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A Milano linea dura su alcol e aperitivo fuori luogo: vietato l’alcol da asporto dopo le 19.00

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Ci sono le zone ad alta densità di locali, dove magari i dehors c’erano già, ma dove molti si sono fatti avanti per conquistare ulteriore spazio per compensare il taglio dei coperti imposto dalle regole anticontagio. Ripa di Porta Ticinese, piazza XXV Aprile, piazza Sempione, corso Garibaldi: è qui che è iniziata la corsa a mettere i tavoli all’aperto. Perché, certo, molte delle quasi 800 richieste che, in soli quattro giorni, i proprietari di bar, ristoranti ed esercizi commerciali hanno presentato al Comune per moltiplicare il numero dei tavolini all’aperto si sono concentrate nelle “tradizionali” zone delle uscite serali. Ma nell’elenco, che cresce di ora in ora, sono arrivate domande un po’ da tutti i quartieri: da via Ravizza a via Lomellina fino a via Kramer, dove è stata una libreria a immaginare un affaccio e una nuova normalità esterna. E se un gruppo di gestori si è unito per cercare di avere il via libera alla pedonalizzazione temporanea di via Santa Tecla, in quella via Venini diventata il cuore (serale) di NoLo, altri esercenti hanno chiesto di occupare gli spazi per il parcheggio.

Fase 2, a Milano vietato l’alcol da asporto dopo le 19.00

Ieri il sindaco di Milano Beppe Sala ha annunciato dopo un vertice in prefettura il divieto di vendere alcolici da asporto dalle 19 in poi. “Sanzioneremo il consumo di alcolici in piedi, se non in luogo dedicato e definito come lo spazio prospiciente al bar”, ha spiegato. Gli spazi a sedere, delimitati e distanziati, quindi, saranno necessari per tutti i locali che vorranno restare aperti e non incorrere in multe.

La piattaforma creata da Palazzo Marino per raccogliere idee e progetti si è accesa ufficialmente a mezzogiorno di venerdì scorso e, alle 19,30 di ieri sera, erano già 779 le domande ufficiali avanzate dai commercianti – in gran parte bar e ristoranti ma non solo – per poter sistemare tavoli e sedie, ombrelloni e pedane mobili sui marciapiedi, nelle piazze, al posto delle auto, nelle aree verdi e, appunto, in isole pedonali a tempo. “La categoria ha risposto alla sfida alla creatività lanciata dal sindaco”, dice il segretario di Epam (l’associazione dei pubblici esercizi), Carlo Squeri. Una corsa. Destinata a continuare. E, anzi, sono convinti in Comune, ad aumentare ulteriormente di intensità dopo il divieto di vendere bevande d’asporto dopo le 19. D’altronde, spiega l’assessora al Commercio Cristina Tajani, Palazzo Marino aveva più di un obiettivo: aiutare attività in sofferenza economica (non verrà pagato il canone per l’occupazione di suolo pubblico), ma anche proporre “un’idea di città che si riprende gli spazi esterni e prova a far ripartire la socialità in sicurezza”. Già prima del “coprifuoco” per le birre in piedi, insomma, moltiplicando i posti a sedere si puntava a “incentivare le consumazione al tavolo” limitando le occasioni di affollamento.
Quelle 800 domande sembrano solo l’inizio. Ma già così per l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran sono la “dimostrazione dell’utilità della proposta dell’amministrazione. Ci stanno arrivando anche progetti che non riguardano solo bar e ristoranti e ci stanno contattando realtà che stanno organizzando proposte di via e non solo della loro singola attività. Il nostro obiettivo è sia preservare gli aspetti economici sia fare comunità”. Adesso, il Comune, che si è impegnato a dare risposte lampo entro 15 giorni, dovrà esaminare le richieste e, magari, non tutte potranno essere accolte. “Stiamo lavorando – spiega Maran – per dare rapidamente i permessi che, nel caso delle proposte più semplici fatte in giardini o comunque in spazi che non hanno impatti con la viabilità, potrebbero arrivare anche nel corso della settimana”. L’estate dei tavolini può iniziare.

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