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Un FARMACO “miracoloso”? BLOCCA il COVID-19 in 48 Ore. Ecco come funziona

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Un FARMACO quasi “miracoloso” sta iniziando ad interessare medici e specialisti. Un farmaco sperimentale che è stato somministrato al “paziente 1”. Dopo 14 giorni di trattamento il paziente iperteso, cardiopatico, con colesterolo alto e insufficienza renale, e dunque l’identikit del soggetto più a rischio, è stato dimesso e sta bene. Il farmaco sperimentale somministrato per via endovenosa ha permesso un miglioramento dei parametri clinici e di laboratorio in 72 ore. Dopo 10 giorni l’uomo respirava autonomamente. Stiamo parlando di AMY-101 che appartiene agli “inibitori di complemento”. Cosa significa? Il sistema di complemento è un insieme di proteine usato dal sistema immunitario per combattere virus e batteri. Uno studio sul CORONAVIRUS ha dimostrato che l’attivazione del componente C3 del sistema di complemento possa aggravare la malattia.

“Ciò suggerisce che l’inibizione della C3 può anche alleviare le complicanze infiammatorie polmonari dell’infezione da Sars-CoV-2“, hanno spiegato i ricercatori. “AMY-101 bersaglia la proteina C3, cercando di evitare l’inizio della “tempesta di citochine” all’origine dell’aggravamento della malattia. Il farmaco agisce a monte della “tempesta“, a differenza di altri due farmaci sperimentali (tocilizumab e anakinra), che bloccano le interleuchine 6 e 1”.

Questa sfida la sta portando avanti Fabio Ciceri, vice direttore scientifico per la ricerca clinica del San Raffaele di Milano: “abbiamo deciso di puntare all’interruttore a monte di tutto, ovvero l’ attivazione del complemento (C3), che è il primo evento della cascata infiammatoria- spiega l’esperto. “Se agisco sull’interleuchina 1 (IL1) spengo solo la mediazione dell’infiammazione che è orchestrata da IL1, lo stesso se intervengo solo sull’interleuchina 6. Con l’inibitore del complemento, invece, blocco tutto, perché intervengo alla radice dell’infiammazione, di conseguenza tutto ciò che è a valle si spegne”.

Ci sono effetti su altri pazienti, dopo il “paziente 1”? Si, ci sarebbe un secondo uomo di 58 anni, migliorato dopo aver seguito lo stesso trattamento. Per il momento si tratta solamente di due pazienti, ma i risultati sono incoraggianti.

COSA SUCCEDERA’ ADESSO? I risultati dovranno essere confermati da ulteriori studi. La biotech Usa, dice Ciceri, “ha presentato dei risultati preliminari molto incoraggianti che abbiamo ottenuto in Italia alla Fda, che ha risposto positivamente sulla prospettiva di avviare, tra qualche settimana, uno studio clinico controllato internazionale, e noi come San Raffaele saremo i coordinatori europei”

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