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L’addio all’architetto Nanda Vigo, la donna ideò la Casa Museo Brindisi

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Comacchio. “L’Amministrazione Comunale esprime, a nome di tutta la cittadinanza, il cordoglio per la scomparsa dell’architetto Nanda Vigo”. L’assessora alle Istituzioni Culturali del Comune di Comacchio Alice Carli così ricorda l’architetto, artista e designer Vigo e aggiunge: “Il nostro territorio ha un debito particolare di riconoscenza nei confronti di questa artista per aver progettato la Casa Museo Remo Brindisi del Lido di Spina, un gioiello unico e prezioso. L’architetto Vigo ha collaborato attivamente con il Comune per i lavori di ristrutturazione del museo dopo la scomparsa di Remo Brindisi, progettando anche la tomba dell’artista nel giardino della Casa Museo. Un dialogo che non si è mai interrotto negli anni, anche in occasione di studi sul museo”.

Nanda Vigo è un’artista che ha spaziato tra le diverse discipline: architettura, progettazione di interni, design industriale, performance, arte pura, ambiente, curatela di mostre. Una lunga carriera sempre all’insegna del libero pensiero e di una coerenza infallibile.

L’idea dell’”integrazione delle arti” che condivideva con altri artisti, innanzitutto uno dei suoi grandi maestri, Lucio Fontana, era presente anche nei progetti di Remo Brindisi. Queste due personalità artistiche così diverse e quasi opposte, Brindisi e Vigo, la pensavano in modo simile sulla funzione dell’arte nella vita e nella società e hanno cercato di concretizzare nella Casa Museo del Lido di Spina un esperimento museale innovativo e “democratico”, di integrazione appunto.

L’idea dell’arte che continua a parlare il suo linguaggio al di là del tempo degli uomini e delle donne ha dunque il suo esempio vivo e tangibile a Lido Di spina, nella Casa Museo dell’amico Remo Brindisi. Con l’arte a due passi dal mare.

Nanda Vigo è nata a Milano nel 1936. La sua vocazione artistica risale all’infanzia, in particolare all’impressione suscitatale, sfollata con la famiglia a Como, dalla Casa del Fascio di Giuseppe Terragni che le fa capire, come in una folgorazione, il valore della luce nell’architettura. Formatasi all’Institut Polytecnique di Lausanne e con un importante stage a San Francisco, dal 1959 apre un proprio studio a Milano

In quegli anni è parte delle avanguardie italiane e internazionali, vicina a Fontana, a Piero Manzoni e all’esperimento della Rivista Azimuth. Si riconosce nel Movimento internazionale Zero, in particolare nel Gruppo Zero di Dusseldorf, con il quale organizza molte mostre e con cui rimarrà in contatto tutta la vita.

Tra i suoi progetti più importanti, oltre ad importantissime mostre con Fontana, il movimento Zero e altri artisti, fino a quelle di pochi anni fa, si annoverano: la innovativa Zero House di Milano, la Casa sotto la Foglia a Malo (VI) realizzata con Giò Ponti, l’Installazione “Utopie” con Lucio Fontana alla Triennaledel 1964, la progettazione dell’atrio della Triennale del 1973 – presidente Remo Brindisi – come spazio innovativo per incontri e performances, il New York Award for Industrial Design per la sua lampada Golden Gate, la Biennale di Venezia nel 1982, la Casa Museo di Brindisi. Tra le ultime esperienze, la fantastica installazione Exoteric Gateall’Università statale di Milano di tre anni fa.

Nel 2019 Palazzo Reale le ha dedicato una bella retrospettiva e dal 2006 al Museo del Design della Triennale sono esposte in permanenza alcune sue opere.

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