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La rottamazionesta che stà avvenendo nei tribunali di giustizia , dove la giustizia sta sparendo.

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Quello che sta accadendo nel mondo della giustizia è il simbolo dell’approccio della politica ai problemi del Paese. La giustizia di tutti i giorni è un mondo sconosciuto ad una opinione pubblica informata solo di sparuti casi noti e di inquietanti vicende figlie di rapporti non proprio cristallini tra alcune forze politiche ed una oligarchia oscura della magistratura. Entrambe si disinteressano totalmente della giustizia di tutti i giorni, perché unicamente dedite ad un proprio utilitarismo: il ritorno elettorale i primi, un sempre maggiore potere i secondi.

Le forze politiche populiste svolgono ormai da anni una maliziosa narrazione che confonde i piani, tesa a far identificare la giustizia sociale con la giustizia penale. I problemi della giustizia sociale sono di difficile risoluzione, anche perché richiedono l’impiego di risorse economiche, materia nella quale la libertà della politica nazionale è limitata per una serie di ragioni e di incompetenze.

Le martellanti campagne mediatiche nostrane hanno consentito di far credere di poter favorire la giustizia sociale attraverso modifiche in senso giustizialista e autoritario della giustizia penale. Si sono lanciate vere e proprie campagne di odio verso singole “categorie” di persone, fino a ritenere legittima una compressione, se non una vera e propria negazione, di diritti fondamentali quali il diritto alla vita, alla salute, alla dignità, per chi è condannato (o anche solo imputato) per determinati reati.

Il modo di procedere è ormai chiaro a tutti. Si creano o enfatizzano emergenze. Si mettono in piedi o si rafforzano strutture di potere per consentire di combatterle. Poi queste emergenze non si risolvono mai e restano mediaticamente permanenti, in modo da consentire alle strutture di continuare ad esistere e di veder crescere la propria influenza su tanti settori della nostra società.

Le ragioni di questo modo di fare politica sono evidenti, e derivano da cinismo, debolezza culturale e mancanza di prospettiva. Non si tende a eliminare i fenomeni agendo sulle cause degli stessi, perché questo richiederebbe scelte politiche, competenze e programmi di lungo respiro. Tutto materiale molto poco redditizio sotto il profilo elettorale, soprattutto in un clima di campagna elettorale permanente vista la debolezza dei governi.

Allora si illude la società tentando di curare solo gli effetti dei fenomeni, con esibizioni muscolari, deleghe alla magistratura, inutili aumenti di pena o diminuzione delle garanzie processuali, limitazioni dei diritti, per essere sempre in gara a chi è più onesto, a chi è più inesorabile, a chi tira la pietra più grossa durante la lapidazione.

Le emergenze vere, che non hanno alcun appeal mediatico come quella della denegata giustizia comune, non vengono minimamente prese in considerazione. La stragrande maggioranza dei cittadini non riesce ad ottenere il servizio giustizia nei tribunali da circa due mesi, e secondo l’impostazione di alcuni uffici giudiziari questo servizio riprenderà forse dopo l’estate. Nei prossimi giorni ripartiranno moltissime attività, tranne la giustizia.

Nei tribunali (chi più chi meno) sta avvenendo una vera e propria rottamazione delle richieste di giustizia. Processi rinviati almeno di un anno e che non si tengono perché i capi di alcuni uffici giudiziari non intendono farli celebrare (in alcun modo) per un timore del contagio ormai ingiustificato sotto il profilo sanitario.

Migliaia tra magistrati e avvocati vogliono riprendere la normale attività della giustizia, con le necessarie limitazioni per impedire il rischio di una nuova diffusione del virus, ma gli viene negata la possibilità di lavorare e di conseguenza di consentire ai cittadini di avere giustizia.

Nel frattempo la politica cerca di risolvere solo le conseguenze del proprio populismo e di tutelare la propria permanenza in carica, con decreti sgangherati per riportare in carcere tre mafiosi anziani e malati, dopo essersi totalmente disinteressata di decine di migliaia di anonimi detenuti da oltre due mesi (anzi, da anni).

L’oligarchia oscura della magistratura, sempre più distante da quella operativa e sempre più nell’occhio del ciclone per lo scandalo delle varie nomine, è più interessata a giustificare qualche messaggio su WhatsApp invece che a rendere conto di un meccanismo di potere che lede l’immagine di tutta la magistratura.

La giustizia comune, amministrata in nome del populismo, è dunque ferma, negata, trattata e mostrata dallo Stato come un qualcosa di non indispensabile quando non interessa alcuni casi mediaticamente appetibili, ma solo centinaia di migliaia di cittadini comuni.

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