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 Lavoro e cassa integrazione. Ma anche sostegno alle partite Iva: una manovra che vale per due

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ROMA. Lavoro e cassa integrazione. Ma anche sostegno alle partite Iva e a chi improvvisamente ha perduto ogni forma di reddito. Nel Decreto legge varato dal governo Conte ieri sera l’attenzione maggiore è proprio su questi fronti. In Italia, infatti, sono oltre 5 milioni gli autonomi. Rappresentano il 20 per cento degli occupati e secondo gli ultimi dati Eurostat solo la Grecia registra un tasso superiore che impatta così sulla forza lavoro. Sono gli autonomi, per la maggior parte svolgono un’attività senza dipendenti e tra i settori più coinvolti ci sono il commercio, l’agricoltura, i meccanici. Oltre ai professionisti, che come numero incidono poco nel mare magnum dei self-employed, ci sono tanti giovani e precari che sono free lance loro malgrado, in quanto molto spesso la partita Iva non è altro che un contratto mascherato di lavoro subordinato.

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Rispetto ad altre categorie, gli autonomi sentono di più la crisi innescata dal coronavirus. «Sono un settore in grande sofferenza», ha ammesso ieri il premier Giuseppe Conte. In molti casi sono ancora fermi e aspettano di sapere se il 18 maggio potranno ricominciare a riaprire. Di fronte a questo scenario era immaginabile che i lavoratori autonomi fossero i maggiori beneficiari del bonus da 600 euro. E infatti, come testimoniano i dati Inps sul decreto Cura Italia, su oltre 3,4 milioni di richieste, il 69,5 per cento delle erogazioni ha riguardato proprio loro. Quasi due terzi dei beneficiari sono uomini; le donne sono la metà delle partite Iva e degli stagionali del turismo, l’età media 46 anni. Ora, con il decreto rilancio, chi ha usufruito dell’indennità a marzo potrà incassarla automaticamente anche ad aprile. A maggio, invece, il contributo salirà a mille euro in favore di coloro che autocertificheranno di aver subito un calo di almeno il 33 per cento del reddito nel secondo bimestre 2020, rispetto a quello dello scorso anno. Mille euro andranno ai co.co.co. iscritti alla gestione separata, non titolari di pensione e senza altre forme previdenziali obbligatorie. Agli autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, gli artigiani e i commercianti, così come agli stagionali del turismo senza altre tutele. Il bonus resta di 600 euro per gli stagionali degli stabilimenti termali, per i lavoratori  in somministrazione, gli intermittenti e gli operatori dello spettacolo. Secondo l’ultima bozza del provvedimento, per i lavoratori agricoli il bonus ad aprile scenderà a 500 euro. Le domande vengono gestite dall’Inps, i requisiti verificati dall’Agenzia delle entrate che a sua volta comunica l’esito dei riscontri all’Istituto di previdenza.  Per il bonus autonomi il governo ha stanziato circa 4 miliardi e mezzo.

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Cassa integrazione e lavoro
La cassa integrazione è stato uno dei temi più delicati nelle discussioni che hanno preceduto il varo del decreto rilancio. Fino a poche ore dal Consiglio dei ministri i tavoli tecnici erano al lavoro per trovare tutte le coperture necessarie. Alla fine la cig ordinaria viene allungata di altre 9 settimane arrivando complessivamente a 18, di cui 14 fruibili dal 23 febbraio al 31 agosto 2020 mentre altre quattro settimane potranno essere utilizzate dal primo settembre al 31 ottobre. Come ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa, la cig «viene rafforzata e insieme al bonus autonomi le risorse finanziate arrivano a 25,6 miliardi di euro». Fino ad oggi sono stati pagati l’85 per cento delle domande presentate con la cig ordinaria e quasi l’80 di quelle per il bonus autonomi: in totale, ha sottolineato il presidente del Consiglio, «abbiamo erogato misure per 4,6 milioni di lavoratori». I ritardi della cassa in deroga, ha spiegato ancora il presidente del Consiglio, sono dovuti a una «procedura farraginosa», stabilita in passato. Con la Conferenza delle regioni si è giunti a una soluzione per snellire questi meccanismi e «recuperare il tempo perduto». L’accordo conta di superare gli ostacoli burocratici e velocizzare gli accrediti ed è stato confermato dal numero uno dei governatori, Stefano Bonaccini: «L’obiettivo è quello di individuare procedure e strumenti che possano far arrivare nel più breve tempo possibile i soldi nelle tasche di chi ne ha diritto». Governo e Regioni convengono quindi sull’opportunità di modifiche che evitino «passaggi ridondanti, incaricando al contempo un unico soggetto responsabile ad espletare pochi e veloci passaggi», ossia l’Inps. Un’intesa che renderà «più efficienti e snelle le procedure», ha aggiunto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.

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Inoltre, la bozza della manovra istituisce un fondo di garanzia per spingere l’anticipazione della cassa integrazione da parte delle banche. I criteri saranno normati da Mef, ministero del Lavoro, Abi e parti sociali entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Per tutelare l’occupazione, nel caso gli effetti del covid dovessero prolungarsi, nel bilancio del ministero del Lavoro vengono riservati 2,7 miliardi di euro (rispetto ai 5,6 previsti da una bozza precedente) da attivare tra settembre e ottobre.

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