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Coronavirus colpisce il cuore della povertà: Kenya più vulnerabili al virus perché poveri

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A Kawangware, periferia di Nairobi, capitale del Kenya, la maggior parte degli abitanti vive con meno di due dollari al giorno e la disoccupazione è elevata. Anche le condizioni igieniche sono carenti: la periferia della metropoli è una sacca di povertà ancora più esposta all’aggressione del coronavirus. Una situazione monitorata attraverso una campagna di test più capillare.

Campagne di screening a Nairobi e periferie

Monica Wairimu, residente a Kawangware, racconta le difficoltà quotidiane: “In questi giorni – dice – sto vendendo un quarto di quello che vendevo prima. Questo virus ha peggiorato le cose perché non sono in grado di pagare l’affitto e anche i bambini sono diventati un peso. Spero ora di risultare negativa al test e che la vita migliori per me e per il mio lavoro”.

La Somalia: guerra, carenza di risorse idriche, colera e adesso Covid 19

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato la sua allerta, in particolare in Somalia dove uno stato di guerra endemico comporta standard di sicurezza sanitaria scarsi, mancanza di infrastrutture anche ospedaliere, problemi di approvvigionamento idrico e malattie come il colera e la malaria.
Una gran parte del territorio è controllata dagli al-Shabaab (gruppo terroristico jihadista sunnita di matrice islamista attivo in Somalia, nato intorno al 2006): il conflitto sta ancora devastando il Paese e la sua parte meridionale è vista come una probabile bomba pandemica perché fuori dal controllo dello Stato, oltre a essere colpita da siccità e locuste.

Halima Abdia Mumin vive nel campo sfollati Jawle 2: “Siamo sovraffollati, dormiamo con un gran numero di persone insieme su un materasso – racconta la donna – in alcuni posti, ci sono due o tre famiglie che vivono insieme in un piccolo locale. E poi ci sono senzatetto e il campo è congestionato. Quando abbiamo ricevuto la notizia della pandemia di Covid-19, abbiamo capito che non c’è nessun posto dove scappare, nessun modo per controllarla. È davvero sconvolgente”.

In Somalia il governo ha anche tentato lo screening di massa. Ma i mezzi non sono sufficienti e l’importazione di test dalla Cina è stata bloccata. I numeri, di molto approssimati per difetto, parlano di poco più di 600 casi accertati, ma la regione è una bomba innescata ed estremamente letale.

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