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Quanto ha contagiato la Lombardia in Covid19 ? Termometro economico

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Il passaggio da emergenza sanitaria a emergenza economica in Italia è stato repentino. Ma la portata del contagio economico è stata probabilmente sottovalutata, come emerge dalle statistiche a consuntivo che cominciano a essere disponibili e che riportano, con evidente drammaticità, dimensione e caratteristiche di una crisi senza precedenti.

Per l’Italia, secondo l’Istat, il Pil si è contratto del -4,7% congiunturale nel primo trimestre 2020, la produzione industriale è scesa a picco a marzo con un crollo record pari al -29,3% tendenziale, nello stesso mese l’export è diminuito del -13,5% e il fatturato e gli ordinativi dell’industria hanno registrato un drastico calo di oltre il -25%.

Questi dati impongono una revisione, purtroppo al ribasso, delle stime già preoccupanti che avevamo formulato per la Lombardia commentando un primo bilancio di marzo e di aprilei due mesi in cui l’emergenza è stata massima e che ha visto il fermo, via via sempre più esteso, di gran parte delle attività produttive. Inoltre, disponiamo di alcune evidenze numeriche per la prima metà del mese in corso, con le quali si può tracciare qualche iniziale valutazione sulla ripartenza economica di Milano e della Lombardia nella ‘fase 2’ cominciata il 4 maggio scorso.

Andiamo con ordine, partendo dalle evidenze che ci hanno portato a rivedere il già severo quadro del contagio economico in Lombardia.

Come sempre, è utile in questo senso analizzare i consumi di energia elettrica, come proxy dell’andamento dell’attività produttiva. Per l’Italia Terna rileva una contrazione della domanda di energia pari al -10% a marzo e del -17% ad aprile, quando i consumi hanno toccato i livelli minimi dalla metà degli anni ’90. In Lombardia il calo è stato maggiore, sia a marzo, -16%, sia ad aprile, nell’intorno del -20%. Interpretando congiuntamente questi dati sulla domanda di energia (che ricordiamo originare per circa sette decimi da industria e servizi) con le flessioni rilevate per la produzione industriale italiana a marzo (-29% tendenziale, fonte Istat) e ad aprile (-45%, stima CSC) e tenendo conto della maggiore esposizione della regione all’epidemia, rivediamo dunque al ribasso al -35% annuo la caduta dell’attività produttiva lombarda a marzo e stimiamo una contrazione di almeno il -45% ad aprile, sempre nel confronto con il 2019.

Veniamo ora all’avvio della ‘Fase 2’. Dal monitoraggio della domanda di energia emerge chiaramente che l’attività produttiva si è rimessa in moto, ma il recupero è solo parziale rispetto al pre-COVID. Infatti, i consumi elettrici nazionali risultano inferiori del -12% nella settimana del 4-10 maggio e del -9% in quella dell’11-17 rispetto agli stessi periodi del 2019, sebbene evidenzino un aumento rispetto al -22% rilevato nel momento più buio del lockdown, ossia tra il 23 marzo e il 19 aprile (escludiamo dal calcolo i dati dell’ultima parte di aprile perché poco confrontabili con l’analogo periodo del 2019 in cui si concentrarono festività pasquali, 25 aprile e 1 maggio).

 

 

                                            Fig. 1 Richieste di energia elettrica in Italia

(var.% rispetto alla stessa settimana 2019)

 

 

La ripartenza in Lombardia si legge anche nei dati di mobilità. Nella prima settimana di maggio gli spostamenti per motivi di lavoro monitorati attraverso Google Maps sono infatti risaliti al -48% rispetto a gennaio e febbraio, dopo essere scesi fino a quasi il -70% tra fine marzo e metà aprile. Così, il Comune di Milano rileva una sensibile crescita degli ingressi degli autoveicoli in Area B (soprattutto pendolari) da -70% in media ad aprile a -44% tra il 4 e l’8 maggio e all’interno dell’Area C in città da -75% a -48%. Sono aumentate invece in modo più limitato le presenze nella metropolitana, passando da -94% ad aprile a -87% a inizio maggio.

 

Fig. 2 Ingressi in Area B e Area C di Milano

(var. % rispetto alla media delle stesse giornate del periodo 13/01-16/02/2020)

Tempesta perfetta

Gli effetti della ripartenza sono quindi chiari nei numeri, ma permane un segno negativo nell’andamento di tutti gli indicatori nel confronto annuo prima dell’esplosione di questa nuova crisi, a evidenziare come alcuni settori sono ancora chiusi e molti, tra chi ha riaperto, stanno sperimentando un riavvio graduale.

Come in una tempesta perfetta, la crisi innescata dal COVID ha colpito contemporaneamente l’offerta e la domandain Italia più che nei benchmark europei cui siamo soliti confrontarci per competitività. Ora che gradualmente l’offerta sta ripartendo, il vero punto dirimente nei prossimi mesi sarà quindi la velocità e l’entità della ripartenza della domanda, sia interna sia estera.

L’impatto economico che emerge dalle statistiche quantitative finora disponibili a livello nazionale è di dimensioni e caratteristiche senza precedenti: secondo l’Istat il PIL italiano si è contratto del -4,7% congiunturale nel primo trimestre 2020, la produzione industriale è scesa a picco a marzo con un crollo record pari al -29,3% tendenziale e nello stesso mese l’export ha registrato un drastico calo del -13,5%. A livello regionale non disponiamo ancora di indicatori sintetici per valutare a pieno le conseguenze del lockdown sull’economia lombarda. Tuttavia, gli indicatori raccolti a marzo e aprile, pur parziali e incompleti, concordano nel delineare un quadro molto severo, più che nel totale nazionale, considerando che nella nostra regione il Covid ha colpito prima e con maggior violenza. Partiamo dai consumi di energia elettrica, utile proxy per comprendere l’andamento dell’attività produttiva. In Italia la domanda di energia segna -10% a marzo, per poi scendere del -17% ad aprile, toccando i livelli minimi dalla metà degli anni ’90. In Lombardia la flessione è stata maggiore, sia a marzo, -16%, sia ad aprile, -20%. Interpretando congiuntamente i dati sui consumi elettrici di Terna (che per circa sette decimi arrivano da industria e servizi) con le flessioni rilevate per la produzione industriale italiana a marzo (-29% tendenziale, fonte Istat) e ad aprile (-45%, stima CSC) e tenendo conto della maggiore esposizione della Lombardia all’epidemia, la caduta dell’attività produttiva in Lombardia a marzo segna un -35% rispetto a marzo 2019 e stimiamo una contrazione di almeno il -45% ad aprile. La profondità del rallentamento dell’attività economica milanese e lombarda si legge inoltre nei transiti dei veicoli pesanti, in flessione rispetto al 2019 sulle tangenziali milanesi del -36% a marzo e del -50% ad aprile. Nei due mesi diminuisce anche il traffico merci nell’aeroporto di Malpensa, del -29% e poi del -35%. Anche con riferimento agli spostamenti delle persone, sia sulle tangenziali milanesi sia in città, la riduzione a marzo e aprile è molto significativa: gli indicatori convergano verso un -70% circa a marzo, e un -75-85% ad aprile. Per quanto riguarda le riaperture coincidenti con l’avvio della ‘fase 2’, tra il 4 e il 10 maggio la flessione della domanda di energia elettrica in Italia è stata del -12%, che si confronta con il -22% del periodo compreso tra il 23 marzo e il 19 aprile, ossia il momento più buio del lockdown (escludiamo dal calcolo i dati dell’ultima parte di aprile perché poco confrontabili con l’analogo periodo del 2019 in cui si concentrarono festività pasquali, 25 aprile e 1 maggio). Gli effetti della ripartenza sono quindi chiari nei numeri, ma permane un segno negativo nell’andamento nel confronto annuo che evidenzia come alcuni settori sono ancora chiusi e molti, tra chi ha riaperto, stanno sperimentando un riavvio graduale. Gli andamenti delle prossime settimane ci diranno di più sulla velocità di recupero dei gap rispetto al pre-crisi Covid.  La ripartenza dal 4 maggio, pur limitata, trova riscontro anche nelle rilevazioni di Google maps sugli spostamenti delle persone per e da i luoghi di lavoro: infatti rispetto a gennaio e febbraio, gli spostamenti in Lombardia rilevati al 7 maggio segnano -48%, dopo essere scesi tra fine marzo e metà aprile al -70%. Sul fronte del mercato del lavoro non disponiamo ancora di statistiche per valutare le conseguenze della pandemia. Un punto di attenzione va comunque posto ai dati più recenti di CIG che nel complesso dei primi tre mesi del 2020 registrano un aumento del +13% rispetto al 2019, tutto per effetto delle richieste a febbraio (+45% nel singolo mese), pur non incorporando ancora gli effetti dell’emergenza Covid in quanto si tratta di richieste presentate fino al dicembre scorso.  Ora che gradualmente l’offerta è ripartita, il vero punto su cui mantenere l’attenzione sarà la velocità e l’entità della ripartenza della domanda, sia interna sia estera.

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