità dell’esperienza online degli adolescenti, ma l’impegno degli insegnanti su questo fronte è limitato. • Tuttavia, i dati sembrano evidenziare che l’intervento di famiglie e insegnanti si realizza con maggiore probabilità a posteriori, dopo l’esperienza del rischio, a sostegno delle strategie di coping dei giovani, piuttosto che in maniera preventiva. • La tendenza a rivolgersi a figure istituzionali in caso di esperienze dannose sui social media da parte degli adolescenti appare ancora ridotta rispetto al ruolo di supporto della famiglia. • Per tale ragione, costituisce una priorità sviluppare forme di prevenzione, a carattere educativo o regolativo, rivolte non solo agli adolescenti, ma anche alle famiglie e agli insegnanti. 5. Osservazioni conclusive A partire da tale scenario, risulta chiaro e necessario individuare strumenti efficaci per trasferire, nei contesti scolastici e formativi, non solo le competenze e le abilità tecniche per utilizzare al meglio i media digitali, ma anche le conoscenze che favoriscono una maggiore consapevolezza nel distinguere e valutare sia le opportunità che i rischi del web. Un approccio educativo utile a tale scopo dovrebbe tener conto di tre dimensioni: – Dimensione tecnologica, connessa alla capacità di scegliere le tecnologie più opportune per affrontare problemi reali e padroneggiare contesti tecnologici in rapida e continua evoluzione; – Dimensione cognitiva, connessa alla capacità di saper leggere, selezionare, interpretare e valutare le informazioni sulla base della loro pertinenza ed attendibilità; – Dimensione etica, connessa alla capacità di interagire e relazionarsi con altri soggetti in modo costruttivo e responsabile avvalendosi delle tecnologie, con particolare riguardo alla tutela personale ed al rispetto degli altri.

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