cronaca

Quando Massimo Carminati governava la Roma del sottobosco: dalla scarcerazione ad oggi

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Non si scherza con quelli di Mafia capitale. Nemmeno per pochi soldi. La riscossione di una cifra di denaro tutto sommato modesta dovuta da tale Raimondo Pirro all’organizzazione diventa una questione di ‘reputazione criminale’. Dice il Carminati a Burgia: “stavolta je spaccamo proprio la faccia”. L’altro ribatte: “no, no, je do una martellata in testa…come premessa”.

Sì, i contatti, molti dei quali comprati. Ma era soprattutto attraverso la paura che Massimo Carminati governava la Roma del sottobosco e rilevantissimi pezzi di quella di superficie, seguendo la teoria con la quale egli stesso divideva il mondo, facendone incontrare le due facce in una sorta di terra di mezzo.

L’ex NAR, si legge nella voluminosa documentazione che ha portato al suo arresto, capeggiava “un gruppo organizzato e armato, pronto per la sua storia criminale e per la sua capacità operativa a commettere gravi reati”, su base violenta. “Una minaccia o un’intimidazione proveniente da uno dei suoi appartenenti, tanto più se da parte del suo indiscusso leader, recava con sé la forza criminale e la capacità di persuasione che promanava da tale realtà”.

Non c’erano, dunque, le sole mazzette o addirittura le mensilità pagate a chi si voleva corrompere o influenzare. C’erano le botte, le aggressioni a incutere terrore fra chi si trovava sulla strada di Carminati e i suoi. Farne il nome bastava, data la storia del boss, che affonda le sue radici negli anni di piombo e si intreccia con quella della famigerata Banda della Magliana. “Giochi con il fuoco e prima o poi ti bruci” dice uno dei personaggi intercettati dagli investigatori.

Luigi Seccaroni è un imprenditore che conosce Carminati ma che non vuole cedergli un terreno. E ora trema. Afferma di dover risolvere prima una questione famigliare ma si rende conto che “loro risposte sbagliate non ne accettano”. Dopo averlo incontrato commenta con una terza persona: “…c’ho avuto una discussione con Carminati. Guarda, te dico, una paura. Questi fanno, disfano, cosano. Fanno finta di essere amici, non so’ amici…”.

Un altro imprenditore, tale Massimo Perazza, deve del denaro a Roberto Lacopo, uno degli arrestati. A quanto pare precedentemente picchiato, manifesta il suo terrore: “io, guarda…io ce vengo mai più la…guarda, te lo giuro su Dio…veramente…non ci vengo mai più”, riferendosi alla stazione di servizio di corso Francia che fa da quartier generale di Carminati. Confida di avere “una gamba massacrata” e aggiunge: “dietro al collo c’ho tutto un taglio”.

“Quando uno picchia qualcuno è perché se vede che ha fatto quarcosa, sennò uno no ‘o picchiano”, dice Lacopo a Roberto Manattini, che aveva contratto un debito di 180mila euro e non riusciva a pagarlo. Manattini, soprannominato dalla banda ‘il Nano’, si era lamentato di essere stato selvaggiamente malmenato: “m’hanno massacrato ieri sera…mi hanno picchiato in mezzo alla gente”, “m’hanno rotto le costole anche”. E “tu avevi detto non mi toccavano!”.

Agli atti dell’indagine risultano anche tentativi del Manattini di “cercare protezione presso altre realtà criminali capitoline”, nello specifico a Franco Gambacurta, detto ‘lo Curto di Montespaccato’.

Riccardo Brugia, suo braccio destro, comunica a Carminati di averlo saputo. E di avere anche saputo che Gambacurta avrebbe consigliato a Manattini di saldare il debito proprio per la vicinanza della famiglia Lacopo con Mafia capitale: “lo Curto pare che gli detto ‘senti, daglieli i soldi a quelli'”.

Il racconto di Brugia fa andare su tutte le furie Carminati che prima immagina di colpire Manattini con uno schiaffone, “una ceffa”, poi “con il primo oggetto contundente che trovo”. Quindi esplode: “lo ammazzo come un cane…ma magari me viene con qualcuno…glielo dico…entro 48 ore sei morto! Entro 48 ore o ti ammazzo io o c’hai un uomo che t’ammazza!”.

Manattini comincerà a pagare, continuando però a subire pesanti minacce, perché l’organizzazione vuole tenerlo sotto pressione. Matteo Calvio, soprannominato ‘lo spezzapollici’ di Carminati, lo attacca: “allora, il dieci mattina me paghi…nun sgarrà che vengo a casa e t’ammazzo, io te taglio la gola il dieci mattina…portami i soldi sennò t’ammazzo a te e tutti i tuoi figli, ‘a pezzo de merda”.

 

(Foto: ANSA/Massimo Percossi)

fonte articolo: 

4 Novembre 2020

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