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Avigan Cura il 90% dei casi coronavirus fake o verità?

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A scatenare il Web il video su Facebook del 41enne Cristiano Aresu: l’antinfluenzale sarebbe efficace su pazienti con sintomi moderati e inefficace con quelli gravi

La ricerca di un farmaco contro il coronavirus riempie il dibattito di questi giorni, specie sui social network. Dopo le fantomatiche capacità di un prodotto russo, l’Abidol, ora a tenere banco sono le capacità curative dell’antifluenzale Avigan. A farlo balzare su tutti i giornali e sui siti è stato il 41enne Cristiano Aresu, 41 anni, laureato in Farmacia e spesso in Giappone, che con una diretta video su Facebook proprio dal Sol Levante ha parlato dei benefici del farmaco. Tali da poter permettere ai giapponesi di tornare tranquillamente in strada, anche senza mascherine.

Si accende dunque il dibattito, come già per il Tocilizumab, il farmaco contro l’artrite al centro delle polemiche negli scorsi giorni (VIDEO)

Vediamo di cosa si tratta. Noto anche come Favipiravir, l’Avigan era già stato utilizzato nel 2015 presso l’ospedale Spallanzani di Roma come un possibile trattamento , quindi via sperimentale, contro il virus dell’Ebola. Negli scorsi giorni delle sue proprietà si è occupato il Guardian che in un articolo ha riportato il parere Zhang Xinmin, un dirigente del ministero cinese di Scienza e Tecnologia. Il farmaco, secondo quanto riportato dal quotidiano, sarebbe efficace contro il Coronavirus dopo alcuni test clinici condotti nelle zone  di Wuhan e Shenzhen. Una evidenza, come cita ancora il Guardian, visibile anche nei raggi ai polmoni, la cui condizione è migliorata dopo l’uso dell’Avigan. Fujifilm Toyama Chemical, l’azienda che lo produce, ha però evitato di commentare le dichiarazioni del dirigente cinese.

A commentarle ci hanno pensato alcune fonti giapponesi,  dopo che i medici nipponici stanno sperimentando il farmaco su pazienti con lievi e moderati sintomi. Una fonte del Ministero della Salute, citata dal quotidiano Mainichi Shimbun, sottolinea come l’Avigan non funzioni con pazienti che hanno sintomi gravi, quando il virus si è già moltiplicato.

Scetticismo anche da parte di molti virologi italiani, non ultimo Roberto Burioni, professore di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano: “Il farmaco russo, il preparato giapponese, la vitamina C, la pericolosità dell’ibuprofen, i proclami sugli ACE inibitori che i somari scrivono ECA hanno una cosa in comune: sono tutte scemenze” ha scritto sull

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