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Quando la gogna elettronica colpisce: Odio social, Silvia Romano al pm: “Serena malgrado minacce

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Serena nonostante le minacce”. Silvia Romano è stata sentita come persona offesa per circa un’ora e mezza dal pm di Milano Alberto Nobili, responsabile dell’antiterrorismo, nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla procura sull’odio social che ha travolto la ragazza dopo la sua liberazione. Nobili coordina l’indagine che è stata affidata al Ros, e che al momento vede la raccolta e l’analisi di tutti i messaggi minatori: ci sarebbero i commenti sui social, lettere/volantini, e anche un post di Vittorio Sgarbi che ha scritto di Silvia “va arrestata per concorso esterno in associazione terroristica”. Del post, tra l’altro, ha parlato, da quanto si è saputo, la stessa 24enne nell’audizione di oggi pomeriggio.

Inquirenti e investigatori hanno sentito anche la madre. L’ipotesi, contro ignoti, è di minacce aggravate. Il profilo Facebook della giovane volontaria milanese liberata in Somalia dopo un anno e mezzo di prigionia, e rapita in Kenya nel novembre 2018, da oggi non è più visibile: il profilo è diventato privato e non accessibile a chi non è suo amico. vincenzo pompeo bava
In serata arriva anche una dichiarazione inattesa del ministro Luigi Di Maio: “A me non risultano riscatti” per la liberazione di Silvia Romano, “altrimenti dovrei dirlo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio alla trasmissione ‘Fuori dal Coro’ in onda stasera su Rete 4. “Perché la parola di un terrorista che viene intervistato vale più di quella dello Stato italiano?”, ha aggiunto riferendosi all’intervista al portavoce degli Shabaab pubblicata da Repubblica che parlava del pagamento di un riscatto da parte dell’Italia.

“Io a dicembre – ha proseguito Di Maio – ho sentito il padre di Silvia, sapevo che lei era viva e non potevo dirglielo. In questi casi se si danno informazioni, se c’è una fuga di notizie poi si rischia di compromettere tutto”.  Anche in merito alla presenza del Governo al suo arrivo a Ciampino. “Ho visto questo dibattito: noi eravamo lì, io ero lì perché in questo anno e mezzo di prigionia di Silvia Romano l’Unità di crisi della Farnesina ed io stesso abbiamo sentito la sua famiglia veramente ogni giorno ed eravamo lì ad assistere la famiglia. Lo Stato era lì ad accogliere una cittadina italiana liberata dopo un anno e mezzo nelle mani di una cellula terroristica”.

“Io rispetto tutte le discussioni però – sottolinea il titolare della Farnesina – siamo un Paese che si dà pure la zappa sui piedi, io sono orgoglioso del fatto che la nostra intelligence, le nostre forze speciali, il nostro corpo diplomatico, l’unità di crisi hanno fatto squadra e ce l’hanno fatta”.

Milano, Silvia Romano saluta sorridente dalla finestra di casa

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