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Dalla quiete alla caos della Fase 2: ritorno alla “normalità” per 2,8 milioni lavoratori in italiani.

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ROMA – “Il prossimo step mobiliterà tra i 2,7 e i 2,8 milioni di italiani”.  È la decisione presa in queste ore dal governo, impegnato in videoconferenza con la task force guidata da Vittorio Colao. Sono lavoratori che si aggiungono a quelli che stanno lavorando durante il lockdown nelle fliere e nelle attività considerate essenziali per affrontare l’emergenza. La cifra di chi ritorna al lavoro in realtà è molto più ampia perché altri continueranno a svolgere smart working, con gli over 65 e altre fasce di lavoratori più in difficoltà che che resteranno protetti. Quanto agli spostamenti, saranno per ora possibili solo all’interno dei confini regionali. L’orientamento prevalente è dunque permettere di uscire dal proprio Comune, ma non dalla regione. Altra ipotesi sul campo è far ripartire i negozi dall’11 maggio e la ristorazione dal 18. “Affronteremo questo tema nelle prossime ore, il comparto del turismo è uno dei settori più importanti”, ha detto il premier Conte in serata. “Il motto del governo sarà andate in vacanza in Italia”.

Nel corso del confronto la task force ha espresso l’opportunità di far ripartire già dal 27 aprile quelle aziende in grado di rispettare i protocolli di sicurezza nella considerazione che ogni settimana persa pesa in termini di miliardi e punti di Pil (ipotesi respinta in serata dai sindacati). Il manager ha presentato al presidente del Consiglio un documento (cinque pagine corredato di slide) che mette in evidenza i requisiti necessari alla ripartenza del Paese. Tra i primi, la necessità immediata di un protocollo per i mezzi pubblici, considerato che il 15 per cento dei lavoratori di manifattura e costruzioni li usano per andare al lavoro. C’è poi la necessità di aggiornare il protocollo di sicurezza firmato con i sindacati il 14 marzo. E c’è sopratutto la necessità di avere a disposizione i dispositivi di protezione individuale, che in questo momento valgono ben più di una app. Il commissario Domenico Arcuri ha comunicato che attualmente vengono consegnate 4 milioni di mascherine al giorno. Ne servono però 7 milioni.

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