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L’italia sul precipizio: “la gente muore di fase 600 euro mai ricevuti

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“Ho 50 anni, e vengo da molto lontano: sono rientrato dalla Cina nel 2017, dopo averci vissuto e lavorato per 20 anni, per le condizioni di salute precarie di mia madre. Nonostante 20 anni di esperienza, una laurea in Lingue e Letterature Orientali, 3 lingue straniere fra le quali il cinese, e la competenza in diversi settori nessuno mi ha voluto. Ho cercato di inserirmi nel settore dell’ insegnamento privato dell’Inglese, presso una associazione, accettando anche di lavorare per un’ora al giorno ed essere pagato solo per le ore che facevo. Quest’anno ero riuscito a gestire cinque classi, poi il buio assoluto dovuto al Covid 19. Insegnamento fermo da fine febbraio e cassa integrazione mai vista: sto ancora aspettando marzo e aprile. Se non fosse per le condizioni di mia madre una vecchietta di 83 anni, che non riesce a staccarsi dalla bombola dell’ossigeno per via della sua patologia, e se non fosse per le mie figlie di 8 e 14 anni, che non vorrei trattare come dei pacchi postali, sarei già partito alla volta di un altro Paese”.

In attesa del bonus

Valentina, iscritta alla gestione separata:
“Ho fatto richiesta del bonus covid 600 euro come iscritta alla gestione separata il 2 aprile 2020. Dopo un mese e molte mail di protesta mi hanno comunicato che il mio Iban era sbagliato, cosa non vera perché funzionava benissimo, ma ho comunque provveduto ad inserirne un altro. Poi il nulla fino a quando ho ricevuto la prima tranche il 15 maggio, ma solo dopo una decina di mail. Ad oggi sto aspettando ancora la seconda tranche. In questo Stato ti dicono di stare a casa, non lavorare, le aziende falliscono e la povera gente che è da anni senza contratti, ne paga il prezzo e muore di fame”.

 

Ultimo stipendio a febbraio, poi nulla

Silvio, impiegati in una catena di negozi:
“La mia compagna è un’ impiegata con contratto a tempo indeterminato a 40 ore settimanali”. L’ultimo stipendio percepito è quello di febbraio (+ la prima settimana di marzo perchè hanno chiuso dal 10 del mese), l’azienda non ha anticipato nulla e la cassa integrazione ancora non ci è arrivata. Ora la mia compagna è rientrata a lavoro, da circa tre settimane, ma a
20 ore in azienda e 20 ore in cassa integrazione”.

Ringrazio ex marito e amici

Cinzia, project manager:
“Separata senza assegno divorzile, lavoratrice part-time da 5 anni e non per mia scelta. Un mutuo da pagare ed i pochi risparmi ormai svaniti nel nulla fra bollette, condominio e spesa. Il 12 marzo l’ufficio ci prospetta lo smart working, per il tipo di lavoro che faccio va bene. Dopo due settimane lo smart working si trasforma in cassa integrazione in deroga. Ok, meglio che essere licenziati, mi dico. Dopo qualche giorno arriva la doccia fredda: il consulente del lavoro ci fa sapere che l’assegno sarà inferiore a 500 euro, ma io ho un mutuo di 570 euro. Mi attivo per bloccare le rate e scopro che non è possibile in quanto non è stato acceso solo per l’acquisto della prima casa ma anche per la ristrutturazione. Sono passati quasi tre mesi da quel 12 marzo, sono ancora a casa con la cassa integrazione prorogata e non ho ancora percepito nulla di ciò che mi spetta. Il mutuo continua a passare sul mio esanime conto corrente. Devo ringraziare il mio ex marito che è sempre presente e mi supporta economicamente e moralmente insieme agli amici anche se sono in condizioni simili alla mia. Ogni giorno mi faccio una domanda: chi non ha la fortuna di avere persone vicine che si uniscono per fare sopravvivenza attiva come può cavarsela?”.

Mangio dai miei

Giuseppe, elettricista:

“Ho lavorato fino all’11 marzo, la richiesta di cassa integrazione è stata elaborata il 17 marzo, ma, ad oggi, non ho ricevuto neanche un centesimo. Ho mangiato a casa dei miei genitori, per fortuna che li ho ancora, a casa della mia ragazza, dove ho sempre la porta aperta, ma io rimango comunque senza soldi”.

Davvero “andrà tutto bene”?

Farahvachi:
“Dal 12 marzo sono in cassa integrazione. Da allora io e la mia famiglia aspettiamo di ricevere i soldi. Dall’inizio della pandemia abbiamo sentito tante promesse: buoni, aiuti e via dicendo. Il ministero del Turismo vorrebbe offrire buoni per le vacanze: ma se io non posso comprare un semplice biglietto dell’autobus di linea nel mio comune di residenza, vado a fare le vacanze? All’inizio della pandemia, in tutte le città, a cura dei bambini, sono apparsi dei foglietti sul quale c’era il disegno di un arcobaleno e la scritta “tutto andrà bene”. Ne siamo sicuri?”

Grazie alla banca non sono disperata

Rosalba:
“Da metà marzo sono in cassa, o meglio affidata al Fondo integrazione salariale. Ho chiesto informazioni all’INPS, visto che ad oggi non conosco nemmeno l’importo che dovrei percepire, e mi è stato risposto: ‘Al momento non possiamo fornire informazioni di dettaglio per la singola posizione. Possiamo però rassicurarLa che per le domande di cigo saranno visibili a breve sul cassetto dei pagamenti, in base agli SR41 ricevuti. Analogamente per le CIG in deroga, che stiamo lavorando contestualmente ai decreti che pervengono dalla regione, e per i FIS. La ringraziamo per aver utilizzato il servizio INPSRisponde, non esiti a contattarci per ulteriori richieste’. Ma così è come non dire nulla! Per fortuna ho utilizzato a zero interessi l’anticipo di due mesi di cig dalla mia banca: l’ho ricevuto in dieci giorni, devo a questo se oggi tutto sommato non sono disperata”.

Siamo noi i ragazzi su cui volete puntare?

Erika, dipendente cooperativa:
“Sono una ragazza di 24 anni che lavora a Milano. Da marzo non ho potuto lavorare, nel rispetto delle norme vigenti che hanno portato al lockdown, come tutti. Sia io che il mio convivente ci siamo visti azzerare le entrate e nonostante il sostegno costante del responsabile che ci invitava a resistere, da quando sono senza lavoro non ho ancora ricevuto un euro. Siamo appena andati a convivere: come dovrei andare avanti? Ci meritiamo la dignità di poter avere un aiuto: siamo i ragazzi su cui si dice di voler puntare. Com’é possibile che in un momento cosí fragile non ci sia nessuno a sostenerci? Vogliamo risposte e più di tutto vogliamo l’aiuto che ci é stato promesso e che dobbiamo avere di diritto”.

Il cibo o le bollette

Salvatore, magazziniere:
“Sono un padre di famiglia, tre figli. Mia moglie lavora in una pizzeria e dal 18 marzo è rimasta a casa fino a poco fa, quando ha ripreso il lavoro per 3 giorni alla settimana. Dell’erogazione della sua cig in deroga non abbiamo visto neanche l’ombra. Io fortunatamente ho lavorato sempre, con tutte le paure passate in secondo piano perché altrimenti non avremmo mangiato. Abbiamo fatto la richiesta di sospensione del mutuo e dopo 50 giorni non riusciamo ad avere una risposta sull’accettazione, continuiamo a pagarle le rate. Per fare la spesa abbiamo lasciato indietro il pagamento delle utenze che ora ammontano a 1000 euro. Prima del Coronavirus non facevamo una vita scintillante ora però senza uno stipendio è impossibile. La cosa che mi lascia basito è come sia possibile dare incentivi per l’acquisto di biciclette e non fare qualcosa per le famiglie come la mia”.

Neanche un euro da gennaio

Cristina, commessa:
“Vivo a Collegno, provincia di Torino, ho 51 anni e sono commessa da trenta anni sempre nello stesso settore, quello della cartoleria, settore in sofferenza da anni . Il mio titolare fatica a pagarmi lo stipendio ma non mi licenzia perché la mia forza lavoro è comunque importante. Arriva il Covid: mettiti in ferie. Va bene. Prendi i permessi. Va bene. Ti danno la cassa integrazione. Va bene, preparo la domanda. Non percepisco stipendio da gennaio e nemmeno la cassa integrazione. Ringrazio di avere un marito che ha il posto fisso”.

Rep

Pago per lavorare

Gianni, dipendente commercio:
“Sono in cassa integrazione dal 12 marzo, lavoro con contratto a tempo indeterminato per una piccola azienda del settore commercio in provincia di Bergamo.
Non abbiamo ancora visto un euro e nel frattempo ho pagato due rate del mutuo e due del prestito auto, ho un figlio di 18 anni, mi chiedo fino a quando potrò far fronte ai miei impegni. Dal 18 maggio abbiamo ripreso a lavorare part-time e il mio ufficio si trova a 37 km da casa, quindi lavorare 4 ore al giorno devo anticipare circa 50,00 euro la settimana di benzina e autostrada, in pratica pago per andare a lavorare e non percepisco un euro da tre mesi”.

Ci salva la nonna

Lavinia, commessa:
“Ho 38 anni, lavoro da più di 10 anni in un negozio di brand internazionale. Ho fatto progetti di vita, figli, abbiamo preso mutui . Era tutto perfetto anche se faticoso, poi questo. Inizialmente ero fiduciosa perché ho sempre creduto nello Stato sociale. Poi passavano i giorni ; la promessa di facile sospensione del mutuo si è rivelata buona solo per la banca, che sospende solo la quota capitale della rata, mentre gli interessi devono essere pagati; la promessa di anticipo della cig in deroga diventa impossibile da richiedere servono documenti dalle nostre aziende che, visto la chiusura, non possono fornirceli, inoltre la nostra banca chiede interessi sull’anticipo come fosse un normale prestito. I soldi sono finiti e abbiamo dovuto chiedere aiuto a mia madre, pensionata sola con 800 euro al mese. Qualche giorno fa mio marito ha avuto il pagamento della cig, Io ancora aspetto”.

Rep

Dovrò chiedere il Tfr

Yuri, architetto:
“Sono un architetto di 39 anni, da oltre 15 lavoro per uno studio a confine tra Marche e Abruzzo. Unico dipendente. Ho un bambino di un anno e un mutuo di casa sulle spalle. Da aprile sono in cassa integrazione in deroga per Covid-19, per 9 settimane a partire dal 1 aprile, prorogata proprio questa settimana per ulteriori 9. La prima richiesta, presentata dall’azienda il 23 aprile è stata presa in carico soltanto un paio di giorni fa, ovviamente nemmeno un centesimo è arrivato dall’Inps da 2 mesi. Per la seconda richiesta, mi viene da ridere sulla triste tempistica che potrà avere. Sarò costretto con ogni probabilità a richiedere un sostanzioso anticipo sul Tfr, visto che nel frattempo, a parte una breve sospensione del mutuo, le utenze e assicurazioni sono arrivate con puntualissima regolarità”.

Rep

per le condizioni di salute precarie di mia madre. Nonostante 20 anni di esperienza, una laurea in Lingue e Letterature Orientali, 3 lingue straniere fra le quali il cinese, e la competenza in diversi settori nessuno mi ha voluto. Ho cercato di inserirmi nel settore dell’ insegnamento privato dell’Inglese, presso una associazione, accettando anche di lavorare per un’ora al giorno ed essere pagato solo per le ore che facevo. Quest’anno ero riuscito a gestire cinque classi, poi il buio assoluto dovuto al Covid 19. Insegnamento fermo da fine febbraio e cassa integrazione mai vista: sto ancora aspettando marzo e aprile. Se non fosse per le condizioni di mia madre una vecchietta di 83 anni, che non riesce a staccarsi dalla bombola dell’ossigeno per via della sua patologia, e se non fosse per le mie figlie di 8 e 14 anni, che non vorrei trattare come dei pacchi postali, sarei già partito alla volta di un altro Paese”.

In attesa del bonus

Valentina, iscritta alla gestione separata:
“Ho fatto richiesta del bonus covid 600 euro come iscritta alla gestione separata il 2 aprile 2020. Dopo un mese e molte mail di protesta mi hanno comunicato che il mio Iban era sbagliato, cosa non vera perché funzionava benissimo, ma ho comunque provveduto ad inserirne un altro. Poi il nulla fino a quando ho ricevuto la prima tranche il 15 maggio, ma solo dopo una decina di mail. Ad oggi sto aspettando ancora la seconda tranche. In questo Stato ti dicono di stare a casa, non lavorare, le aziende falliscono e la povera gente che è da anni senza contratti, ne paga il prezzo e muore di fame”.

 

Ultimo stipendio a febbraio, poi nulla

Silvio, impiegati in una catena di negozi:
“La mia compagna è un’ impiegata con contratto a tempo indeterminato a 40 ore settimanali”. L’ultimo stipendio percepito è quello di febbraio (+ la prima settimana di marzo perchè hanno chiuso dal 10 del mese), l’azienda non ha anticipato nulla e la cassa integrazione ancora non ci è arrivata. Ora la mia compagna è rientrata a lavoro, da circa tre settimane, ma a
20 ore in azienda e 20 ore in cassa integrazione”.

Ringrazio ex marito e amici

Cinzia, project manager:
“Separata senza assegno divorzile, lavoratrice part-time da 5 anni e non per mia scelta. Un mutuo da pagare ed i pochi risparmi ormai svaniti nel nulla fra bollette, condominio e spesa. Il 12 marzo l’ufficio ci prospetta lo smart working, per il tipo di lavoro che faccio va bene. Dopo due settimane lo smart working si trasforma in cassa integrazione in deroga. Ok, meglio che essere licenziati, mi dico. Dopo qualche giorno arriva la doccia fredda: il consulente del lavoro ci fa sapere che l’assegno sarà inferiore a 500 euro, ma io ho un mutuo di 570 euro. Mi attivo per bloccare le rate e scopro che non è possibile in quanto non è stato acceso solo per l’acquisto della prima casa ma anche per la ristrutturazione. Sono passati quasi tre mesi da quel 12 marzo, sono ancora a casa con la cassa integrazione prorogata e non ho ancora percepito nulla di ciò che mi spetta. Il mutuo continua a passare sul mio esanime conto corrente. Devo ringraziare il mio ex marito che è sempre presente e mi supporta economicamente e moralmente insieme agli amici anche se sono in condizioni simili alla mia. Ogni giorno mi faccio una domanda: chi non ha la fortuna di avere persone vicine che si uniscono per fare sopravvivenza attiva come può cavarsela?”.

Mangio dai miei

Giuseppe, elettricista:

“Ho lavorato fino all’11 marzo, la richiesta di cassa integrazione è stata elaborata il 17 marzo, ma, ad oggi, non ho ricevuto neanche un centesimo. Ho mangiato a casa dei miei genitori, per fortuna che li ho ancora, a casa della mia ragazza, dove ho sempre la porta aperta, ma io rimango comunque senza soldi”.

Davvero “andrà tutto bene”?

Farahvachi:
“Dal 12 marzo sono in cassa integrazione. Da allora io e la mia famiglia aspettiamo di ricevere i soldi. Dall’inizio della pandemia abbiamo sentito tante promesse: buoni, aiuti e via dicendo. Il ministero del Turismo vorrebbe offrire buoni per le vacanze: ma se io non posso comprare un semplice biglietto dell’autobus di linea nel mio comune di residenza, vado a fare le vacanze? All’inizio della pandemia, in tutte le città, a cura dei bambini, sono apparsi dei foglietti sul quale c’era il disegno di un arcobaleno e la scritta “tutto andrà bene”. Ne siamo sicuri?”

Grazie alla banca non sono disperata

Rosalba:
“Da metà marzo sono in cassa, o meglio affidata al Fondo integrazione salariale. Ho chiesto informazioni all’INPS, visto che ad oggi non conosco nemmeno l’importo che dovrei percepire, e mi è stato risposto: ‘Al momento non possiamo fornire informazioni di dettaglio per la singola posizione. Possiamo però rassicurarLa che per le domande di cigo saranno visibili a breve sul cassetto dei pagamenti, in base agli SR41 ricevuti. Analogamente per le CIG in deroga, che stiamo lavorando contestualmente ai decreti che pervengono dalla regione, e per i FIS. La ringraziamo per aver utilizzato il servizio INPSRisponde, non esiti a contattarci per ulteriori richieste’. Ma così è come non dire nulla! Per fortuna ho utilizzato a zero interessi l’anticipo di due mesi di cig dalla mia banca: l’ho ricevuto in dieci giorni, devo a questo se oggi tutto sommato non sono disperata”.

Siamo noi i ragazzi su cui volete puntare?

Erika, dipendente cooperativa:
“Sono una ragazza di 24 anni che lavora a Milano. Da marzo non ho potuto lavorare, nel rispetto delle norme vigenti che hanno portato al lockdown, come tutti. Sia io che il mio convivente ci siamo visti azzerare le entrate e nonostante il sostegno costante del responsabile che ci invitava a resistere, da quando sono senza lavoro non ho ancora ricevuto un euro. Siamo appena andati a convivere: come dovrei andare avanti? Ci meritiamo la dignità di poter avere un aiuto: siamo i ragazzi su cui si dice di voler puntare. Com’é possibile che in un momento cosí fragile non ci sia nessuno a sostenerci? Vogliamo risposte e più di tutto vogliamo l’aiuto che ci é stato promesso e che dobbiamo avere di diritto”.

Il cibo o le bollette

Salvatore, magazziniere:
“Sono un padre di famiglia, tre figli. Mia moglie lavora in una pizzeria e dal 18 marzo è rimasta a casa fino a poco fa, quando ha ripreso il lavoro per 3 giorni alla settimana. Dell’erogazione della sua cig in deroga non abbiamo visto neanche l’ombra. Io fortunatamente ho lavorato sempre, con tutte le paure passate in secondo piano perché altrimenti non avremmo mangiato. Abbiamo fatto la richiesta di sospensione del mutuo e dopo 50 giorni non riusciamo ad avere una risposta sull’accettazione, continuiamo a pagarle le rate. Per fare la spesa abbiamo lasciato indietro il pagamento delle utenze che ora ammontano a 1000 euro. Prima del Coronavirus non facevamo una vita scintillante ora però senza uno stipendio è impossibile. La cosa che mi lascia basito è come sia possibile dare incentivi per l’acquisto di biciclette e non fare qualcosa per le famiglie come la mia”.

Neanche un euro da gennaio

Cristina, commessa:
“Vivo a Collegno, provincia di Torino, ho 51 anni e sono commessa da trenta anni sempre nello stesso settore, quello della cartoleria, settore in sofferenza da anni . Il mio titolare fatica a pagarmi lo stipendio ma non mi licenzia perché la mia forza lavoro è comunque importante. Arriva il Covid: mettiti in ferie. Va bene. Prendi i permessi. Va bene. Ti danno la cassa integrazione. Va bene, preparo la domanda. Non percepisco stipendio da gennaio e nemmeno la cassa integrazione. Ringrazio di avere un marito che ha il posto fisso”.

Pago per lavorare

Gianni, dipendente commercio:
“Sono in cassa integrazione dal 12 marzo, lavoro con contratto a tempo indeterminato per una piccola azienda del settore commercio in provincia di Bergamo.
Non abbiamo ancora visto un euro e nel frattempo ho pagato due rate del mutuo e due del prestito auto, ho un figlio di 18 anni, mi chiedo fino a quando potrò far fronte ai miei impegni. Dal 18 maggio abbiamo ripreso a lavorare part-time e il mio ufficio si trova a 37 km da casa, quindi lavorare 4 ore al giorno devo anticipare circa 50,00 euro la settimana di benzina e autostrada, in pratica pago per andare a lavorare e non percepisco un euro da tre mesi”.

Ci salva la nonna

Lavinia, commessa:
“Ho 38 anni, lavoro da più di 10 anni in un negozio di brand internazionale. Ho fatto progetti di vita, figli, abbiamo preso mutui . Era tutto perfetto anche se faticoso, poi questo. Inizialmente ero fiduciosa perché ho sempre creduto nello Stato sociale. Poi passavano i giorni ; la promessa di facile sospensione del mutuo si è rivelata buona solo per la banca, che sospende solo la quota capitale della rata, mentre gli interessi devono essere pagati; la promessa di anticipo della cig in deroga diventa impossibile da richiedere servono documenti dalle nostre aziende che, visto la chiusura, non possono fornirceli, inoltre la nostra banca chiede interessi sull’anticipo come fosse un normale prestito. I soldi sono finiti e abbiamo dovuto chiedere aiuto a mia madre, pensionata sola con 800 euro al mese. Qualche giorno fa mio marito ha avuto il pagamento della cig, Io ancora aspetto”.

Dovrò chiedere il Tfr

Yuri, architetto:
“Sono un architetto di 39 anni, da oltre 15 lavoro per uno studio a confine tra Marche e Abruzzo. Unico dipendente. Ho un bambino di un anno e un mutuo di casa sulle spalle. Da aprile sono in cassa integrazione in deroga per Covid-19, per 9 settimane a partire dal 1 aprile, prorogata proprio questa settimana per ulteriori 9. La prima richiesta, presentata dall’azienda il 23 aprile è stata presa in carico soltanto un paio di giorni fa, ovviamente nemmeno un centesimo è arrivato dall’Inps da 2 mesi. Per la seconda richiesta, mi viene da ridere sulla triste tempistica che potrà avere. Sarò costretto con ogni probabilità a richiedere un sostanzioso anticipo sul Tfr, visto che nel frattempo, a parte una breve sospensione del mutuo, le utenze e assicurazioni sono arrivate con puntualissima regolarità”.

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