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la crudeltà della Corea del Nord: il mio nome è Otto Wrambier sono un ragazzo statunitense

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Lui è Otto Wrambier, un ragazzo statunitense.

Nel dicembre 2015, mentre si trova a Hong Kong, Otto decide di fare un tour di 5 giorni in Corea del Nord, tramite la compagnia Young Pioneer Tours, trascorrendo il capodanno a Pyongyang. Ma il 2 gennaio 2016, mentre aspetta il volo di ritorno nell’aeroporto della capitale, Otto viene arrestato, con l’accusa di aver commesso “atti ostili contro lo stato”, ma nessuna ulteriore informazione viene rilasciata, e di Otto non si sa più nulla.

Il 29 febbraio viene spedito agli Stati Uniti il video di una conferenza stampa, nella quale Otto ammette di aver tentato di rubare un poster di propaganda, da un’area riservata dell’Hotel Yanggakdo, dove aveva alloggiato.

Tale confessione, come sostenuto da molte fonti, potrebbe essere stata estorta. Molti prigionieri che hanno fatto ritorno dalla Corea del Nord hanno ritrattato una volta tornati in patria ma, nel caso di Otto, non né possiamo avere la certezza.

Il 16 marzo Otto Warmbier viene condannato a 15 anni di lavori forzati. Le prove a suo carico comprendevano: la confessione, alcuni testimoni e un video di 2 minuti, a bassa risoluzione, che dovrebbe inchiodare Otto mentre stacca il poster dal muro dell’Hotel.

Il processo durò soltanto un’ora e venne definito dalla Human Right Watch un “processo farsa”. La maggioranza dell’opinione pubblica, americana e non, si schierò dalla parte del ragazzo, considerando la sua incarcerazione un mero pretesto politico.

Di Otto Warmbier non si sa più niente fino a giugno 2017. Gli Stati Uniti comunicano che la Corea del Nord si è detta disposta al rilascio il ragazzo ma che, stando alle dichiarazioni degli stessi funzionari nordcoreani, si troverebbe “in coma da un anno”. Otto avrebbe infatti assunto del botulino alimentare poco dopo la condanna e, da allora, non si sarebbe più svegliato. Nello stesso mese il ragazzo torna negli Stati Uniti. Viene trasportato all’ospedale dell’Università di Cincinnati, dove però i medici non trovano traccia di intossicazione da botulino. Secondo i medici, Otto aveva perso una vasta quantità di tessuto cerebrale in seguito, probabilmente, a un arresto cardiaco.

Su richiesta dei genitori, Otto venne staccato dal tubo dell’alimentazione, morendo 6 giorni dopo il suo ritorno negli Stati Uniti. Il padre, che ha comunicato alla stampa la morte di Otto ha dichiarato:

Quando Otto è tornato a casa, la sera del 13 giugno, non poteva parlare, non poteva vedere e non reagiva ai comandi verbali. Sembrava davvero distrutto – quasi angosciato. Sebbene non abbiamo più potuto sentire la sua voce, nel giro di un giorno abbiamo potuto però notare il cambiamento del suo viso: era in pace”.

Riguardo alla Corea del Nord:

Non c’è alcuna scusa per nessuna nazione civilizzata che abbia tenuto segrete le sue condizioni, e gli ha negato cure mediche di prim’ordine per così tanto tempo

Non ha voluto però esprimersi sulla possibilità che il figlio potesse essere stato vittima di torture.

Il caso si arricchisce di nuovi indizi nel 2018. La famiglia Warmbier cita in giudizio la Corea del Nord per la morte di Otto e vengono condotti nuovi esami sul corpo del ragazzo: emergono una posizione anomala dell’arcata dentale inferiore, compatibile con un forte urto, e una cicatrice sul piede, causata probabilmente da elettro shock. La famiglia ha vinto la causa e il tribunale ha condannato la Corea del Nord al pagamento di 501 milioni di dollari (mai versati).

Un recente articolo del Washington Post ha rivelato che, durante il rilascio, ufficiali nordcoreani hanno presentato un conto di 2 milioni di dollari, per le spese mediche di Otto. Spese che, il governo americano, naturalmente non ha pagato. Dopo l’accaduto gli Stati Uniti hanno reinserito la Corea del Nord nella lista degli “States

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