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Gli anziani si preoccupano poco del Covid-19, pur essendo più a rischio.

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Attraverso un sondaggio online, un team di ricerca dell’Università Statale della Georgia ha dimostrato che la fascia di popolazione che si preoccupa meno degli effetti della pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 è rappresentata dagli uomini anziani, proprio coloro che rischiano di più in caso di contagio.

Alla data di sabato 30 maggio, sulla base della mappa interattiva messa a punto dall’Università Johns Hopkins, il coronavirus SARS-CoV-2 ha contagiato quasi 6 milioni di persone in tutto il mondo e ne ha uccise oltre 366mila (in Italia si registrano 232mila contagi e più di 33mila morti). Come emerso da numerosi studi epidemiologici, la vittima “privilegiata” del patogeno emerso in Cina è maschio, anziano e presenta comorbilità, ovvero soffre di altre patologie pregresse, tra le quali le più impattanti sono il diabete, l’ipertensione, le coronapatie e altre condizioni dell’apparato cardiovascolare. Nonostante ciò, gli uomini anziani sono anche la fascia di popolazione che si preoccupa meno delle conseguenze della COVID-19, l’infezione causata dal SARS-CoV-2. Pertanto, potrebbero essere a maggior rischio contagio, non prendendo sempre tutte le precauzioni del caso.

A determinare che gli uomini anziani sono meno preoccupati dalla pandemia di coronavirus sono stati due scienziati dell’Università Statale della Georgia, che hanno messo a punto un questionario ad hoc somministrato online a un gruppo di circa 300 volontari, tutti statunitensi. I partecipanti erano suddivisi in due gruppi di adulti; uno “giovane” composto da 146 persone con età compresa tra i 18 e i 35 anni (68 uomini e 78 donne), e uno “anziano” di 156 persone, 82 uomini e 74 donne con un’età compresa tra i 65 e gli 81 anni. In prevalenza erano tutti bianchi, vivevano in aree urbane/suburbane e frequentavano o avevano completato un percorso di studi universitario.

Poiché la preoccupazione rappresenta una delle motivazioni chiave alla base dei cambiamenti nei comportamenti a tutela della salute, come ad esempio mangiar meno o fare esercizio fisico, i due autori dello studio – la professoressa Sarah Barber e lo studente di dottorato Hyunji Kim – hanno elaborato una serie di domande per verificare quali fossero le reazioni dei partecipanti alla diffusione del virus. Le domande sono state sottoposte tra il 23 e il 31 marzo, pochi giorni dopo l’annuncio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dello stato di pandemia e quando in varie parti del mondo – Stati Uniti compresi – si stavano introducendo il distanziamento sociale, i lockdown e altre misure per contenere la diffusione del patogeno. Tra le domande poste vi erano quelle sulla paura di contagiarsi e di morire a causa della COVID-19, di temere recessioni economiche, cali di reddito, difficoltà nel reperire cibo e medicine, gli ospedali in crisi e altro ancora. Inoltre sono stati valutati i comportamenti messi in atto per evitare il contagio, come il lavarsi spesso le mani, l’evitare contatti sociali, l’indossare mascherine e così via.

Dal questionario è emerso che l’80 percento dei partecipanti aveva iniziato a proteggersi dalla COVID-19 lavandosi più spesso le mani ed evitando i luoghi pubblici, mentre il 60 percento aveva deciso di non socializzare più con gli altri. Osservando i dati per le varie fasce di partecipanti, i ricercatori hanno osservato che gli uomini anziani erano coloro che si preoccupavano meno di tutti, adottando il minor numero di cambiamenti comportamentali. Ad esempio si lavavano meno le mani degli altri, così come indossavano meno la mascherina o non si ponevano troppi problemi a toccarsi il viso o a frequentare gli altri. Secondo la professoressa Barber, ciò potrebbe dipendere dal fatto che gli uomini anziani, grazie all’esperienza accumulata, sono in grado di gestire meglio le loro risposte emotive. “Non solo gli adulti più anziani mostrano meno emozioni negative nella loro vita quotidiana, ma mostrano anche meno preoccupazioni e meno sintomi di Sindrome da Stress Post -Traumatico a seguito di catastrofi naturali e attacchi terroristici”, ha dichiarato la scienziata, che insegna presso il Dipartimento di Psicologia dell’ateneo di Atlanta.

Gli autori dello studio affermano che non preoccuparsi molto è una buona cosa nella vita di tutti i giorni, dato che probabilmente si è più felici, tuttavia durante una pandemia come quella che stiamo vivendo può esporre a rischi da non sottovalutare. In questo caso specifico ancora di più, dato che è proprio la popolazione anziana a subire le conseguenze peggiori della malattia. Pertanto gli autori dello studio sottolineano l’importanza di far capire ai più “testardi” quali sono gli effettivi rischi cui si va incontro, grazie al supporto di famigliari e operatori sanitari. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journals of Gerontology.

 

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