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L’azienda genovese ha stretto un accordo sindacale che prevede l’utilizzo degli stessi esami utlizzati allo Spallanzani.

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I 280 operai che hanno varcato i cancelli di Ansaldo Energia, da oggi possono fare, su base volontaria, i test sierologici per individuare la presenza di anticorpi contro il coronavirus.

Intanto l’assemblea degli azionisti dell’azienda controllata al 59,9% da Cdp Equity (gruppo Cassa depositi e prestiti) ha varato il previsto aumento di capitale da 450. Al quale probabilmente il socio cinese Shanghai Electric (40%) non parteciperà.

Il via libera al test sierologico è frutto del quinto tra gli accordi sindacali per il ritorno graduale al lavoro firmati dall’azienda genovese dal 3 aprile a oggi. Intese che hanno consentito il rientro, in prima battuta, di 60 persone (dal 6 aprile), che sono salite a 160 (dopo Pasqua) e ora a 280.
I test utilizzati sono quelli in uso anche allo Spallanzani e sono in attesa dell’imprimatur dell’Istituto superiore della sanità.

Se l’esito del test imponesse, per qualche lavoratore, un tampone di controllo, spiegano all’azienda, questo verrà fatto nell’infermeria di Ansaldo Energia (dotata di un’area dedicata al covid-19) e poi inviato all’ospedale San Martino di Genova per le analisi.

«Abbiamo firmato – commenta Alessandro Vella, segretario della Fim-Cisl Liguria – un buon accordo in ambito di contrasto e contenimento del coronavirus. La fase 2 deve essere programmata in ogni azienda con l’obiettivo prioritario e imprescindibile di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori nel proprio ambito lavorativo».

In Ansaldo Energia, prosegue Vella, «è stato sottoscritto un accordo in applicazione del protocollo sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil, Governo e parti datoriali che, di fatto, ha riportato in azienda 280 lavoratori per operare su specifiche commesse, in aggiunta a tutti coloro che già stanno lavorando in smart working». Si tratta di circa un decimo della forza lavoro di Ansaldo Energia, che conta 2.600 dipendenti, 700 dei quali operai.

Tra le misure messe in atto dal gruppo, ci sono la realizzazione di spogliatoi esterni in due container per favorire il distanziamento tra le persone, l’uso di mascherine e guanti, nonché di tute e occhiali per lavori che non consentono adeguate distanze tra gli operai, la misurazione della temperatura corporea, gli ingressi e le uscite scaglionati e le sanificazioni dei macchinari alla fine di ogni turno.

L’azienda ha intanto approvato un aumento di capitale da 450 milioni. Un’operazione nell’ottica delle azioni di risanamento e rilancio messe a punto dall’ad Giuseppe Marino. Ma che probabilmente segnerà una frattura coll’azionista cinese, con il quale, già da tempo, ci sono contrapposizioni sulla conduzione dell’azienda. Una situazione che non sembra, però, preoccupare Cdp, visto che i ricavi provenienti dalla Cina attualmente non superano il 7-8% del totale.

Cdp sarebbe dunque pronta a farsi carico dell’intera ricapitalizzazione dell’azienda. Se questo avvenisse l’azionista di maggioranza arriverebbe a detenere l’85% circa del gruppo, contro il 15% di Shanghai Electric.

L’aumento è previsto in due tranche: la prima, da 400 milioni, che dovrà essere eseguita entro il 30 giugno; e la seconda, da 50 milioni, che potrà essere sottoscritta anche in più volte e avrà termine il 31 dicembre 2025.

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