cronaca

Il coronavirus si toglie la maschera e mostra per la prima volta al mondo le su capacità di distruggere

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Lo hanno già detto tutti, a ogni livello e in ogni consesso: la crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus sarà peggiore della Grande Depressione. Ma la parola definitiva viene dal Fondo monetario internazionale che scende più nel dettaglio e indica nell’Italia uno degli anelli più deboli in Europa, seguita solo dalla Grercia

“La magnitudine e la velocità ci hanno messo di fronte a una crisi mai vista. La peggiore dalla Grande Depressione” del 1930 ha detto Gita Gopinath, Economic Counsellor and Director of Research Department dell’Fmi in conferenza stampa.

L’epidemia di coronavirus avrà sull’economia un impatto peggiore di quello della crisi finanziaria del 2008-2009, quindi, e il Pil mondiale si contrarrà nel 2020 del 3%. Tuttavia l’Fmi oserva anche come ci sia “estrema incertezza sulle stime di crescita” e spiega che “le ricadute economiche dipendono da fattori difficili da prevedere”.

Nella seconda metà del 2020 gli sforzi di contenimento “potranno essere allentati gradualmente” dando la spinta per una ripresa nel 2021, quando “l’economia globale dovrebbe crescere del 5,8%”, grazie “alla normalizzazione dell’attività economica, aiutata dagli interventi dei governi”.

Tre scenari

Il Pil mondiale scenderà quest’anno del 3% ma le cose potrebbero andare anche peggio e per questo il Fondo monetario internazionale ha tracciato tre scenari alternativi che potrebbero vedere l’economia mondiale sprofondare sotto il peso del coronavirus, con un taglio aggiuntivo della crescita fino a 8 punti percentuali.

1 – Un lockdown più lungo

Le attuali previsioni del Fondo si basano sull’auspicio che la battaglia contro il coronavirus venga vinta nella seconda metà dell’anno. Se così non fosse, un eventuale prolungamento delle misure di contenimento del 50% si tradurrebbe in un crollo del 6% del Pil globale quest’anno e in un rimbalzo più debole il prossimo. –

2 – Il ritorno del virus

Nel secondo scenario, l’Fmi immagina un ritorno dell’epidemia nel 2021, con un intensità pari ai due terzi di quella attuale. In tale situazione, governi e banche centrali avrebbero minori risorse a disposizione per rispondere alla nuova emergenza e si assisterebbe a un taglio del 5% del Pil rispetto allo scenario base. Dunque, invece di un rimbalzo del 5,8%, l’incremento del Pil globale nel 2021 si limiterebbe a un asfittico 0,8%.

3 – La doppia battuta d’arresto 

Il terzo scenario disegnato dall’Fmi prevede entrambe le cose: prolungamento del lockdown quest’anno e seconda ondata di coronavirus il prossimo. Una situazione del genere spingerebbe il Pil globale dell’8% sotto le stime dello scenario base, con una contrazione del 2,2% nel 2021.

Il conto più salato è per l’Italia

L’Italia paga il conto più salato: il Pil italiano quest’anno si contrarrà del 9,1% e peggio di noi farà solo la Grecia con un -10%.

Nel 2021 il Pil italiano rimbalzerà del 4,8%, mentre a ottobre l’Fmi aveva previsto un +0,5% nel 2020 e un +0,8% nel 2021. Quest’anno il tasso di disoccupazione dovrebbe salire al 12,7% per poi scendere al 10,5% nel 2021.

Lo scenario europeo e statunitense

Crolla il Pil dell’Eurozona e negli Stati Uniti nel 2020, a causa del coronavirus, rispettivamente, del 7,5% e del 5,9% per poi rimbalzare del 4,7% nel 2021. A ottobre la previsioone era di una una crescita dell’1,4% per l’Eurozona e del 2,1% per gli Usa. Forti contrazioni quest’anno anche per il Pil tedesco -7%, per quello francese -7,2% e quello spagnolo -8%. Un po’ meno forte la riduzione per la Gran Bretagna, -6,5%.

Tra i pochi Paesi che chiuderanno l’anno in positivo c’è la Cina, da cui è partita l’epidemia, con un +1,2%. Farà ancora meglio l’India con un +1,9%. Nel 2021 il rimbalzo coinvolgerà tutte le maggiori economia mondiali. L’Eurozona crescerà del 4,7%, la Germania del 5,2%, la Francia del 4,5%, la Spagna del 4,3%, la Gran Bretagna del 4%. Anche il Pil Usa aumenterà del 4,7% nel 2021, mentre Cina e India voleranno con balzi, rispettivamente, del 9,2% e del 7,4%.

“In alcune parti d’Europa, l’epidemia è stata severa come nella provincia cinese di Hubei”, commenta l’Fmi. “Anche se sono essenziali per il contenimento del virus, i blocchi e le restrizioni alla mobilità stanno avendo un impatto notevole sulle attivitaà economiche”. Secondo l’Fmi, “le misure fiscali prese dalle maggiori economie possono frenare un più profondo declino della fiducia. Ma saranno ancora più efficaci quando la pandemia si allenterà e le persone potranno tornare alle loro attività”.

L’organizzazione di Washington considera positivo “anche l’intervento delle banche centrali che hanno garantito liquidita’ e fiducia nel sistema, contribuendo a limitare lo shock e, quindi, assicurando che l’economia sia ben posizionata per la ripresa”.

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