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Lorenzo Lerose: La questione delle concessioni balneari torna all’onore delle cronache per un emendamento al decreto Rilancio

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MILANO – La questione delle concessioni balneari torna all’onore delle cronache per un emendamento al decreto Rilancio, firmato dalla parlamentare Deborah Bergamini di Forza Italia e approvato in Commissione Bilancio della Camera, che di fatto proroga al 2033 le concessioni balneari.

Nel fine settimana è stata la stessa Bergamini a salutare sui social network l’approvazione del suo emendamento: “Un risultato importante per far applicare la proroga delle concessioni al 2033. Ringrazio il senatore Gasparri e i colleghi di Forza Italia della Commissione Bilancio per l’obiettivo raggiunto grazie al lavoro di squadra. Ancora una volta, Forza Italia è al fianco di una categoria fondamentale per la ripartenza dell’Italia e che da mesi combatte contro le incognite di questa crisi”.

La modifica, ricorda la scheda di sintesi al provvedimento dei tecnici della Camera, congela “i procedimenti amministrativi per la devoluzione delle opere non amovibili, per il rilascio o l’assegnazione, con pubblica evidenza, delle aree oggetto di concessione demaniale marittima salvo il caso di revoca della concessione oppure della decadenza del titolo per fatto e colpa del concessionario diverso dal mancato pagamento dei canoni”. E ancora “estende anche alle concessione del demanio fluviale e lacuale il termine di durata di quindici anni delle concessioni demaniali. Allo stesso modo sono prorogate le concessioni per la realizzazione e la gestione, a cura di società sportive, di strutture dedicate alla nautica da diporto, inclusi i punti di ormeggio”.

Su questa modifica è piovuta la dura critica del leader di Azione, Carlo Calenda, che in un video su Twitter ha argomentato la sua posizione. Ma anche la Ragioneria dello Stato, nel suo parere trasmesso al Mef di cui circola una copia, punta il dito. Tenendo “ferme le criticità della disposizione in relazione alla normativa comunitaria in tema di concorrenza e di proroga automatica delle concessioni”, il tema cruciale per la Rgs è che le modifiche introdotte per emendamento “sono suscettibili di determinare oneri in termini di minori entrate e comunque criticità applicative”. In “mancanza di relazione tecnica, quindi, se ne chiede lo stralcio”.

Nella lettera della Rgs con la quale chiede alla Commissione Bilancio di Montecitorio di rivedere il testo, la Ragioneria manifesta “fortissime perplessità” per la proroga automatica di quindici anni perché “la situazione prospettata, nel protrarre lo status quo potrebbe determinare un’ingiustificata compressione dell’assetto concorrenziale del mercato del demani marittimo”. I tecnici dello Stato evidenziano inoltre come la Commissione Europea abbia già avviato una procedura di pre-infrazione sul tema.

Sulla vicenda più in generale aveva attaccato il leader di Azione: “Ora, l’Italia riceve da tutte le concessioni balneari, da tutte le spiagge italiane, 100 milioni di euro, praticamente zero”, ha spiegato Calenda invocando la rottura di questo meccanismo. “Funziona che queste concessioni, che si perpetuano sostanzialmente nelle famiglie, non vanno mai a gara e pagano dei canoni irrisori. Per esempio – spiega Calenda – lo stabilimento più Vip di Capalbio  paga 4 mila 500 euro l’anno di canone. Credo che un ombrellone per la stagione ne costi circa 3 mila. Più o meno con un ombrellone si rifà perciò di tutto il costo della concessione annuale. Chiaramente questo non è affatto giusto”.

Aumento dei canoni, rimodulazione delle gare per riconoscere un punteggio più elevato a coloro che “lavorano nella loro concessione” e responsabilità erariale ai Comuni, “che rimborsino cioè lo Stato se non fanno lavoro di raccolta controllando che paghino almeno un canone minimo”, sono le proposte di Calenda per riformare il meccanismo.

Anche da parte del coordinatore nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, è arrivata una forte critica sulla riproposizoione della “proroga delle concessioni balneari al 2033 senza gara e adeguamento canoni” che “salvaguarda un’inaccettabile concentrato di privilegi che ha portato alla svendita e alla privatizzazione delle spiagge italiane”. “Questa norma serve per neutralizzare, temporaneamente, le sentenze di molti tribunali che avevano annullato la proroga decisa da molte regioni e comuni perché in contrasto con la direttiva europea Bolkestein”.

“Questa decisione – continua l’esponente dei Verdi – tutela privilegi e rendite inaccettabili se pensiamo che l’evasione dal pagamento delle concessioni all’agenzia del Ddemanio è pari al 50% perché lo Stato incassa solo 106 milioni di euro l’anno a fronte del fatturato di 7 miliardi di euro l’anno”, conclude Bonelli.

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