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Riapertura Bar? rischio fallimento per molte attività: forse meglio il 2021

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Massa, 20 aprile 2020 – Bruno Ciuffi è titolare, da anni, con il fratello Francesco, del bar “La Perla“ in via San Sebastiano (galleria Da Vinci) a Massa. Ed è presidente della Misericordia: in questo periodo di emergenza sanitaria, con la grande famiglia dei volontari è in trincea. Ebbene… Bruno va controcorrente rispetto alla corsa affannosa di riaprire, nonostante sia egli stesso titolare di un pubblico esercizio.
Pensa che un’attività come la sua debba riaprire subito?
“No. Premetto che non è mio compito, come imprenditore, dire se sia il caso di mantenere le restrizioni in vigore. Quello che posso dire è che sono perplesso su questa affannosa e cieca corsa a riaprire. Ci sono settori che è opportuno e giusto che riaprano, certo: faccio un esempio, se un’impresa edile si è fermata nella costruzione o ristrutturazione di un immobile dovrebbe poter ripartire, salvaguardando salute ed economicità, ovviamente. Ma realtà come i piccoli esercizi pubblici, e la dicitura “pubblici“ dovrebbe far riflettere, no. Sono luoghi di aggregazione e di ritrovo e non se riusciranno a mantenere il rispetto delle norme sanitarie e delle prescrizioni che peraltro ancora non conosciamo. Mantenere un locale significa pagare tasse, avere spese a prescindere. Sappiamo che il distanziamento sociale sarà una regola permanente e potrebbe anche succedere che in autunno, quando ancora potrebbe mancare una copertura, senza un vaccino il virus potrebbe ripresentarsi in modo forte… riaprire con queste premesse sarebbe una sorta di crisi nella crisi”.
Secondo lei, quindi, va ripensato il periodo di riapertura per i bar e i ristoranti e locali simili?
“Penso di sì. Mi sono sentito con un collega di Padova, Riccardo Maniscalco: il suo video virale ha fatto 1 milione e 600mila visualizzazioni e con lui condivido una strategia nazionale e locale. Condivide il mio pensiero di rimandare l’apertura. La Confcommercio di Lucca e Massa Carrara, della quale sono rappresentante, e Confimpresa Italia mi hanno dato il loro sostengo, mettendomi in contatto con lui”.
Cosa pensa che si dovrebbe fare, allora?
“Penso che sia giusto riflettere e vorrei che gli amministratori e i politici ascoltassero i consigli di chi, come me e non solo, da 30 anni si sveglia la mattina alle sei e alza la saracinesca per mandare avanti l’attività… proprio per questo penso che non sia opportuno riaprire subito. Intanto i Comuni azzerino le imposte locali fino al 31 dicembre, il governo vari un indennizzo a fondo perduto per noi e i dipendenti, per farci sopravvivere e non farci fallire. Non è pensabile che un imprenditore si indebiti per pagare le tasse. A me è arrivata la bolletta della luce e nonostante il locale sia chiuso devo pagarla. Le banche sono il soggetto che deve garantire liquidità. Poi, in situazioni più chiare, a gennaio si potrà anche riaprire senza il rischio di fallire. A gennaio, però. Adesso no”.
E questo periodo di chiusura come sarebbe impiegato?
“Questi mesi andrebbero utilizzati per preparare proposte mirate e pacchetti economici diversi da zona a zona: ogni territorio è diverso. Andranno ovviamente rivisti i rapporti fra locatore e locatario. E poi ci vuole una grande manovra che preveda, per esempio, che le multinazionali dell’energia elettrica garantiscano di far pagare solo il consumo effettivo, e non balzelli su balzelli. Riaprire senza queste condizioni rischia di mettere arischio il futuro economico e produttivo della nostra città. Se le impese muoiono perché non sostengono il ritmo della riapertura senza paracadute, spariscono i posti di lavoro e le famiglie sono a rischio”.
Bruno Ciuffi: una voce controcorrente con un obiettivo difficile ma chiaro: un nuovo futuro, un futuro certo. E non a rischio-fallimento.

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