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Truffa finti casting e agenzia di moda e dello spettacolo

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iaggio nel mondo della moda e dello spettacolo un business da 1o milioni l’anno, ecco perchè diffidare delle agenzie che chiedono soldi. 

DECINE di agenzie di casting  a Milano  che promettono mari e monti. Ci sono molte discussioni online a riguardo come la citata agenzia La 19th Street  di  Marco Carlucci e molte altre. Centinaia di scuole di recitazione portamento, senza alcuno sbocco professionale. Un esercito di aspiranti attori basta guardare l’articolo scritto dall’espesso, dove una infinità di aspiranti attori e ballerini, cantanti, showman e vallette pronto a pagare pur di sfondare nel “mondo dello spettacolo”. È la fabbrica delle illusioni: un giro d’ affari di oltre 10 milioni di euro l’anno, tra costosi book fotografici alte quote d’ iscrizione. Basta un numero per capire: sono ben 110mila gli italiani che oggi affidano i propri sogni ai database delle agenzie di casting. Curriculum, fotografie, lunghe e inutili attese accanto al telefono. E l’ingaggio non arriva mai. Come si riconoscono le truffe? Quali sono i trucchi delle agenzie? E chi sono i padroni di questo mercato?  Quali sono i modi per riconoscere una agenzie seria?

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TUTORIAL COME NON FARSI FREGARE

RAGAZZA TRUFFATA

ASPIRANTI ARTISTI E SELEZIONI DI FACCIATA

Anita Ceccarelliè romana, ha 26 anni e fa la ballerina. Il suo è un caso tipico: «Lo scorso settembre ho letto un annuncio su un periodico. Un’ agenzia cercava ballerini per alcune produzioni televisive. Ho chiamato e ho preso appuntamento per un provino. Ho fatto un pezzo di ballo modern jazz. Tutto è andato bene, finché non si è arrivata parlare di soldi: mi hanno chiesto mille euro per le foto. Ho risposto che avevo già un book fotografico professionale e dunque non avevo bisogno di altro. L’ agenzia ha insistito: solo con le loro foto avrebbero potuto garantire di farmi lavorare. Erano molto persuasivi, ma la loro insistenza mi ha insospettita è alla fine non ho accettato. Uscita da lì ho telefonato all’ Unione nazionale consumatori e ho capito che ero stata a un passo dal farmi fregare. Oggi studio comunicazione all’ università Cattolica di Milano». Ma per una come Anita che non ci casca, tanti sono quelli pronti a pagare pur di iscriversi a un database o farsi fare un inutile book. «Fino a due anni fa, sono stato casting director per una grande agenzia romana, che lavora ancora oggi». A parlare è F. D: ha deciso di raccontare come funziona la macchina delle illusioni. «Quando qualche produzione televisiva o cinematografica ci mandava un cast list, il mio compito era quello di girare loro le facce migliori del nostro database. Ma questo accadeva assai di rado: era, diciamo così, la nostra copertura legale. Per capirci, durante tutto il tempo che ho lavorato in agenzia avrò piazzato al massimo 5-6 persone, tra cui tre comparse per Un medico in famiglia e un solo ruolo di un certo peso per un film. Ben poca cosa, se pensiamo che avevamo oltre 12mila profili nel database. Il nostro business era un altro: fare numero, prendere tutti quelli che si presentavano, senza nessuna selezione e fare cassa con i soldi delle iscrizioni».

Il meccanismo è semplice: l’agenzia di F. D. pubblica su internet e giornali locali degli annunci generici di ricerca di attori o ballerini. Le persone chiamano e prendono appuntamento in agenzia. «Venivano oltre venti candidati al giorno, anche da lontano, soprattutto dal Sud Italia: ricordo per esempio una coppia arrivata a Roma dalla Puglia. Noi promettevamo di iscriverli nel nostro database, con qualche dato del loro profilo e una fotografia. Nulla di più. In cambio dovevano sborsare 78 euro a testa per due anni, ma ora la quota è arrivata a 98 euro. In gran parte in nero. Prendevamo tutti. Una volta si è presentata una famiglia intera per iscrivere il figlio minorenne. Noi li abbiamo convinti a iscriversi tutti e quattro, dicendogli che avevano buone possibilità nel mondo dello spettacolo. Quasi tutta quella gente era improponibile. Ma che ce ne fregava? A noi interessavano solo i soldi dell’iscrizione, poi i loro profili potevano pure andare perduti». Per F. D. non si trattava di una truffa in senso tecnico, «in fondo noi promettevamo solo di inserirli nei database, nei contratti non si parlava mai di lavoro. Dunque, in qualche modo, mantenevamo le promesse. E poi in giro c’ è ben di peggio: ci sono agenzie che si fanno pagare tremila o quattromila euro per book fotografici che non servono a nulla». Ma qual è il giro d’ affari dei falsi casting? E quanti italiani finiscono vittime dei loro trucchi? UN ESERCITO DI RAGGIRATI Il giro d’ affari è grosso: per il casting director F. D. «oggi oltre 110 mila italiani sono dentro le banche dati delle varie agenzie: un esercito di illusi». Dati confermati dalle associazioni dei consumatori. «Le segnalazioni che riceviamo riguardanti truffe nel mondo dello spettacolo sono numerosissime – chiarisce Sonia Galardo dell’Unione nazionale consumatori, che ha denunciato il fenomeno anche davanti alle telecamere della trasmissione Rai, Apprescindere-i giovano restano le vittime predilette, gli annunci sono sempre molto generici, tipo «cercasi nuovi volti per il cinema», in modo da raggiungere il massimo bacino di utenza. Poi si guadagna sulle iscrizioni all’ agenzia e su costosissimi book fotografici. A caderciè un esercito di aspiranti attori, modelli, ballerine, che spera in un lavoro e rimarrà invece a bocca asciutta». Solo a Roma, come racconta Ilaria Ravarino in un articolo per il mensile romano Nuovo Paese Sera, sono migliaia gli aspiranti attori che ogni anno si affidano a un’agenzia di casting della città. Non mancano poi agenzie solo on-line, che fanno affari d’ oro grazie a internet. Qui neppure c’ è bisogno di prendere appuntamento e recarsi presso un ufficio. Basta connettersi per trovare decine di offerte: «Mandaci foto e dati personali e ti metteremo sulla nostra bacheca on-line a disposizione dei professionisti dello spettacolo». Costo medio di un “pacchetto professional” (con il massimo di visibilità tra i tanti candidati e la possibilità di caricare video personali): 120-180 euro l’anno. Un bell’ affare, a costo (per l’agenzia) zero. E anche qui, accanto a poche agenzie serie, molte non garantiscono alcun contatto reale col mondo del lavoro. La regola per evitare fregature è una sola: non pagare mai un euro in anticipo. «Le agenzie vere non chiedono soldi d’ iscrizione, né obbligano l’artista a pagare a peso d’ oro il book presso un determinato fotografo o gli impongono un qualche corso – spiega Aldo Emanuele Castellani, regista, attoree autore di un blog molto seguito, “casting-aperti.blogspot.com” – le agenzie serie guadagnano solo in un modo: prendono una percentuale sui lavori effettivamente trovati». Quanto? «Il 10% per ingaggi nel cinema e in tv e il 20% in caso di spot pubblicitari. Per questo effettuano una selezione reale degli artisti. Tutte le altre si limitano a lucrare sull’ ingenuità dei ragazzi». LA RABBIA SUI FORUM Internet è una miniera di storie e speranze tradite. Scrive sul “forum.alfemminile.com”, Ester di Bolzano: «Ho dato a un’agenzia la somma di 10mila euro per book fotografici della mia bambina. Mia figlia Emily, mi dicevano, era addirittura idonea sul piano internazionale mi hanno fatto fare la bellezza di 800 foto per coprire tutto il campo, promettendomi contratti su contratti. A luglio mi hanno detto che era arrivato il primo lavoro e che quindi avrei dovuto versare la cauzione di 3mila euro. Fatto sta che sono passati 7 mesi del lavoro niente. Neanche un contratto da firmare. Niente di niente. Ho contattato altre agenzie per farmi dare dei consigli. Tutte sono dell’idea che sono stata pesantemente truffata». Sullo stesso forum Jonesd racconta la sua esperienza presso un’agenzia di modelle di Milano: «Ci sono stata ieri per un colloquio di lavoro. Ho conosciuto una ragazza brasiliana (brutta e pretenziosa) che mi offriva un lavoro che consisteva nel cercare nuovi volti, giovani ragazze che vogliono fare le modelle, e cercare di vendere loro book e servizi. Quando ho chiesto se dopo le ragazze avrebbero effettivamente lavorato, lei si è messa a ridere, dicendo che quello che conta è solo vendere più book fotografici possibili, non importa se sono ragazze belle o brutte. Per loro l’ importanteè il numero. Anche perché non c’ è un salario fisso, guadagno sui book che vendo. Insomma un’altra fregatura nel mondo della moda milanese. State lontano da gente così se volete lavorare, invece di essere lavorate». IL MITO DEI CASTING APERTI Il problema è anche un altro. Oggi raramente i casting sono davvero aperti. «Le grandi produzioni non fanno annunci pubblici, se non in rari casi e per ruoli molto specifici – sostiene Castellani- per il resto si affidano sempre allo stesso giro di agenti o di raccomandati. Anche perché, va detto, c’ è un tal numero di persone interessate a recitare che in caso di casting aperti fioccherebbero a migliaia le domande». Non solo. Accade anche che alcuni casting siano solo di facciata: i ruoli già sono tutti presie le selezioni vengono fatte solo per giustificare voci di spesa nelle produzioni che accedono ai finanziamenti pubblici allo spettacolo. «In effetti molte cast list non girano più tra le agenzie, sono circuiti chiusi – conferma Simona Tartaglia, tra le più importanti casting director italiane, moglie del regista di fiction Giorgio Capitani e da oltre 25 anni nel mondo dello spettacolo – e non mancano accordi sotto banco tra produzioni e singole agenzie». Ma cosa fa davvero un casting director? «Il nostro lavoro- risponde Tartaglia- ha avuto un riconoscimento professionale solo 5-6 anni fa, prima a fare i casting erano gli assistenti alla regia. Noi riceviamo la sceneggiatura, estraiamo i ruoli, inviamo alle varie agenzie la cast list e riceviamo le loro proposte. Per ogni ruolo facciamo provini a circa dieci candidati, montiamo tutto su dischetto e portiamo al regista e al produttore cinque proposte per ogni ruolo. Questo è quello che fa il vero casting director. E una cosa è certa, nessuno deve pretendere soldi dall’ attore: noi veniamo pagati dalla produzione, l’agente o l’agenzia dell’attore guadagna solo grazie alla percentuale sull’ ingaggio». Non è tutto. «Un altro ambiente opaco – avverte Tartaglia – è quello delle tante scuole di recitazione, che promettono l’impossibile». Ma quali sono corsi seri? E come funziona il business delle scuole? SCUOLE E CORSI FANTASMA «Tempo fa ho seguito un corso della durata di poche ore, sabato e domenica, in una scuola al centro di Roma – racconta Fabrizio, un giovane attore – eravamo in venti e abbiamo pagato 250 euro a testa. In sede abbiamo trovato quattro sedicenti casting director. La promessa era un abboccamento con questi professionisti, che ci avrebbero poi fatto lavorare. Ciascuno di noi portava un pezzo e si esibiva davanti a loro. Una svolta? Macché, dopo quel weekend non si sono fatti più sentire. Roma è piena di scuole che ti illudono e ti riempiono di inutili attestati». L’ importante non credere chi promette di farti svoltare: «Io partecipo a workshop per professionisti – fa sapere Tartaglia – ma mai e poi mai in questi incontri promettiamo un lavoro». A leggere i giornali, gli annunci on-line o i manifesti affissi in ogni città, si trovano corsi davvero per tutti: aspiranti attori, modelle, cantanti, presentatori, ballerini. Corsi intensivi, annuali, professionali, amatoriali. Scuole fai-da-te o riconosciute da Regione e Provincia, che rilasciano certificati di frequenza o attestati di studio. «All’ Unione nazionale consumatori – racconta Sonia Galardo – ci arrivano diverse segnalazioni. L’ ultima riguardava un corso di formazione a pagamento per diventare telecronisti sportivi. La promessa, solo verbale, era di venire assuntiva fine corso. Promessa che, naturalmente, non veniva mai mantenuta». Insomma, fondamentale è non cedere alle sirene di chi garantisce un impiego sicuro. Dare numeri è impossibile. Limitandosi alle scuole di recitazione, le Pagine gialle ne riportano 146. Ma sono molte di più quelle che ogni anno nascono nel nostro Paese. «In Italia ci sono le scuole più importanti, come l’ accademia nazionale Silvio D’ Amico il Centro sperimentale di cinematografia – spiega Aldo Emanuele Castellani – ma accanto a queste sono cresciute come funghi decine di scuole amatoriali, dove la recitazione è per lo più ridotta a hobby. Nulla di male, per carità, purché i responsabili non promettano inesistenti sbocchi professionali e gli studenti sappiano che quei corsi non garantiscono nulla».

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