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Milano San Siro bis,la trattativa sulla quantità di costruzioni è aperta: “Ci serve che arrivi una proposta organica

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Se l’indice edificatorio proposto resta questo è impossibile avere un giudizio positivo della giunta”, dice l’assessore Pierfrancesco Maran. Certo, la trattativa sulla quantità di costruzioni è aperta: “Ci serve che arrivi una proposta organica, con volumetrie ridotte, che posa essere valutata integralmente”, aggiunge, rilanciando la palla nel campo degli studi di architettura di Inter e Milan. Non basta costruire un moderno stadio.

È un messaggio chiaro quello che Palazzo Marino invia a Inter e Milan. Perché se la partita sul nuovo San Siro dovesse chiudersi qui, il vecchio Meazza potrebbe ancora dormire a lungo sonni di gloria. “Se l’indice edificatorio proposto resta questo è impossibile avere un giudizio positivo della giunta”, ha spiegato Pierfrancesco Maran durante una commissione comunale. Ma la trattativa sulla quantità di costruzioni sembra aperta. E l’assessore all’Urbanistica rimanda la palla nel campo delle squadre: “Ci serve che arrivi una proposta organica, con volumetrie ridotte, che possa essere valutata integralmente”. Anche se i tempi tecnici generali sembrano lunghi e un via libera definitivo all’intero piano – che dovrà arrivare dalla Regione – rischia di sforare il mandato.

Era il 10 luglio di un anno fa, quando Inter e Milan presentarono un progetto di fattibilità tecnico-economica in Comune. Obiettivo: costruire sì un moderno stadio, ma anche un intero distretto di negozi, uffici, ristoranti, cinema e centro congressi. Da allora, quel disegno è cambiato. Le squadre, rispondendo ai 16 paletti del Consiglio comunale, hanno proposto non più la totale demolizione del Meazza, ma un suo parziale mantenimento (una curva e una torre) come cittadella dello sport. Proprio i costi aggiuntivi per la rifunzionalizzazione del vecchio impianto (74 milioni), però, non fanno smuovere i club dalla richiesta iniziale di costruzioni necessarie per rientrare dell’investimento. Troppo per il Comune, che con il Pgt ha indicato praticamente la metà.

È questo, dopo che la sovrintendenza ha chiarito come non ci siano vincoli sul Meazza, l’ultimo ostacolo. Lo dice, al netto delle posizioni contrarie di consiglieri come Carlo Monguzzi, il Pd: “Abbiamo apprezzato il miglioramento del progetto e siamo per procedere a condizione che si rivedano le volumetrie”, spiega il capogruppo Filippo Barberis. E qui si arriva al rebus-tempi, che il capogruppo di Fi Fabrizio De Pasquale sta già usando per attaccare “il sindaco tentenna”.

I passaggi sono tecnicamente complessi. Se le squadre decidessero di tagliare le costruzioni, dovrebbero presentare uno studio di fattibilità aggiornato. L’eventuale ok della giunta, che nella migliore delle ipotesi non arriverebbe prima di settembre – potrebbero volerci due mesi per le analisi – , è solo il primo tempo. I club dovrebbero decidere a quale dei due architetti in gara affidare il disegno, fare un progetto definitivo e presentarlo in Regione: una procedura necessaria anche perché c’è una parte di negozi. È allora che partirebbe la Conferenza dei servizi con tutti gli enti chiamati a dare il parere definitivo e la dichiarazione finale di pubblica utilità. Sulla carta, la legge sugli stadi indica 180 giorni, ma piani simili viaggiano sui dieci mesi. Le elezioni comunali cadranno la prossima primavera ed è in un momento così delicato che l’aula potrebbe essere chiamata a votare per un “sì” o un per un “no” in modo da spedire il parere in Regione. La questione, insomma, tornerebbe politica e non è detto che si scelga di lasciare la mano alla prossima amministrazione

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